venerdì 29 aprile 2011

Il "mio" casatiello


Il "mio" casatiello, non perchè abbia recentemente acquisito diritti su questa meravigliosa ricetta; e neanche perchè, in un accesso di ingordigia mista all'egoismo, abbia deciso di mangiarlo da sola, senza condividerlo.
Il "mio" è riferito essenzialmente al significato che questa ricetta, umile, antica, fatta di ingredienti semplici assume per me.
Se per il Natale, come ho più volte scritto, non ho un cibo particolare di riferimento, il casatiello, invece, per me simboleggia la Pasqua e la primavera.
Non è il cibo del ricordo, ma è il cibo della tradizione.
Una tradizione che anno dopo anno si rinnova.
Da bambina mi piaceva vedere mia nonna prepararlo, mentre mi raccontava i riti legati alle sue festività pasquali.
Riti che , pur non appartenendomi, attualmente, mi emozionano, pensando a quanto abbiano rappresentato per le generazioni passate.
Ogni volta che preparo il casatiello, mentre impasto, affetto gli ingredienti, aspetto che la pasta lieviti, immagino mia nonna nella sua cucina che con calma e concentrazione preparava il pranzo pasquale, casatiello e pastiere comprese, e raccontava a noi nipoti le sue storie.
Ecco cosa significa il casatiello, un rito che si rinnova.
Rielaborato, alleggerito, rivisitato, ma pur sempre uno dei cibi più importanti della Pasqua a Napoli.


Il mio casatiello è sicuramente più leggero, invece dello strutto, o come si chiama a Napoli "sugna", olio extravergine di oliva.
Per la farcia utilizzo da sempre gli stessi ingredienti, salame, prosciutto cotto, provolone piccante, pecorino romano, un po' di parmigiano e tanto pepe.
Ovviamente questa è la mia versione, come per tutte le ricette regionali, ci sono infinite varianti.
Una di queste riguarda l'utilizzo dei ciccioli, per me troppo pesanti.
Un'altra è la modalità di preparazione. C'è chi impasta tutto insieme direttamente, chi, invece, prepara prima l'impasto e poi lo farcisce, aspettando che lieviti di nuovo.


A me piace molto questa versione, proprio per la doppia lievitazione.
L'impasto, oltre che con lo strutto, andrebbe preparato col lievito madre, a Napoli chiamato "criscito"
Io non ho proprio il tempo di preparare il lievito madre, organizzarmi per i "rinfreschi" e quindi utilizzo, come per tutti i lievitati il lievito di birra.
Quest'anno l'ho preparato in vacanza, quindi, pur rispettando i tempi di lievitazione, volevo una farina forte che consentisse una lievitazione più veloce, così ho usato la meravigliosa manitoba.
Comunque, ho preparato il lievitino, consentendo, in tal modo, al lievito di attivarsi e rendere meglio durante la fase di lievitazione.
Le uova, quasi una corona, invece si mettono sempre, in qualunque versione. Rassodate al forno sono buonissime.
Il casatiello, pur senza strutto, senza il lievito madre, e senza il salame napoletano, una delle poche cose che qui non riesco proprio a trovare, è venuto benissimo.
Ben lievitato, gustosissimo, sapido al punto giusto e con una grande armonia fra gli ingredienti.
Anche se andrebbe consumato il giorno di Pasqua e il giorno dopo, alla gita di pasquetta, io l'ho preparato con largo anticipo, allientando qualche gita pre pasquale.
In ogni caso, è sempre bene prepararlo con un giorno di anticipo.
In tal modo, tutti i sapori si amalgamano bene, ed essendo la preparazione piuttosto grassa, specialmente se preparata con lo strutto, il riposo tende ad asciugarla e a renderlo molto più buono.


Per un cibo così legato alla tradizione, ci voleva un vino rosso ben strutturato, deciso.
Il Morellino di Scansano ha egregiamente accompagnato il casatiello.
Però, volevo anche provare l'abbinamento col tè. Vedere come un cibo così caratteristico di un territorio, una tradizione, una festività, reggesse al confronto con una bevanda così lontana da tutto quanto detto.
Il Grand Keemun, con le sue note affumicate, legnose, ha retto bene alla gamma dei sapori e alla sapidità del piatto.

Casatiello

per l'impasto:

600 g. di farina Manitoba Molino Chiavazza,
25 g. di lievito di birra,
12 g. di zucchero semolato,
100 g. di olio extravergine di oliva più un pò,
10 g. di sale,

per la farcitura:

220 g. di salame felino un pezzo unico,
100 g. di prosciutto cotto in un'unica fetta,
200 g. di provolone piccante,
110 g. di pecorino romano,
50 g. di parmigiano,
4 uova,
pepe nero.

Per la preparazione dell'impasto cliccate qui. Ponetelo in un contenitore unto a lievitare, copritelo con un canovaccio umido e mettetelo in un luogo privo di correnti d'aria a lievitare.
Intanto tagliate il prosciutto cotto a dadini. Affettate il salame a fette spesse e tagliatele a dadini. Riducete a dadini anche i tre formaggi.
Dopo circa un'ora e trenta l'impasto sarà pronto, lavoratelo brevemente per sgonfiarlo, poi, con le mani unte stendetelo sulla spianatoia, fino ad ottenere un rettangolo. Tenete da parte un po' di pasta.
Cospargetelo con abbondante pepe nero macinato al momento, farcitelo con i salumi e i formaggi e avvolgetelo su se stesso per il lato lungo.
Ungete molto bene uno stampo da ciambella, ponete l'impasto nella teglia, poggiate le uova lavate e asciugate sul ciambellone e con la pasta tenuta da parte, preparate delle striscioline da poggiare sulle uova.
Ricopritelo col canovaccio e fate lievitare per un'altra ora. O fino a quando la preparazione risulterà raddoppiata.
Cuocete in forno preriscaldato a 200° per circa 40 minuti, o fino a quando risulterà dorato in superficie.
Se dovesse colorare troppo, dopo circa 20 minuti di cottura, copritelo con la carta di alluminio.
Sfornatelo, fatelo raffreddare e sformatelo.
E' preferibile mangiarlo freddo.


Ho abbinato il vino rosso Morellino di Scansano e il tè nero cinese Grand Keemun.

martedì 26 aprile 2011

Croissants pasqualini


Rieccomi dopo alcuni giorni di vacanze, trascorsi sul lago di Garda. Giorni di tranquillità, di serenità, scanditi da ritmi più lenti.
Lontano dal pc, dalla televisione, ho ascoltato la voce della natura, conversato con mio marito, giocato col gatto, bevuto tanto tè, letto moltissimo e....cucinato!

L'idea iniziale era di preparare solo il casatiello, poi si sono aggiunti il pane fatto in casa, tanti sughini preparati con verdure fresche di stagione, tanto pesce al forno.

Cucinare nel relax più totale, lasciandosi guidare dalla fantasia, ispirare da una pianta vista nel corso di una passeggiata, riempendo i tempi di attesa di lettura, chiacchiere, tè è veramente molto piacevole.

I croissants della ricetta li ho preparati prima di partire, prima della vacanza "bucolica".
L'idea era di presentare la classica e deliziosa torta pasqualina in una versione diversa.
Così ho realizzato dei croissants farcendoli con un ripieno di erbette, ricotta e uova.
In questo caso uno spicchio.

Ho abbinato il tè. Tanto tè verde cinese. Mi sono lasciata guidare dalla stagione e ho associato il pregiato Yun Wu Cha, un raro tè, dai sapori fruttati e dalle note di nocciole.
La primavera è il momento del suo raccolto.

Con questi croissants partecipo al contest pasquale del Molino Chiavazza.

Croissants pasqualini

per l'impasto:

500 g. di farina 00 del Molino Chiavazza,
25 g. di lievito di birra,
olio extravergine di oliva,
2 cucchiai di malto,
10 g. di sale,

per la farcitura:

500 g. di erbette,
250 g. di ricotta,
2 uova,
parmigiano reggiano,
olio extravergine di oliva,
1 aglio,
sale,
pepe.

Per prima cosa preparate l'impasto. Per la preparazione cliccate qui. Intanto, lavate bene le erbette, lessatele con l'acqua aderente del lavaggio, sgocciolatele bene, poi asciugatele bene passandole in padella, con un filo d'olio extravergine d'oliva e un aglio.
Tritatele a coltello, amalgamatele con la ricotta, un paio di cucchiai di parmigiano grattugiati, un pizzico di sale e pepe macinato al momento.
Tagliate le uova, precedentemente rassodate in 8 spicchi. 
Lavorate velocemente l'impasto per sgonfiarlo, con le mani unte di olio stendetelo, poi tagliatelo in 8 triangoli e farcite la base di ogni triangolo con il composto di erbette e ricotta e uno spicchio di uovo sodo.
Avvolgeteli dandogli la forma di croissants, fateli lievitare ancora per qualche minuto, poi cuoceteli in forno preriscaldato a 200° per circa 15 minuti, o fino a quando risulteranno gonfi e dorati.


Ho abbinato il tè verde cinese Yun Wu Cha

venerdì 15 aprile 2011

Fragole, gelato e...voglia di vacanze


I giorni scorsi, quando le temperature erano decisamente estive, desideravo mangiare cibi freschi e frutta succosa.
Sabato scorso, al termine di una lunga passeggiata ho comprato le fragole, ed anche se, solitamente, mi piace mangiarle in purezza, al massimo aromatizzate dalla menta fresca e un po' di zucchero di canna, quel giorno, le temperature torride mi ispiravano un abbinamento più goloso, e sicuramente più fresco ovvero il gelato al limone.

Poi, una volta a casa, ho preparato il mio immancabile tè, caldo, of course!, e a quel punto il gelato è rimasto nel freezer e le fragole le ho mangiate abbinate al salato, ma questa è un'altra storia, o meglio un'altra ricetta.

Le fragole in primavera le compro spessissimo e così ho finalmente preparato la coppetta di gelato e fragole, abbinato a qualche biscottino al tè Matcha, e ti pareva che non trovavo il modo di abbinare il tè?

Ovviamente non è una ricetta, ma un'idea. Ho, dopo averle lavate, tagliato qualche fragola a fettine e  ricoperto il fondo della tazzina, aggiunto il gelato al limone, circa 150 g. per due porzioni, decorato con fragole tagliate  a ventaglio, lasciando le foglie per amplificare l'effetto decorativo.
Qualche biscottino e una coppetta di fragole hanno completato il dessert.

Con questa coppetta allegra ed estiva, vi saluto per qualche giorno.
E' da molto tempo che non vado in ferie, quindi sento il bisogno di andare in giro, passeggiare, rallentare, leggere e...ovviamente cucinare.
Non ho programmi precisi, tranne che per Pasqua voglio preparare il casatiello.

A prestissimo!

Giovanna

mercoledì 13 aprile 2011

Timballini vegetariani


Dici timballo e pensi subito ad un piatto dalla ricca farcitura, a base di carne e molto lungo da preparare.
Non che disdegni piatti del genere, anzi. Ma a volte è piacevole mangiare qualcosa di buono, e ci mancherebbe altro!, ma di leggero e non troppo lungo da preparare.

Quando ho ricevuto la campionatura da La Mugnaia di Elice, gli anellini mi hanno fatto pensare ai timballini siciliani che si preparano con gli anellini.
Quindi, dopo averli preparati con un sugo leggero, domenica, ho preparato i timballini.
Visto le alte temperature, ho optato per una preparazione leggera, un semplice sugo, preparato con l'aglio appena dorato, zucchine e pomodori pelati, e una farcitura con mozzarella di bufala.

Per poterli sformare meglio, ma soprattutto per non pranzare in una cucina surriscaldata, li ho preparati con netto anticipo, quindi li abbiamo consumati tiepidi.
Erano buonissimi! Le zucchine conferivano una delicatezza alla preparazione, nonchè un tocco primaverile.
Li ho presentati in versione finger food, utilizzando i contenitori di Atmosfera Italiana, ma, considerato che erano buoni anche tiepidi, li vedrei bene anche in una "colazione sull'erba", ovvero un pranzo ben curato, organizzato nella natura.

Li ho abbinati ad un Montefalco rosso.

Timballini di anellini

ingredienti per 8 timballini

1 confezione di anellini La Mugnaia di Elice, ,
1 scatola di pomodori pelati,
1 zucchina,
200 g. di mozzarella di bufala,
parmigiano reggiano,
pecorino romano,
1 aglio,
olio extravergine di oliva,
pan grattato,
sale,
pepe.

Lavate e tagliate a brunoise la zucchina, fate soffriggere in 2 cucchiai di olio extravergine l'aglio, unite la brunoise di zucchine, mescolate bene in modo da far insaporire le zucchine, aggiungete i pomodori pelati, salate, pepate e portate a cottura. Le zucchine devono rimanere al dente.
Spennelate 8 stampini per i timballini e spolverizzateli di pan grattato.
Lessate la pasta, conditela con il sugo, unite un paio di cucchiai di parmigiano e pecorino grattugiati, metà della mozzarella, precedentemente sgocciolata e tagliata a dadini.
Foderate gli stampini con gli anellini, ponete al centro qualche dadino di mozzarella, chiudete con altri anellini.
Cuocete in forno preriscaldato a 180° per circa 20 minuti.
Sfornate, fate raffeddare e sformate i timballini.



Ho abbinato il vino Montefalco rosso

lunedì 11 aprile 2011

Un tocco di dolcezza....


Ho più volte scritto della preferenza dei cibi salati rispetto ai dolci. Ultimamente, invece, sto preparando abbastanza frequentemente pietanze dolci.
Il motivo è semplice, non ho cambiato gusti, non ho particolarmente voglia di dolci, ma di prepararli.
Poi è chiaro, mangio tutto e con grande piacere. Non sono ancora diventata asceta!

Le crepes di oggi, invece, le ho preparato proprio spinta dalla voglia di mangiare le crepes con una crema dolce.
Una sera, mentre sorseggiavo il tè arancia e cannella, ho pensato come sarebbe stato bello abbinarvi una crepes ricca di crema al cioccolato, ma ricca ricca.
Qualche domenica fa, ho pensato di unire il "dilettevole al dilettevole".
Ho passato una piacevole domenica in cucina, era una giornata di leggera e noiosa pioggerellina, e tra una nota della "Sinfonia del nuovo mondo" di A. Dvorak e un sorso al tè, ho preparato le crepes salate ricotta e carciofi.
Qualche crepes, a detta di mio marito troppo poche, l'ho tenuta da parte e le ho farcite con una crema preparata con ricotta, la Nocciolata della Rigoni, zucchero al velo e scorzette di arancia candita.
Il ripieno è stato talmente buono ed apprezzato, che poi l'ho rifatto per le crostatine.

Le crepes dolci le ho abbinate al tè nero arancia e cannella.


Crepes dolci

ingredienti per 2 persone

130 g. di ricotta piemontese,
2 cucchiaini di Nocciolata Rigoni,
scorzette di arancia candita,
zucchero al velo.

Lavorate la ricotta con lo zucchero al velo, fino ad ottenere una crema liscia e vellutata, unite le scorzette di arancia candita e la Nocciolata, lavorate bene, fino ad amalgamare il tutto.
Farcite le creme, arrotolatele e decorate con zucchero al velo, scorzette di arancia candite e la crema ricotta e Nocciolata.


Ho abbinato il tè nero arancia e cannella.

domenica 10 aprile 2011

L'Uovo "Le Mucche Country", la novità pasquale Caffarel


La novità Caffarel per la Pasqua 2011 è l'Uovo "Le Mucche Contry". La peculiarità consiste, come vedete nella foto, nella lavorazione maculata, che ricorda la pezzatura tipica delle mucche.

Quando ho ricevuto dalla Caffarel la proposta di collaborare con la loro azienda per la Pasqua 2011, sono stata invitata, una volta ricevuto l'Uovo "Le Mucche Country" ed il relativo kit a supporre come faccia la Caffarel a creare un uovo con l"effetto mucca".

Ho accettato con gioia di collaborare con la Caffarel incuriosita dall'uovo maculato.
Inoltre mi è piaciuta l'idea di abbinare alla Pasqua la mucca.
I simboli pasquali, si sa, sono l'agnello, i pulcini, la colomba. Ognuno con un significato pasquale e primaverile ben preciso.
Ma la mucca? Ho pensato che la mucca produce il latte e le macchie nere sono proprio di cioccolato al latte.


Visto dal vivo l'uovo è veramente sorprendente. L'ho studiato e ho pensato che l'uovo venga preparato con la solita tecnica dello stampo.
E fin qui è semplice. Per l'effetto maculato ho supposto l'utilizzo della decalcomania; quindi sulla superficie dell'uovo sia stato posto un foglio con impresso il disegno della pezzatura ed in questo modo ottenuto l'"effetto mucca".

 

Questa è la mia idea. Siete d'accordo o avete qualche altra idea?
Se vi va di esprimere la vostra opinione, circa l'effetto maculato, ed avete un account su Facebook, potete cliccando qui,  partecipare all'attività: L'uovo "Le Mucche Country": come è nato?!?

Dopo Pasqua, Caffarel rivelerà il segreto!

venerdì 8 aprile 2011

Treccia pasquale....con sorpresa!


Qualche giorno fa mi sono alzata di buon'ora.  
Dopo essermi dedicata alla sistemazione delle piante sul balcone, ho preparato il primo tè della giornata un profumato Earl Gray da assaporare sorso dopo sorso.
L'aria frizzantina e la natura nel suo pieno splendore mi hanno evocato un sabato di primavera di molti anni fa, trascorso con alcuni amici a Sorrento.
Era la giornata del sabato santo e la città, inondata dal sole, era completamente assorbita dalle festività pasquali.


Le strade della cittadina erano affollate di turisti e abitanti della cittadina, riconoscibili dalle sporte piene di cibo e del più classico simbolo pasquale, le uova di cioccolato.

Quando ancora abitavo a Napoli, a Sorrento ci andavo frequentemente, in qualunque stagione, ricavandone sempre un grande piacere.
Ma quella giornata, fin da subito, ha assunto un significato particolare e negli anni il ricordo suscita sempre una grande gioia.

L'aria di festa, lo splendore della giornata, il tepore, la bellezza dei luoghi, il mare azzurrissimo, la compagnia piacevole sicuramente hanno contribuito.
Però, quello che ha reso indelebile il ricordo è stato il profumo delle pastiere e dei casatielli che si sprigionava dalle cucine e regalava una nota di festa e di allegria.

Ancora oggi, ogni volta che sforno la pastiera o il casatiello il ricordo di quel giorno affiora.

Per questo motivo, quando qualche giorno fa, è riaffiorato il ricordo e i profumi di quella giornata, mi è venuta voglia di "mettere le mani in pasta" e ho preparato la treccia della ricetta di oggi,  farcita con formaggi e pancetta.
Con lo stesso impasto e ingredienti avrei potuto preparare anche un ciambellone, ma la treccia, per me rendeva meglio l'idea della Pasqua. 
Già qualche anno fa avevo preparato una treccia, farcendola con ingredienti salati.
Questa volta ho variato i salumi e i formaggi.

In questo caso ho pensato alla pancetta e al pecorino romano, due ingredienti che uniti alle fave, sono tipici della primavera e di molte ricette, soprattutto laziali.
Le face non le avevo, ma la treccia è riuscita comunque, molto saporita e gustosa.
Il giorno dopo era ancora più buona.
L'impasto l'ho preparato usando solo farina Manitoba e aggiungendo agli ingredienti l'olio extravergine di oliva.
L'impasto è risultato molto morbido e anche più leggero rispetto alla lavorazione con lo strutto.

In questo caso l'ho abbinata ad un vino rosso umbro, un Merlot del Trasimeno.

Con questa treccia partecipo al Contest del Molino Chiavazza.













Treccia salata con sorpresa

per l'impasto:

500 g. di farina Manitoba Molino Chiavazza,
25 g. di lievito di birra,
2 cucchiai di malto,
olio extravergine di oliva,
10 g. di sale,

per la farcitura:

120 g. di pecorino romano,
100 g. di provolone,
100 g. di pancetta affumicata,
pepe.

In una ciotolina unite il lievito sbriciolato, il malto e amalgamate il tutto con un po' di acqua a temperatura ambiente, coprite con un piattino, dopo una ventina di minuti il lievito si è attivato formando delle bolle sulla superficie.
Ponete sulla spianatoia la farina Manitoba a fontana, unite 6 cucchiai di olio extravergine, il sale e il composto di lievito, lavorate il tutto, aggiungendo acqua a temperatura ambiente.
L'impasto sarà pronto, quando risulterà liscio e setoso. Formate un panetto, ponetelo in un contenitore capiente, coprite con un canovaccio umido. Ponetelo in un luogo tiepido e privo di correnti d'aria a  lievitare.
Quando l'impasto sarà raddoppiato è pronto per essere farcito. Lavoratelo brevemente per sgonfiarlo, pesatelo e suddivitelo in tre parti uguali.
Stendete ognuna aromatizzate con pepe macinato al momento e farcitela con i formaggi e la pancetta precedentemente tagliati a dadini.
Arrotolate le tre porzioni farcite e intrecciatele. Fatele lievitare per un'altra decina di minuti e cuocete in forno preriscaldato a 200° per circa 35 minuti.
Sfornatela, ponetela a raffreddare su una gratella da pasticciere e consumatela una volta raffreddata.


















Ho abbinato un Merlot del Trasimeno

mercoledì 6 aprile 2011

Facciamo colazione?


Di tanto in tanto mi piace programmare la colazione della domenica mattina. Durante la settimana sono sempre di corsa.
Fra le varie cose da fare la mattina, prima di uscire, sedermi a tavola e far colazione con calma, rilassata è un'utopia.
Se non ho preparato un plum cake o una ciambella, la mia colazione tipica è in inverno pane o fette biscottate e marmellata e in estate pane con qualcosa di salato, di solito yogurt greco o pomodori.
In qualunque stagione il tè, scelto secondo l'umore della giornata e preparato sempre con cura.
Detto così sembrerebbe quasi una colazione normale.
Invece, sono continuamente presa da una marea di cose da fare, e quindi sempre in movimento.
Il sabato e la domenica, invece, faccio colazione con calma, converso, sorseggio il tè assaporando ogni sorso.
Ovviamente, a meno che il venerdì sera non abbia preparato una ciambella o un plum cake, il sabato la colazione è molto semplice.
Anche la domenica, il lusso non è il cibo elaborato, ma il tempo di fare le cose con calma, seguendo i miei ritmi.
Però, il sabato, se ho tempo, voglia e sono dell'umore giusto, mi piace preparare qualcosa di carino.


Come le crostatine della ricetta di oggi. Mi allettava prepararle con la Nocciolata e Fiodifrutta al limone della Rigoni e mi piaceva l'idea di prepararne diverse, di piccole dimensioni, da poter farcire secondo la fantasia e l'estro del momento.


Così, sabato mattina, ho preparato la pasta frolla e, utilizzando tante piccole formine, ho realizzato un bel po' di  crostatine farcendone alcune con una crema di ricotta, Nocciolata, arancia candita e zucchero al velo, altre con Fiordifrutta al limone, altre ancora con granella di mandorle, Fiordifrutta o Nocciolata, arancia candita, lasciandomi guidare dalla fantasia.


Qualcuna l'ho decorata con striscioline di pasta frolla, qualche altra l'ho decorata con le lamelle di mandorle, una volta cotte.

Ovviamente, ho abbinato il tè. In questo caso un pregiato tè cinese, lo Yunnan d'Or.
Le sue note si abbinavano molto bene alla varietà di gusti offerte dalle crostatine, e, inoltre mi consentiva di utilizzare la teiera di terracotta.

Aggiungo che per la colazione della domenica ne sono rimaste molto poche. Grrr! Mio marito, accertatosi che le avevo fotografate, ne ha mangiate un bel po'.
Ovviamente, la cosa non può che farmi piacere.


Crostatine a vari gusti

per la pasta frolla:

200 g. di farina 00 Molino Chiavazza,
100 g. di burro,
2 cucchiai di zucchero,
2 tuorli,
10 g. di farina di mandorle,
un pizzico di sale,

per la farcitura:

40 g. di ricotta di pecora,
Nocciolata Rigoni di Asiago,
Fiordifrutta a limone Rigoni di Asiago,
zucchero al velo,
arancia candita,
granella di mandorle,
lamelle di mandorle.

Per la preparazione della pasta frolla cliccate qui. Intanto preparate la farcitura alla ricotta; in una terrina lavorate con una forchetta la ricotta con lo zucchero al velo, fino ad ottenere una crema liscia, unite due cucchiaini di Nocciolata, qualche scorzetta di arancia candita e amalgamate bene.
Con l'impasto ricoprite le formine prescelte, alcune farcitele con la crema alla ricotta, altre con Fiordifrutta al limone, ricoprite qualche formina di granella di mandorle e farcitela con Fiordifrutta al limone, preparate qualche crostatina farcendola con Nocciolata e scorzette di arancia candita, altre con granella di mandorle, fFordifrutta e scorzette di arancia candita.
Con l'impasto avanzato, formate delle striscioline e secondo la vostra fantasia ricoprite le crostatine, lasciatene qualcuna senza striscioline, in modo da ricoprirle di lamelle di mandorle una volta cotte.
Cuocete in forno preriscaldato a 180° per circa 15 minuti.


Ho abbinato il tè nero cinese Yunnan d'Or

lunedì 4 aprile 2011

Cibo? Si, grazie!


Nel mondo dei food blog si parla moltissimo di cibo. Cibo declinato in tutte le varianti; ricette regionali, ricette tradizionali, sperimentazioni, rivisitazioni, collaborazioni.
In tutti i casi il cibo ha un'accezione positiva. Nei nostri blog si parla del cibo con gioia, col piacere di condividere, con passione. L'amore per il cibo è amore per la vita.
Purtroppo, il cibo non riveste solo un significato positivo.
Ci sono molti giovani e giovanissimi per i quali il cibo è un'autentica ossessione. Per loro il cibo è qualcosa di negativo, da respingere, rifiutare, in nome di una forma fisica intesa come magrezza.
Le giornate di queste giovani persone sono dedicate alla ricerca di  tecniche per vomitare, dimagrire, dissimulare il loro terribile e tragico rapporto col cibo.
Sono sincera, dell'anoressia so veramente molto poco, tranne le nozioni note più o meno a tutti.
Immagino che il bisogno di rifiutare il cibo non nasca dal desiderio di avere un fisico perfetto, ma sia un grido di dolore, di disperazione contro il mondo degli adulti, contro la vita stessa.
Il cibo è il nostro nutrimento, rifiutarlo significa rifiutare la vita.
Qualche giorno fa sono stata contattata da una redattrice di Vogue Italia che mi ha invitata a firmare una petizione contro una serie di siti pro anoressia.
In questo modo ho scoperto che in rete esistono centinaia di siti pro "Ana", come viene chiamata l'anoressia dai giovanissimi.
In questi siti dove "Ana" viene presentata come un'amica, si trovano una serie di informazioni pericolosissime, che collaborano alla diffusione dell'anoressia.
Chiuderli sarebbe sicuramente un valido ausilio alla lotta contro questa malattia.
Lo scopo della petizione è presentare un progetto di legge atto alla chiusura di questi siti.
Per questi motivi, vi invito ad aderire a questo importante progetto. Per leggere e firmare la petizione basta cliccare qui.

Passando ad argomenti più soft, sfogliando un vecchio numero de La Cucina Italiana, sono stata colpita da questa ricetta, solare, semplice ma molto gustosa.
Nel leggere gli ingredienti, ho trovato interessante il contrasto tra il dolce delle carote e il piccantino dello zenzero.
La ricetta l'ho riprodotta fedelmente, sostituendo soltanto il burro con l'olio extravergine di oliva.
Lo sapete, faccio molta attenzione alla qualità dei grassi e l'olio extravergine, tranne casi particolari, lo preferisco.
Ho aggiunto dei fiorellini ricavati dalle frittatine. La ricetta originale suggeriva di presentare la vellutata accompagnata dai grissini di pasta sfoglia, poichè dalla spennellatura della pasta sfoglia era avanzato un po' di uovo, ho aggiunto del parmigiano grattugiato e semi di papavero, ottenendo una "pastella" molto densa.
L'ho fritta in un velo di olio extravergine e con una formina ho ricavato i fiorellini.
La frittatina, preparata con l'idea di decorare la vellutata, si è rivelata un abbinamento molto appropriato.
La dolcezza delle carote e la morbidezza della vellutata, giocavano la sapidità della frittatina.

Anche in questo caso ho abbinato il tè. Un tè verde cinese, il Guzhang Maojian, dalle note delicate e fruttate, che accompagnavano molto bene la vellutata.

Vellutata di carote speziata

Ingredienti per 4 persone

Per la vellutata:

550 g. di carote,
40 g. di zenzero fresco,
olio extravergine di oliva,
30 g. di farina,
1/2 cipolla dorata,
brodo vegetale,
sale,
pepe,

per i grissini:

250 g. di pasta sfoglia,
un uovo,
parmigiano reggiano grattugiato,
semi di papavero.

Iniziate a preparare la vellutata, soffriggete la cipolla e le carote, mondate, a rondelle, in 4 cucchiai di olio extravergine di oliva, spolverizzate con la farina, unite 600 g. di brodo vegetale, sale, pepe e 6 g. di zenzero pelato. Coprite e lasciate cuocere per circa 20 - 25 minuti, quindi togliete dal fuoco, eliminate lo zenzero e frullate il tutto.
Grattugiate lo zenzero rimasto e spremetene il succo nella vellutata.
Mentre la vellutata si cucina, preparate i grissini, stendete la pasta sfoglia e spennellatela con l'uovo. Cospargetela con un cucchiao di parmigiano reggiano e con abbondanti semi di papavero. Tagliate la pasta in striscioline lunghe 15 cm e larghe 1 cm. Attorcigliatele, adagiatele su una teglia ricoperta di carta da forno, quindi infornate a 200° per circa 10 minuti o fino a quando i grissini risulteranno gonfi e dorati.
Aggiungete un cucchiaio di parmigiano reggiano grattugiato e di semi di papavero nell'uovo rimasto, amalgamate bene il tutto e cuocete la pastella conn un filo d'olio extravergine, in una padella antiaderente. Con una formina ricavate dei fiori.
Distribuite la vellutata nei piatti e servitela con i grissini e i fiori di frittatina.



Ho abbinato il tè verde cinese Guzhang Maojian

venerdì 1 aprile 2011

Crepes con ricotta e carciofi



Ci sono ricette alle quali  si è particolarmente affezionati. Nonostante non le prepari con grande frequenza, le crepes sicuramente appartengono a questa categoria.
Mi piace prepararle, mi piace il sapore morbido, accattivante e mi piace la loro versatilità.
Dolci o salate, con qualunque farcitura rappresentano sempre un bel piatto da portare in tavola.
Alle crepes è legato anche un ricordo molto simpatico. Qualche anno fa, alcuni amici sapendo della mia passione per la cucina, mi regalarono un corso dedicato al menù di Natale, tenuto da Csaba Dalla Zorza.
Ricordo un sabato di dicembre freddissimo, mentre nelle vie del centro di Milano andavo al corso, senza sapere neanche in cosa consistesse il menù.
Di quel menù in seguito ho realizzato poco e niente, però, mi è rimasto il ricordo piacevolissimo di un pomeriggio trascorso intorno ad un tavolo a cucinare e parlare con persone conosciute in quell'occasione.

Le crepes della ricetta solitamente le preparo con la robiola e i carciofi, in frigorifero avevo della ricotta piemontese e così ho preferito unire l'esigenza diconsumarla, al desiderio di provare un nuovo abbinamento.

Come sempre ho abbinato il tè. In questo caso al sapore delicato delle crepes ho accostato un pregiato tè verde cinese, lo Yun Wu Cha; il suo retrogusto alla nocciola accompagnava molto bene le crepes.

Tornando velocemente all'altro giorno, desidero ringraziare tutti gli amici che sono passati da me e mi hanno fatto sentire il loro affetto. Grazie! Grazie per gli auguri, le parole gentili.

Crepes con ricotta e carciofi

ingredienti per 4 pesone:

per le crepes:

125 g.di farina antigrumi Molino Chiavazza,
300 ml di latte,
3 uova,
sale,
burro per friggere,

per la farcitura:

3 carciofi mammole,
200 g.di ricotta,
2 cucchiai di parmigiano,
aglio,
salvia,
sale,
pepe.

Setacciate la farina e il sale in una terrina, aggiungete le uova e montate tutto con una frusta, fino a quando risulterà ben amalgamato.
Unite la metà latte mescolate con una frusta, quando la pastella risulterà ben amalgamata unite il restante latte.
Coprite e ponete in frigorifero a riposare per circa 30 - 60 minuti.
Intanto pulite i carciofi, tagliateli a spicchi sottili, tagliate anche i gambi a lamelle, ponete in un tegame, nel quale avete soffritto l'aglio in un paio di cucchiai di olio, salate, pepate, mescolate bene e fare rosolare. Unite un paio di dita di acqua e portate a cottura. I carciofi dovranno risultare morbidi. Quindi tagliateli a pezzetti e poneteli in una terrina a raffreddare. A questo punto unite la ricotta, un paio di cucchiai di parmigiano e amalgamate bene.
Sciogliete una noce di burro in una padella, unite un mestolino di pastella, fate cuocere un paio di minuti per lato, continuate l'operazione fino ad esaurimento della pastella, eventualmente unite altro burro.
Farcite ogni crepes con un cucchiaio di farcia e piegate formando dei ventagli. Ponete i ventagli ottenuti in una teglia, fate spumeggiare in padella una noce di burro, spennellate le crepes aromatizzatele con la salvia e ponetele per circa 15 minuti a gratinare in forno preriscaldato a 180°.


Ho abbinato il tè verde cinese Yun Wu Cha