mercoledì 30 marzo 2011

Happy birthday to....





Cosa fanno due foodblogger con in comune la passione per la cucina, of course!, il cioccolato, i gatti, se scoprono di essere nate lo stesso giorno e mese?
Semplice, organizzano una festa ed invitano tutti gli amici a festeggiare con loro. Ebbene si, oggi 30 marzo, la cara Violetta ed io Giovanna, compiamo gli anni.
Quanti? Suvvia, non si chiede l'età a due signore! Si festeggia con loro!!!



Quale modo migliore di festeggiare il compleanno se non chiamare la banda del paese, rivestire di tappeti rossi l'intera città, preparare il più ricco e sfavillante buffet, chiedere a Sting e Bruce Springsteen di cantare Happy birthday, di versare fiumi di champagne e festeggiare fino a notte inoltrata?



Ma io e Viola siamo due fanciulle dall'animo semplice, senza considerare che la banda del paese era in tournee, il tappeto in tintoria, i cuochi impegnati con un altro banchetto, Sting e Bruce avevano altri programmi.
Così io e Viola, ci siamo rimboccate le maniche e abbiamo preparato torte e beveraggi.



Il compleanno non lo festeggio quasi mai, però il simbolo del compleanno è la torta.
Una torta ricca, golosa, allegra.
La mia torta è dedicata a te cara Viola preparata proprio pensando a te. Un pan di Spagna, farcito con una crema ganache preparata con cioccolato ultrafondente, arricchita da granella di nocciole, ricoperta dalla crema ganache e decorata con le lamelle di mandorle, poggiate come petali, i petali della Viola. Siamo in primavera e nel preparare la torta ho pensato ai petali allegramente mossi dal vento, un'allegra danza che termina proprio sulla torta violetta. Cara Viola, buon compleanno! Ti auguro tanta gioia e felicità!!!!

 

E allora che la festa cominci!
Cara Viola, ci siamo, esprimiamo un desiderio, spegniamo le candeline e largo alle danze.
Le torte sono pronte, il tè, il mio immancabile tè, è presente all'appello e allora cosa aspettate?
Unitevi a noi, festeggiate con noi!
Oggi la parola dieta è bandita dal vocabolario. Invece, è raccomandato mangiare di tutto, fino all'ultima briciola!
Se non siete ancora passate da Viola, affrettatevi a farlo, la sua torta è magnifica e rischiate di non trovare neanche più una fetta, una fetta?, neanche le briciole!

Lo so, riesco a vedervi attraverso il monitor, privilegi di chi festeggia il compleanno il 30 marzo, vi starete chiedendo la ricetta della torta e il tè abbinato.
La torta, come ho scritto, l'ho preparata pensando a Viola e ad un post che lei aveva scritto in merito ad una torta al cioccolato.
Eppoi diciamocela tutta, la torta al cioccolato è una golosità irresistibile. Anche chi come me non è goloso di dolci, di fronte ad una torta al cioccolato capitola.
Nel caso specifico, preparando una bagna col liquore amaretto, e utilizzando per la ganache cioccolato ultra fondente, la torta presentava un sapore molto armonioso, dove il dolce della panna era stemperato dal cioccolato ultrafondente.
Ho abbinato il tè delle grandi occasioni, lo Yunnan d'Or.

Torta Violetta

per il pan di Spagna:

126 g. di farina 00 più un po',
126 g. di zucchero semolato,
2 uova,
un pizzico di sale,
olio per ungere la teglia,

per la farcitura:

1/2 l. di panna da montare,
100 di cioccolato fondente al 90%,
40 g. di nocciole,

per la bagna:

100 g. di acqua,
25 g. di zucchero,
2 cucchiaini di liquore amaretto

per la decorazione:
lamelle di mandorle e granella di mandorle.

Per la preparazione del pan di Spagna cliccate qui, intanto preparate la crema ganache.
Portate quasi al bollore la panna, unite, appena tolta dal fuoco, il cioccolato fondente spezzettato, mescolate bene e lasciate raffreddare.
Montate con le fruste elettriche. Tenete da parte 3 - 4 cucchiai di crema ganache e aggiungete alla restante crema ganache le nocciole, precedentemente tostate e tritate.
In un tegamino unite lo zucchero e l'acqua, portate ad ebollizione, fate addensare.
Una volta raffreddata unite il liquore. Tagliate il pan di Spagna a metà, bagnatelo lo sciroppo al liquore, farcitelo con la crema ganache alla nocciola. Copritelo con l'altra metà del pan di Spagna. Con una spatola stendete la crema ganache tenuta da parte sulla superficie e sui bordi. Decorate i bordi con la granella di mandorle e la superficie con la lamella di mandorle.



Ho abbinato il tè nero cinese Yunnan d'Or

lunedì 28 marzo 2011

Cena finger food e collaborzione con la Mugnaia di Elice



Ricordate la famosa scena del film “Un americano a Roma”, dove un giovane Alberto Sordi accingendosi a divorare un piatto di maccheroni, esclama: “maccherone tu mi hai provocato, io te magno”?
Di fronte ad un piatto di pasta, ben cucinato, con un buon sughetto, la mia reazione è la stessa.
Certo non lo divoro con la stessa voracità e la quantità è decisamente inferiore, ma la pasta è sicuramente uno dei miei piatti preferiti.
Solitamente, la mangio a pranzo. Ma se la giornata è stata pesante, faticosa e ho bisogno di ritrovare il buonumore allora la sera mi sbizzarrisco.

Tra il frigorifero e la dispensa ho sempre qualche ingrediente simpatico adatto per preparare un sughetto.
Senza contare che in Italia abbiamo tre eccellenze gastronomiche: pomodori, olio extravergine d’oliva e parmigiano reggiano, con le quali preparare un piatto da dieci e lode.
Certo di sera prediligo sughetti leggeri a base di verdure o di pesce.
Piatti semplici, ma aromatizzati con spezie o erbe aromatiche.
Come dico sempre a chi mi dice che per cucinare occorre tanto tanto tempo, a volte pochi accorgimenti fanno la differenza.

Proprio come la pasta della ricetta di oggi, realizzata una sera della scorsa settimana.
Mentre la pasta era in pentola, ho preparato il sugo. Un paio di zucchine, una manciata di pinoli, prosciutto crudo di Parma e zafferano.
Un sugo molto saporito, colorato e leggero.
Come pasta ho utilizzato gli Anellini de La Mugnaia di Elice, pastificio col quale ho iniziato una nuova collaborazione.
Per rendere più simpatica la cena, ho preparato la tavola come una sorta di finger food, utilizzando i contenitori di Atmosfera Italiana.
Idea molto apprezzata.
Ho abbinato un vino rosato, il Bardolino.
Il suo aroma armonizzava molto bene con la sapidità del prosciutto e la delicatezza delle zucchine.



Anellini al sugo di zucchine, prosciutto e zafferano

Ingredienti per 4 persone

1 confezione di anellini La Mugnaia di Elice,
2 zucchine medie,
100 g. di prosciutto crudo di Parma,
½ cipolla dorata,
parmigiano reggiano,
pecorino romano,
una manciata di pinoli,
una bustina di zafferano,
olio extravergine di oliva,
sale,
pepe.

Tritate finemente la cipolla a coltello e fatela soffriggere in 2 cucchiai di olio extravergine di oliva, unite le zucchine lavate e tagliate a cubetti, mescolate bene e fate soffriggere per 3 – 4 di minuti.
Salate, mescolate, aggiungete un mestolino dell’acqua di cottura della pasta e cuocete per circa 5 minuti, l’acqua deve consumarsi e le zucchine devono risultare cotte ma croccanti, unite il prosciutto crudo tagliato a listarelle, conservate 4 piccole fette, amalgamate bene, poi aggiungete lo zafferano sciolto in mezzo bicchiere di acqua di cottura della pasta.
Fate consumare l’acqua, unite la pasta, i pinoli precedentemente salatati in padella, il parmigiano reggiano e il pecorino romano grattugiati, profumate con pepe nero macinato al momento, mescolate e fate insaporire bene.
Servite caldo, decorando con il prosciutto crudo tostato in padella e qualche pinolo.



Ho abbinato un Bardolino Rosato

venerdì 25 marzo 2011

A volte basta poco!



Credo che il piacere di preparare un piatto sia legato ai nostri gusti alimentari. A me piacciono tanto i cibi salati, fra una fetta di dolce e una di torta salata non ho esitazioni, scelgo senza pensarci il salato.
E' sempre stato così. I cibi salati mi hanno sempre suscitato un'attrazione irresistibile. Da bambina, alle varie feste di compleanno, mentre tutti si fiondavano sui vassoi dei dolci, io cercavo quello di tramezzini, prosciutto, formaggi e ghiottonerie salate.

Così le prime cose che ho imparato a cucinare sono state proprio quelle salate. Nello specifico le torte salate, la primissima: brisèe, ricotta, salame e fior di latte.

Inutile aggiungere che quando sono di malumore, stanca, stressata, un trancio di pizza, una fetta di torta salata, non risolvono il problema, ma aiutano. Tanto.

Solo l'idea di mettere le "mani in pasta", pensare alla farcitura, prepararla, nel caso dei lievitati sorvegliare la lievitazione, farsi inebriare dal profumino che esce dal forno, mi rasserena.


Qualche sabato fa ero a casa, stanca, la pioggia battente non aiutava, la voglia di uscire era in ferie, dovevo inventarmi qualcosa.
Una focaccia! Classica, semplice, allegra. Ho "preso in prestito" un paio di salsicce dal pranzo del giorno dopo, gli altri ingredienti sono, quasi, sempre presenti nella dispensa, o nel frigorifero e in un baleno ho preparato l'impasto.

Così tra un occhio al libro e un altro all'impasto è passato il pomeriggio.

Ho abbinato il tè. Per tutto il pomeriggio avevo bevuto un oolong di Formosa, il Grand Oolong Fancy, gli oolong sono buonissimi anche dopo diverse infusioni, anzi di alcuni mi piace proprio la seconda infusione, quindi il Fancy è stato abbinato alla pizza.

Focaccia patate, salsiccia e rosmarino

per l’impasto:

500 g. di farina 0 del
Molino Chiavazza,
25 g. di lievito,
4 cucchiai di olio extravergine,
2 cucchiaini di malto,
sale,

per la farcitura:

2 salsicce,
2 patate medie,
200 g. di mozzarella di bufala,
olio extravergine di oliva,
rosmarino.

Per la preparazione dell'impasto cliccate
qui. Mentre l'impasto lievita, preparate i vari ingredienti. Cuocete in padella le salsicce e tagliatele a rondelle. Lavate, pelate e tagliate le patate a fette e lessatele per 5 minuti in acqua salata. Fate sgocciolare la mozzarella e tagliatela a dadini. Ungete il fondo di una teglia, stendete l'impasto, dopo averlo lavorato brevemente per sgonfiarlo, farcitelo con le fette di patate, le rondelle di salsiccia, la mozzarella, condite con olio extravergine di oliva e aromatizzate col rosmarino. Fate lievitare per una decina di minuti e cuocete in forno preriscaldato a 200°, per circa 20 minuti o fino a quando la focaccia risulterà dorata.



Ho abbinato il tè di Formosa Grand Oolong Fancy

mercoledì 23 marzo 2011

Bocconcini con marmellata e mandorle





Questi bocconcini li ho preparati qualche tempo fa, sognando una pasta frolla friabile che avvolgesse un ripieno dolce, morbido come la marmellata di ciliegie e croccante per la presenza della granella di mandorle.
Per rendere la pasta frolla più golosa decido di aggiungere la farina di mandorle. Avevo proprio un'idea molto chiara e precisa di quello che volevo....

Tutto sommato una ricetta semplice e neanche troppo laboriosa. Lo sapete, io appartengo alla categoria del: "tanto che ci vuole?". A questo punto potrei aggiungere una nuova categoria: "tanto che ci vuole a distrarsi????".

Chi ben comincia....Preparo gli ingredienti e mi accorgo di non avere zucchero semolato.

Possibile? Ebbene si, è possibile! Io non uso mai lo zucchero, mio marito solo quello di canna, per i lievitati utilizzo il malto. Dolci, ne preparo pochi e in quel caso lo zucchero di canna o il miele sono molto indicati.
Cosa faccio, cosa non faccio?, decido di usare lo zucchero di canna. E fin qui...

Dunque, inizio a preparare la pasta frolla, tranquilla e disinvolta. La preparo da anni, non ho mai avuto difficoltà, anzi è una preparazione che mi rilassa. Forse anche troppo! Lavoro il burro con le farine, la 00 e quella di mandorle, unisco lo zucchero, la punta di sale, amalgamo velocemente ed intanto sono distratta dalla radio. Stanno trasmettendo musica degli anni ottanta. Mi ritrovo adolescente e mi perdo nei ricordi. Fra un ricordo e l'altro aggiungo le uova. Intere. Non i tuorli. Lavoro l'impasto e lo sento morbido, consistente, ma morbido, non come è il solito impasto della frolla bello sodo.
Perplessa, lo avvolgo nella pellicola e lo metto i frigorifero, chiedendomi dove abbia sbagliato. Ho aggiunto le uova talmente automaticamente da non realizzare subito che quello era l'errore. Poi, l'illuminazione, capisco che la morbidezza è stata data dall'aver utilizzato le uova intere e non solo i tuorli.
L'illuminazione non mi rende Zen, anzi mi trasforma in una iena. Urlo un CA....VOLI, da far correre mio marito in cucina, certo che la casa stesse andando a fuoco.
Ciò nonostante persisto, non intendo buttare l'impasto.
Per un piccolo errore non è possibile sprecare farina, burro, uova. No, no per me è inconcepibile.
Mentre l'impasto è nel frigorifero, mi ricordo che La Cucina Italiana qualche anno fa aveva realizzato un articolo sulla pasta frolla, così trovo la rivista e leggo che è possibile preparare la pasta frolla anche con le uova intere. In questo caso gli albumi fanno perdere un po' di friabilità all'impasto.
Ritrovo lo spirito Zen e proseguo con la preparazione dei dolcetti.

Buonissimi e leggerissimi. La friabilità, ovviamente, non era quella solita della pasta frolla, ma i bocconcini erano veramente buoni. La marmellata di ciliegie e la granella di mandorle formavano un ottimo abbinamento.

E a proposito di abbinamenti....il tè! La scelta l'ho fatta velocemente, senza indugi. Volevo un tè nero preparato nella teiera di terracotta, il Grand Keemun, come sempre, non mi ha delusa.


Pasticciotti con marmellata di ciliegie e granella di mandorle

Per l’impasto:

200 g. di farina 00 Molino Chiavazza,
120 g. di burro,
2 uova,
20 g. di farina di mandorle,
2 cucchiai di zucchero di canna,
sale,


per il ripieno:

marmellata di ciliegie Rigoni di Asiago ,
granella di mandorle,


inoltre:

zucchero al velo,
cacao amaro.

Tagliate il burro a pezzetti e lavoratelo con le due farine setacciate; unite lo zucchero e una puntina di sale e amalgamate bene. Quindi aggiungete le uova, e lavorate l’impasto, fino a quando risulterà liscio e setoso.
Avvolgetelo nella pellicola e fatelo riposare per circa un’ora. Suddividetelo in due parti, una leggermente più grande dell’altra.
Stendete l’impasto più grande, avendo cura di rimettere in frigo, avvolto nella pellicola, l’altra parte.
Con l’impasto ricoprite alcune formine, di diversi formati. Ricoprite il fondo di ogni formina con della granella di mandorle, aggiungete in ogni formina un cucchiaino di marmellata. Stendete l’altra parte dell’impasto, ricoprite le formine, fate dei fori con i rebbi di una forchetta; ponetee le formine in forno, preriscaldato a 200°, per circa 15 – 20 minuti, o fino a quando i bocconcini risulteranno dorati. Sformateli, fateli raffreddare e cospargerteli di zucchero al velo e cacao amaro.


Ho abbinato il tè nero cinese Grand Keemun

lunedì 21 marzo 2011

Finger food domenicale




Mi sono sempre piaciuti gli arancini di riso. Saporiti scrigni di riso, farciti, secondo la propria creatività o gusto personale, con carne, prosciutto, piselli, caciocavallo, mozzarella, fior di latte.
Essendo una ricetta tipica regionale, l'arancino, ha tante versione, canoniche o casalinghe. Tutte gustose, saporite, golose.

Il cibo in generale è convivialità; però le valenze evocative sono diverse. I primi piatti al forno, fanno famiglia, domenica. I dolci riportano all'infanzia, alle feste. Il pane sa di semplicità, di genuinità.
Gli arancini, per me rappresentano l'amicizia. Ho molti ricordi, di serate trascorse tra amici, cucinando e friggendo arancini. Oppure di feste tra amici dove non mancava mai un vassoio di arancini.

L'arancino è anche un delizioso e goloso street food. Quando frequentavo l'università, ho pranzato tantissime volte con un arancino, grandissimo e farcitissimo.


Oggi, li preparo molto meno. Sono più attenta all'alimentazione e i cibi fritti, pur piacendomi tantissimo, li mangio molto, molto raramente.
Però, di tanto in tanto è piacevole tuffarsi in un arancino e assaporarlo senza pensare a diete e restrizioni.

Gli arancini presentati oggi, avevano le dimensioni di una piccola arancia.

Invece di lessare il riso, mi attirava l'idea di partire dal risotto allo zafferano. Sicuramente ho allungato i tempi di preparazione. Ma il risultato ottenuto e la soddisfazione di mio marito che li ha divorati, mi hanno ripagata di qualche passaggio in più. Come farcitura, ho optato per la semplicità. Quindi niente ragù, ma prosciutto cotto e fior di latte.
La doppia panatura, pan grattato, uovo battuto, pangrattato ha reso la frittura molto leggera e asciutta.
Per la frittura, come sempre, ho utilizzato olio extravergine di oliva.

Preparati per pranzo, qualche domenica fa hanno fatto da piatto unico. Un finger food - piatto unico.




Infatti li ho presentati nelle vaschette di Atmosfera Italiana, rendendo un pranzo domenicale, un finger food, molto simpatico e goloso.

Ho abbinato un vino bianco, un Pigato ligure. Il vino bianco, ha contribuito all'atmosfera finger food del pranzo.

Arancini di riso

per 8 arancini

250 g. di riso Carnaroli,
80 g. di fior di latte,
50 g. di prosciutto cotto,
2 uova,
parmigiano reggiano,
1/4 di cipolla dorata,
1 bustina di zafferano,
brodo vegetale,
olio extravergine di oliva,
pan grattato,
sale,
pepe.

Per prima cosa preparate il risotto. Tritate a coltello la cipolla, fatela soffriggere in 2 cucchiai di olio extravergine, unite il riso, tostatelo, salate, unite qualche mestolino di brodo bollente e portate a cottura, aggiungendo, mano a mano brodo bollente. A metà cottura aggiungete lo zafferano sciolto in 1/2 bicchiere di brodo caldo.
A fine cottura unite tre cucchiai di parmigiano grattugiato, il pepe macinato al momento e mescolate bene. Fate raffreddare bene. Intanto, tagliate a dadini il prosciutto cotto, fate sgocciolare il fior di latte e tagliatelo a dadini. A questo punto aggiungete l'uovo battuto, mescolate bene, eventualmente, per rendere il composto più solido, aggiungete una manciata di pan grattato, poi prendete una porzione di riso e formate delle piccole arance. Fate un incavo al centro e farcite con qualche dadino di fior di latte e qualche cubetto di prosciutto cotto, chiudete bene. Poi passate gli arancini prima nel pan grattato, poi nell'uovo battuto e ancora nel pan grattato.
Friggete in olio bollente, fino a quando gli arancini risulterenno dorati.
Serviteli caldissimi.



Ho abbinato un vino bianco, il Pigato ligure.

sabato 19 marzo 2011

Lasagnette con salsiccia e scamorza


Qualche mese fa, avevo nel freezer alcune sfoglie di pasta all'uovo avanzate da una precedente ricetta.
Le sfoglie erano appena sufficienti per due porzioni. Poichè sprecare cibo, senza voler cadere nella retorica, mi sembra veramente un affronto a chi ogni giorno, letteralmente non ha di che mangiare, ho pensato di utilizzarle, per preparare una lasagna.
Per farcirle ho optato per un sugo di carne, preparato molto semplicemente: i soliti ingredienti del soffritto, cipolla, carota, sedano, ai quali ho aggiunto la salsiccia, nel caso specifico la luganega, i pomodori pelati San Marzano e un pugno di funghi secchi.
Gli aromi, come d'abitudine, li ho stufati nell'olio e un filo d'acqua. Il sugo è molto più leggero e la cipolla, la carota e il sedano, si ammordiscono, aromatizzando il ragù. Dopo un paio d'ore di cottura ho ottenuto un sugo molto corposo, che nell'aspetto ricordava molto il ragù canonico, ma nei fatti era un semplice sugo di salsiccia e pelati San Marzano.



Il sugo era veramente buono, la quantità avanzata l'ho utilizzata il giorno dopo per condire della pasta.
Le lasagne, le ho farcite con questo sugo, un paio di scamorzine piccole e parmigiano reggiano grattugiato.
Nella teglia ho preparato due porzioni singole. Come tè ho abbinato il Grand Lapsang Souchong.
Il suo gusto affumicato si accompagnava benissimo alla corposità del ragù, creando un interessante "gioco" con la scamorza fresca. Mio marito ha stappato anche una bottiglia di Chianti, sostenendo che le lasagne sono fatte proprio per essere accompagnate dal vino. Per la composizione delle lasagnette ho utilizzato una parte del ragù. Riporto, comunque le dosi della preparazione.



Lasagnette con salsiccia e scamorza

per il ragù:

550 g. di pomodori pelati San Marzano,
350 g, di luganega,
1 cipolla media,
1 carota,
1 gambo di sedano,
15 g. di funghi secchi,
olio extravergine di oliva,
sale,

per le lasagne:

6 sfoglie di pasta fresca all'uovo,
30 g. di scamorza fresca,
parmigiano reggiano.

Dopo averla pelata tritate la carota, la cipolla e il gambo di sedano a brunoise. Ponete il trito in una casseruola, aggiungete due cucchiai di olio extravergine di oliva, un dito d'acqua e fate cuocere a fiamma bassa, fino a quando l'acqua si sarà consumata. Aggiungete la salsiccia sgranata e fate cuocere per una decina di minuti, quindi unite i pelati San Marzano, i funghi secchi precedentemente ammollati e fate cuocere, a fiamma bassa, per un paio d'ore circa, fino a quando il sugo risulterà corposo.
Lessate le sfoglie di pasta all'uovo in abbondante acqua bollente salata, sgocciolatele, poneteli su un canovaccio, asciugatele bene, poi in una teglia abbastanza larga ponete due sfoglie affiancate, ma distanti, in modo da preparare due lasagnette mono porzione. Farcitele col ragù, la scamorza, precedentemente tagliata a fettine sottili e il parmigiano reggiano grattugiato. Proseguite fino ad esaurimento degli ingredienti, facendo in modo che anche la superficie sia ricoperta dal sugo, la scamorza e il parmigiano.
Ponete la teglia nel forno preriscaldato a 180° e fatele cuocere per qualche minuto; le lasagnette dovranno risultare dorate e la scamorza fusa.



Ho abbinato il tè nero Grand Lapsang Souchong e il vino rosso Chianti.

giovedì 17 marzo 2011

...150 anni! Auguri Italia!




....
La pizza margherita,
Leonardo da Vinci,
La Mole Antonelliana,
La Costiera Amalfitana,
Vittorio Gassman,
Il risotto alla milanese,
Luigi Pirandello,
I trulli di Alberobello,
Massimo Troisi,
Alessandro Manzoni,
Il lago di Garda,
Il Colosseo,
Mario Monicelli,
La Torre di Pisa,
Il vino Barolo
Il gorgonzola,
Totò,
Le quattro stagioni di Vivaldi,
Ugo Foscolo,
Il Duomo di Milano,
Dario Fo,
Grazia Deledda,
La parmigiana di melanzane,
Fabrizio De Andrè,
Palazzo Vecchio,
Il radicchio,
Carlo Goldoni,
Le gondole,
O' Sole mio,
Il parco Nazionale D'Abruzzo,
L'Infinito,
Il parmigiano reggiano,
La Reggia di Caserta,
Le orecchiette,
Giuseppe Verdi,
I faraglioni di Capri...

....e la lista potrebbe continuare ancora molto a lungo. Una lista di letterati, musicisti, luoghi, cibi, prodotti che rendono grande e importante la nostra nazione. L'Italia.
Una lista senza barriere regionali.

Sono sincera, non intendevo scrivere un post per celebrare i 150 anni dell'Unità d'Italia, non perchè disdegnassi questa data così importante, o perchè volessi distinguermi, semplicemente non pensavo fosse necessario.
L'Unità d'Italia è stata proclamata 150 anni fa. Sarebbe stato bello, normale, ovvio festeggiare questa data con il rispetto che meritano le grandi ricorrenze. Ricordare gli uomini che per l'Unità d'Italia, non esitarono a combattere, perdendo la vita in una causa nobile, nella quale credevano profondamente.

Invece, sono mesi che polemiche, critiche, voci non troppo fuori dal coro, sembrano mettere in discussione quello che dovrebbe essere per tutte le persone di buon senso, un dato acquisito: l'Italia è una nazione. Unita. Non più frammentabile. Senza barriere regionali.

Allora, quell'Inno nazionale, la bandiera tricolore, assumono un significato simbolico, che va oltre il simbolismo che dovrebbero rappresentare.
Cantare l'Inno nazionale, non è così scontato, se ci sono italiani che rifiutano di farlo.

Sono convinta che le differenze siano importanti. Distinguono. Caratterizzano. Sottolineano. Uniscono. Ma non dividono.



Per questa giornata, per i motivi suddetti, non ho preparato una ricetta particolare. Una ricetta che inneggiasse al tricolore.
Ma l'Italia è una nazione talmente ricca di ricette tipiche, dal risotto alla milanese alla cassata siciliana, dalle orecchiette pugliesi alle sarde in saor, che ogni preparazione è un inno alla nostra italianità.

Così ho pensato di festeggiare questa giornata con la focaccia. Ogni regione ha una ricetta tipica di focaccia, pizza, pane. Accompagnata dalle olive, un altro simbolo gastronomico italiano e dal pecorino, formaggio diffusissimo e tipico di molte regioni italiane, mi sembra un piatto semplice, sincero, genuino, tradizionale e trasversale.

Ho abbinato un vino. Rosso. Bianco. Rosato. Non importa. Quello che conta è festeggiare.
Buon compleanno Italia!

Focaccine al farro, con pomodori secchi

Per 14 focaccine:

200 g. di farina 00,
100 g. di farina di farro,
4 pomodori secchi sott’olio,
½ cucchiaio di malto,
18 g. di olio dei pomodori secchi,
20 g. di olio extravergine di oliva,
20 g. di lievito di birra,
9 g. di sale fino.

Impastate tutti gli ingredienti e fate riposare fino a quando l’impasto sarà raddoppiato. Quindi, lavoratelo brevemente, stendetelo e con un coppapasta ricavate le focaccine. Disponetele su una teglia ricoperta di carta forno spennellata con olio.
Pennellatele con un’emulsione ottenuta con 20 g. di olio extravergine di oliva e 40 g. di acqua. Formate delle fossette con le dita. Fate lievitare per 30 minuti, cospargetele di sale grosso e cuocetele in forno preriscaldato a 200° fino a quando saranno dorate. Appena sfornate, spennellatele ancora con l’emulsione.



Ho abbinato il vino.

martedì 15 marzo 2011

...ancora lui!



Giornata uggiosa e piovosa. La passeggiata al parco, non è allettante. La rilettura del libro di Paul Auster è terminata. Cosa si fa??? Intanto mi preparo un tè, caldo, profumato. Poi accendo un paio di candele e riscaldo l'ambiente. Quindi, inizio, distrattamente a sfogliare una serie di riviste di cucina.
In realtà, sono in quella fase di, come la chiamo io, "noia creativa".
Quella noia che mi mette in contatto con me stessa. Che mi fa fermare e assaporare l'attimo. Che mi fa pensare a tutte le cose che vorrei mangiare. Cucinare. Preparare.

I pranzi che ho "preparato" in questa fase, non si contano. Mentre sto progettando, pranzi per i prossimi 4 secoli, realizzo un progetto più immediato e tangibile.
Gnocchi. Di patate. Al gorgonzola. Così, convinco il riottoso marito ad andare a comprare il gorgonzola.
Inizio a lessare le patate, e penso, che quest'inverno, il gorgonzola è al primo posto fra i formaggi e i latticini che ho utilizzato, sia nelle ricette, che consumato in purezza.


Quindi, ancora una ricetta preparata con questo eccellente formaggio.

L'abbinamento col tè non si discute. Ho preparato, utilizzando la teiera di terracotta, lo Yunnan d'Or. Un pregiato tè nero cinese. Con i formaggi è veramente ideale.

Mio marito, mentre io ero intenta alla preparazione del tè, a scattare foto e a "comporre" piatti, ha stappato una bottiglia di Morellino di Scansano.
I miei gnocchi hanno avuto molto successo, e secondo mio marito, io ho bevuto solo il tè, gnocchi e Morellino hanno costituito un abbinamento eccezionale.

Poichè, volevo che il sapore del gorgonzola si percepisse in tutta la sua completezza, e nello stesso tempo doveva completamente "avvolgere" gli gnocchi, una parte del gorgonzola l'ho lavorata con pochi grammi di burro e un paio di cucchiai dell'acqua di cottura degli gnocchi. Il resto l'ho messo a pezzettini sugli gnocchi. Il parmigiano grattugiato ha completato la ricetta.

Gnocchi al gorgonzola

ingredienti per due persone:

per gli gnocchi:

650 g. di patate,
250 g. di farina 00 del
Molino Chiavazza,
noce moscata,
sale,

per il condimento:

120 g, di gorgonzola,
10 g, di burro,
parmigiano reggiano grattugiato.

Lessate le patate, ancora tiepide sbucciatele e passatele al passapatate, unite la farina, noce moscata grattugiata al momento, un pizzico di sale e amalgamate bene.
Formate dei cilindri di pasta, tagliateli a rocchetti di 1 cm circa, e incavando il pollice, passateli sull'apposito tagliere scanalato o sui rebbi di una forchetta per la caratteristica rigatura.
In una terrina ponete il burro con 80 g, di gorgonzola tagliato a dadini; unite un paio di cucchiai di acqua di cottura degli gnocchi, e lavorate bene, fino ad ottenere un composto cremoso.
Lessate in abbondante acqua salata, poco alla volta, gli gnocchi, mano a mano che affiorano in superficie tirateli su, con un mestolo forato. Poneteli in un colapasta, e poi nella terrina col gorgonzola; amalgamateli bene, quindi serviteli ben caldi, cosparsi di parmigiano grattugiato e con il restante gorgonzola, tagliato a pezzetti.


Ho abbinato il tè nero cinese Yussan d'Or e il vino Morellino di Scansano

domenica 13 marzo 2011

Salmone al vapore con risotto al Grand Lapsang Souchong





Questa ricetta è stata concepita con una serie di idee precise. Preparare un piatto a base di riso e pesce. Utilizzare il tè nero cinese, Grand Lapsang Souchong. Il pesce doveva essere cotto semplicemente, per far risaltare il sapore dello zenzero, ingrediente importante della mia ricetta. Inoltre il pesce doveva avere un sapore molto deciso, per poter reggere il sapore affumicato del tè. Riso e pesce non dovevano essere cotti insieme, ma volevo mantenere distinti i due ingredienti per poter meglio assaporare le due preparazioni. Ancora, volevo presentare il riso e il pesce nello stesso piatto, alla maniera orientale.
Così, un paio di settimane fa ho preparato il risotto al Grand Lapsang Souchong, accompagnato da un trancio di salmone cotto al vapore, profumando l'acqua di cottura con fettine di zenzero fresco, usate poi come accompagnamento al piatto, e insaporendo il trancio con zenzero fresco grattugiato.
Il pepe nero, macinato al momento ha terminato il piatto.
Ho ottenuto proprio l'equilibrio, fra il riso e il pesce, che desideravo.
Il risotto presentava un sapore deciso, affumicato che accompagnava il trancio di salmone, sapido.
Lo zenzero, da un lato accompagnava molto bene, il risotto e il salmone, due portate, da un punto di vista organolettico, impegnative, dall'altra lasciava una sensazione di freschezza.

Intanto,
Federica, ha indetto il contest: zzzZzzz...zenzer(i)AMO? al quale ho deciso di aderire con questa ricetta.



Come tè ho abbinato il Grand Lapsang Souchong, giusto completamente, ad un piatto essenziale, ma dai sapori decisi.

Ho scritto più volte dell'amore che ho per l'Oriente e il Giappone. In questi giorni drammatici per il popolo giapponese, provo un grande dolore. In questi casi, sono, letteralmente, senza parole.
Qualunque frase, sarebbe una banalizzazione. Ciò nonostante, credo, che il silenzio sarebbe, comunque, sbagliato.
Con queste righe, esprimo tutta la mia solidarietà al popolo giapponese.

Salmone al vapore con risotto al Grand Lapsang Souchong

ingredienti per due persone:

200 g. di Riso Carnaroli,
1/2 cipolla dorata,
5 g. di tè nero cinese, Grand Lapsang Souchong,
olio extravergine di oliva,
1 trancio di salmone di circa 350 g.
zenzero fresco,
sale,
pepe nero.

In una pentola ponete 5 - 6 fettine di zenzero fresco, pelate. Aggiungete un paio di dita d'acqua, coprite col coperchio e fate sobbollire per qualche minuto, in modo da profumare l'acqua di cottura. Intanto, preparate il tè con 1/2 litro di acqua.
Tritate a coltello la cipolla e fatelo soffriggere in due cucchiai di olio extravergine di oliva. Aggiungete il riso, tostatelo, salatelo e aggiungete un mestolino di tè. Portatelo a cottura, unendo mano a mano il tè.
Mentre il riso cuoce, ponete nella pentola il cestello della vaporiera, verificando che il livello dell'acqua, si mantenga al disotto.
Unite il trancio di salmone, ricoprite con qualche fettina di zenzero pelato, coprite col coperchio e fate cuocere per una quindicina di minuti.
Grattugiate lo zenzero.
In un piatto ponete il risotto, il trancio di salmone, qualche fettina di zenzero cotto col salmone, aromatizzate con lo zenzero grattugiato, unite il pepe nero macinato al momento.


Ho abbinato il tè nero cinese Grand Lapsang Souchong

mercoledì 9 marzo 2011

Un pomeriggio Japan a Milano




Per me, amare il tè non significa soltanto apprezzare una bevanda buonissima, che regala emozioni e piacere sorso dopo sorso.
Significa voler conoscere e approfondire gli aspetti della cultura e della civiltà orientale.


La Cina, il Giappone, l'India, sono nazioni con alle spalle una cultura millenaria. Diversa dalla nostra, ma non per questo, meno interessante ed affascinante.

Non ho la pretesa, e onestamente, neanche la competenza, per scrivere in modo dettagliato ed approfondito dell'arte orientale.

Però sono molto interessata a conoscerla meglio. Anche in funzione del tè. Sono convinta che non si possa estrapolare un aspetto importante della cultura di una nazione, senza capirne la contestualizzazione.

Il tè, come, come dicevo, per me non è soltanto una bevanda, ma è un importante riferimento culturale dei popoli orientali.

Ho più volte scritto dei riti legati al tè. Dalla cerimonia giapponese del Cha No Yu, al rito del Kung Fu Cha, e potrei continuare a lungo.

Domenica, ho partecipato ad un incontro dedicato all'Arte dell'Armonia Giapponese. Una degustazione di tè verdi pregiati, accompagnati dalla musica tradizionale giapponese, dall'Haiku e dallo Shodo.



Nel corso del pomeriggio abbiamo degustati diversi tè, intervallati da una dimostrazione delle arti giapponesi più importanti.
Nella foto Sayuri illustra l'arte dello Shodo, l'arte della calligrafia giapponese. Shodo, in giapponese, significa "via della scrittura", via, intesa come percorso, sia di vita, ma anche di perferzionamento di un'arte.



Tae indossa un autentico ed antico kimono giapponese. Quest'indumento ha una storia millenaria. Ogni singolo dettaglio ha una sua precisa simbologia.
Per esempio, il disegno del tessuto rappresenta le onde. Anche le maniche di un kimono hanno una grande importanza.
L'ampiezza è legata allo stato civile. Per le donne sposate l'ampiezza è minore, mentre le maniche risultano molto lunghe per le donne nubili.



Nella foto Barbara Sighieri, esperta di tè, che ci ha guidato nella degustazione dei tè, fotografata con Tae, in Italia per studiare musica lirica.






Nella foto il dettaglio dell'obi, la cintura del kimono.



Il tè nella foto è il Giunkincha. Un pregiatissimo tè verde, usato nelle occasioni importanti. Il tè, un Sencha di alta qualità, è impreziosito da particelle d'oro.
Infatti, letteralmente Giun Kin Cha significa: "puro oro tè".







Barbara Sighieri illusta come bere correttamente il tè, in modo da poter gustare e percepire tutte le note e il bouquet.



In Giappone è molto praticata l'arte del Tanka e dell'Haiku, entrambi componimenti poetici.

Matsuo Basho è il più importante maestro della poesia haiku, autore de Il romitaggio della dimora illusoria.

Durante il pomeriggio ci sono stati letti alcuni haiku di Matsuo Basho.

Mi sono piaciuti, per l'immediatezza, e il potere evocativo, tutti. Ma in particolar modo:

"Si spacca la brocca d'acqua,
stanotte ha gelato,
mi desta"

"Che quiete!
Penetra nella roccia
il canto delle cicale"

"La primavera trascorre,
piangono gli uccelli
e lacrime spuntano agli
occhi dei pesci".

Immediate, essenziali, evocative.

E' stato dedicato anche spazio alla musica giapponese. Tae, soprano, ha cantato diversi brani, accompagnata dalla flautista Emiliana Parenzi Colombo, dell'associazione Artisti in prima linea, e da Akiko, una flautista giapponese che studia in Italia.





lunedì 7 marzo 2011

Faux financiers herbe, feta et amandes




Agli inizi di dicembre, sono andata nella mia solita libreria, avendo ben chiaro tre cose: seguire un incontro che mi interessava, scegliere un libro da regalare alla figlia di una mia amica, e non comprare libri per me.
Di letteratura ne ho tanti, le mie due librerie, a parete, stanno scoppiando. Libri di cucina, fra quelli che acquisto, quelli che mi regalano e le riviste, potrei cucinare per 2 secoli.

Quindi, inizio a girare per scegliere il libro da regalare. E poi, e poi, e poi...è un attimo.
La mia attenzione è attratta da "Sunset Park", l'ultimo libro di Paul Auster.
Lo sapete, l'ho scritto e riscritto. Philip Roth e Paul Auster sono i miei due autori contemporanei preferiti.
Di loro ho letto quasi tutto, ebbene, potevo non leggere anche Sunset Park?
No, non potevo. Così ho trovato tutte le ragioni del mondo e l'ho preso.

In attesa che iniziasse l'evento, non so neanche come, mi sono trovata fra le mani, il libro del Cavoletto, "Regali golosi", l'ho sfogliato, e mi è piaciuto tantissimo.

Sappiamo tutti quanto sia brava. Il suo libro è bellissimo. Ricette semplici, veloci, ma molto golose e interessanti.
Il libro è suddiviso in due sezioni, una dedicata al dolce, l'altra al salato. Una serie di idee e suggerimenti, fotografie curatissime, tutte queste cose messe insieme mi sono sembrate ottimi motivi per acquistare il libro.

L'ho sfogliato, l'ho letto, e ho iniziato la mia interminabile lista di cose da cucinare.

Poi tra una ricetta e l'altra, non trovavo mai l'occasione giusta.
Fino alla scorsa settimana, quando ho deciso di preparare una ricetta salata, le finanziere alle erbe, feta e mandorle.

La feta mi piace, le erbe aromatiche sono la mia passione, la farina di mandorle è in dispensa, da quando ho preparato i tortini al cioccolato, quindi perchè non partire da questa ricetta salata?

L'unico inconveniente, gli stampini da financier, li ho cercati in alcuni negozi, anche molto forniti, ma sembrano introvabili.
Ma, se quando ero all'Università, riuscii, in attesa che arrivassero dal deposito, a ricavare da un pezzo di polistirolo dei porta provette, fedeli compagni della mia tesi di laboratorio, possibile che un dettaglio così irrilevante, come la mancanza degli stampini, potesse fermarmi?

Ovviamente, no. Così ho ovviato, mettendo l'impasto in una teglia, e ricavando i rettangoli, con un coltello seghettatato, non appena cotto il tutto.




Inutile aggiungere che erano buonissime, le erbe aromatiche conferivano un senso di freschezza, che ben calibrava la sapidità della feta e il sapore ricco della farina di mandorle.

Tè, tanto tè. Con questi bocconcini salati, era necessario un tè nero. Un tè bianco o verde, sarebbe stato coperto dal sapore delle finanziere.
Lo Yunnan d'Or era perfetto. Il suo bouquet si armonizzava piacevolmente con le finanziere.

Finanziere erbe aromatiche, feta e mandorle

90 g. di farina del Molino Chiavazza,
90 g. di farina di mandorle,
80 g. di feta,
3 uova,
10 cl di latte,
10 dl di olio d'oliva,
16 g. di lievito per dolci,
2 cucchiai di erba cipollina,
2 cucchiai di aneto fresco,
1 cucchiaino di mentuccia,
sale,
pepe.

Sbattete le uova con il latte e l'olio. Aggiungete la farina, la farina di mandorle, il lievito, le erbe finemente tritate, e la feta sbriciolata. Condite con un po' di sale e pepe, mescolate velocemente il tutto, riempite una teglia rettangolare. Cuocete a 180° per circa 20 minuti.
Quindi tagliate a rettangoli.





Ho abbinato il tè nero cinese Yunnan d'Or

mercoledì 2 marzo 2011

Il gorgonzola in tavola!




Sono dell'idea che il cibo non rappresenti solo nutrimento, gusto, convivialità, gioia.
Il cibo, è cultura, origine, tradizione, territorialità, sperimentazione.
Col cibo esprimiamo la individualità. Col cibo operiamo delle scelte.

Adoro i bambini che, con aria decisa e sicura, affermano: "mi piace!", "non mi piace!" Tramite il cibo stanno manifestando se stessi, stanno esprimendo un parere, stanno affermando la loro personalità.

Il cibo è anche evoluzione. E' un percorso.
Io sono partita dalle mie origini, dalla cucina della mia infanzia, dalla cucina regionale. Poi ho iniziato ad esplorare. A guardarmi intorno. A leggermi dentro.

In questa fase, sono molto presa sia dal prepare pietanze nel quale il tè è parte integrante della ricetta, che dall'abbinare il tè ai cibi sia dolci che salati.

Recentemente, ho preparato due pietanze a base di gorgonzola, un'insalata col radicchio e dei pani. In entrambi i casi ho abbinato il tè, accompagnando l'insalata con un tè oolong, e i pani con un tè nero.

Due tè diversi, per due diverse pietanze, entrambe caratterizzate dalla presenza del gorgonzola, un formaggio dal gusto molto deciso.
Ebbene, il tè oolong, creava una piacevole armonia con l'insalata, mentre il tè nero, enfatizzava il sapore del pane.






In un caso, ho preparato una ricetta letta su La Cucina del Corriere, i pani al gorgonzola. Ho già postato la ricetta preparata con la mia variante. Questa volta ho seguito la ricetta fedelmente, fatta eccezione per la sostituzione dello zucchero, indicato dalla rivista, col malto. Inoltre ho aumentato leggermente il quantitativo di lievito, invece di 15 g. ne ho utilizzati 20.
Ai pani ho abbinato il pregiato tè nero cinese Yunnan d'Or. Il suo sapore delicato, ma persistente, ha accompagnato molto bene questi pani profumati.



L'insalata, invece, era stata offerta ad Identità Golose. In quell'occasione non l'ho mangiata, gli ingredienti, però si distinguevano, l'idea mi è piaciuta e l'ho preparata a casa, sul filo della memoria visiva.
Sicuro c'era il radicchio, come non riconoscere quelle foglie rosso screziate, talmente belle che mangiarle, sembra quasi un delitto.
Eppoi, il gorgonzola è inconfondibile. Ad una napoletana, può sfuggire tutto, ma non i pinoli. Li uso in tutte le stagioni, sia nel dolce, ma soprattutto nel salato.
Poi, non ricordavo altro. Le noci? Ho visto talmente tanto cibo in quei giorni, che proprio non saprei dire. Però a me piacciono, abbinate al gorgonzola e al radicchio le trovo ottime, quindi perchè no? E perchè no la mela? Soprattutto se sono nella fruttiera, ad aspettare di essere cotte in una torta, e il loro turno non arriva mai?
Il condimento? Mah, come si stabilisce un condimento senza saggiare un cibo? L'aceto mi sembrava banale, e poi non mi piaceva accostato al tè e al gorgonzola, e quindi olio extravergine di oliva e miele di tiglio.
Vi assicuro, abbinata al tè oolong Fancy, un tè, di Formosa, aromatico, dalle note floreali, era buonissima.



Come dicevo, il gorgonzola, ha assunto "ruoli" diversi nelle due ricette. Nell'insalata, esprimeva tutto il suo sapore, nei pani, ha dato delle gradevoli note.
I panini, conservati in una scatola di latta, mantengono la loro fragranza e la loro morbidezza per un paio di giorni.
Anzi il giorno dopo, sono più buoni.

Pani al gorgonzola

320 g. di farina del Molino Chiavazza,
100 g. di gorgonzola piccante,
20 g. di lievito,
malto,
5 cucchiai di latte,
olio extravergine di oliva,
sale.

Tagliate a dadini il gorgonzola. Riunite in un recipiente 300 g. di farina, il latte, un cucchiaino di malto, un dl di acqua e il lievito, quindi il gorgonzola, 2 cucchiai di olio extravergine e in ultimo 6 g. di sale; impastate prima con la forchetta, poi con le mani, infine lasciate riposare, coperto, il composto per 20 minuti.
Lavorate ancora l'impasto sul piano di lavoro infarinato, poi distribuitelo in piccoli stampi unti d'olio, in modo da riempirli solo parzialmente.
Lasciate lievitare per almento un'ora, sino a quando l'impasto avrà raggiunto l'orlo degli stampi, poi passate la preparazione in forno preriscaldato a 220° e cuocete fino a quando saranno dorati in superficie.
Sfornateli, fateli intiepidire poi sformateli.



Insalata con radicchio e gorgonzola

Ingredienti per 2 coppette

1 piccolo cespo di radicchio tardivo,
80 g. di gorgonzola,
½ mela annurca,
una manciata di noci,
un cucchiaio di pinoli, tostati in padella,
1 cucchiai d’olio extravergine,
½ cucchiaino di miele di tiglio.


Preparate un'emulsione col miele e l'olio extravergine di oliva. Suddividete il radicchio in due coppette, unite la mela tagliata a fettine sottili, le noci, i pinoli, il gorgonzola tagliato a bastoncini. Condite con l'emulsione di olio extravergine di oliva e miele.



All'insalata ho abbinato il tè oolong Fancy, ai pani il tè nero cinese Yunnan d'Or.