lunedì 28 febbraio 2011

Teiera di terracotta





Come ho più volte scritto, il tè non è solo una bevanda con la quale si accompagnano dolci e biscotti, ma è un mondo vasto, regolato da riti, diversi in ogni nazione.

Riti che hanno precisi significati, dove ogni oggetto usato ha, non solo uno scopo preciso, ma rappresenta un ben definito simbolismo.

In Cina, un importate metodo di preparazione del tè è il "Kung Fu Cha", tipico delle zone del Fujian e del Guangdong.

"Kung Fu Cha", tradotto significa, tè preparato con attenzione.

Oggi è la
Giornata Mondiale della Lentezza, e il tè, mi sembra molto appropriato alla giornata.

In un mondo dove tutto avviene sempre più velocemente, dove è necessario correre, dove tutto è standardizzato, industrializzato, preconfezionato, il tè rappresenta invece la meditazione, la calma.

Per preparare una buona tazza di tè, bisogna seguire delle regole precise, conoscere il tè, distinguere un tè nero da uno verde e così via, in quanto a seconda del tipo di tè, varia la temperatura e il tempo di infusione.

Se poi si vuole essere pignoli, è necessario abbinare la teiera al tipo di tè. Scegliendola non in base all'estetica, ma in base al materiale più adatto per quel tè.

Per questi motivi, il , per me, è un simbolo della Giornata Mondiale della Lentezza.

Lentezza intesa come calma, prendersi il tempo che occorre per fare le cose.
Assaporare la vita, godere dell'attimo.



La teiera di terracotta, chiamata anche teiera yixing, ai fini della calma, della lentezza, della meditazione è un simbolo molto importante.

La teiera di terracotta, è un oggetto che va scelto con cura, annusato, guardato. Si usa per una sola famiglia di tè, solitamente neri o oolong.
Quindi è importante decidere a quale tipo di tè destinarla.
Una volta a casa, non basta lavarla per essere pronta per l'uso, ma è necessario compiere una serie di azioni.
Prima dev'essere immersa per tutta una notte in una pentola, colma di acqua fredda.
Quindi si pone la pentola sul fornello, e con la fiamma al minimo, si raggiunge la temperatura di ebollizione, e per trenta minuti, la teiera verrà fatta sobbollire.
Dopo, si aspetta pazientemente, che sia la teiera che l'acqua si raffeddino, si estrae la teiera, si lava, massaggiandola bene, ad acqua corrente.
Poi, si ripone ancora nella pentola, la si ricopre d'acqua, e ancora una volta si raggiunge la temperatura di ebollizione. Quindi si aggiungono due cucchiaini del tè scelto e si fa sobbollire ancora per trenta minuti.
Si aspetta che acqua e teiera si raffreddino, poi si massaggia delicatamente con acqua corrente, e si lascia asciugare bene.

Questo procediemento, serve per liberare la teiera da eventuali impurità, e "capitalizzarla" con il tè, al quale abbiamo deciso di destinare la nostra teiera.


A me questa preparazione è piaciuta. Seguire questo procedimento, ha reso più "mia" la teiera.
Non un oggetto da lavare e usare distrattamente, ma da preparare con calma, dedicandole del tempo. Una sorta di rito preparatorio, ad un altro rito.




La teiera di terracotta è chiamata anche teiera yixing, in quanto viene prodotta con l'argilla, tipica della cittadina di Yixing, situata sulle rive del lago Tailhu, nella provincia di Jangsu.
Durante la dinastia Song (960 - 1279) venne scoperta l'argilla purpurea, utilizzata, dal 1500, per la produzione delle teiere.
Date le caratteristiche del materiale, la teiera può essere usata per una sola famiglia di tè. Altrimenti, la porosità dell'argilla, tratterebbe aromi e sapori diversi.

La preparazione che ho descritto, per me, è stato un rituale talmente piacevole, da indurmi ad acquistare un'altra teiera di terracotta.

Se la prima l'ho scelta molto accuratamente, la seconda, mi ha scelta. Mentre ero nel negozio, immersa in un mondo di odori, colori, sapori, e mi guardavo intorno, cercando una teiera piccola, la teiera fotografata ha colpito la mia attenzione e si è imposta.
Gli ideogrammi, il cordoncino rosso, il colore, l'odore me l'hanno fatta sentire "mia" da subito.

venerdì 25 febbraio 2011

Chiocciole dolci e collaborazione con Rigoni di Asiago




La Rigoni di Asiago, un'importante azienda produttrice di mieli, marmellate e crema di nocciole, la Nocciolata, si distingue, per utilizzare esclusivamente prodotti provenienti da agricoltura biologica.
Le sue marmellate e confetture, le
Fiordifrutta, sono prodotte con frutta biologica e dolcificate con succo di mele selvatiche.
La gamma delle Fiordifrutta, si distingue non solo per l'uso di ingredienti biologici, ma anche per la grande varietà, nonchè per l'offerta di gusti particolari ed interessanti, quali la Fiordifrutta Corniole e la Fiordifrutta Rosa canina, solo per citarne alcune.

Come ho più volte scritto, sono molto selettiva nella scelta degli ingredienti, nonchè molto curiosa di provare sempre nuovi abbinamenti.

Per questi motivi, sono molto felice della collaborazione fra il mio blog e la
Rigoni di Asiago.

Per inaugurare i prodotti che mi ha gentilmente offerto, ho preparato le chiocciole dolci.
La ricetta, letta su un vecchio numero de La Cucina Italiana, l'ho preparata molte volte, apportando nel tempo una serie di modifiche.

Ho sostituito il burro con l'olio extravergine di oliva, l'ho già detto, preferisco grassi vegetali a quelli animali, più sani e leggeri.
Invece della confettura di albicocche ho utilizzato quella alle arance amare, la mia preferita.
Variando la marmellata, ho anche preferito abbinare, al posto delle lamelle di mandorle, uva passa, pinoli e gocce di cioccolato fondente, che con l'arancia è perfetto.

Altre variazioni? Ma certo, invece dello zucchero semolato, un cucchiaio scarso di malto, e invece di fare i nodi, mi piaceva di più l'effetto chiocciola.

Cosa è rimasto dunque, della ricetta originale? L'idea...

Superfluo aggiungere che ho abbinato il tè. La scelta è stata semplice. Data la ricchezza del ripieno, ho scelto un tè nero cinese, il Grand Keemun, il suo gusto affumicato, reggeva bene alla pienezza della farcitura.

Il tè l'ho preparato nella teiera di terracotta, la "meraviglia" che vedete fotografata, e della quale vi parlerò nel prossimo post.




Chiocciole dolci

ingredienti per otto chiocciole

500 g. di farina 00 del
Molino Chiavazza,
150 g. di latte,
100 g. di marmellata di Arance amare
Rigoni di Asiago,
una manciata di pinoli,
un cucchiaio di uva passa,
una manciata di gocce di cioccolato fondente,
35 g. di olio extravergine di oliva,
20 g. di lievito di birra,
un cucchiaio scarso di malto,
zucchero a velo,
sale.

Lavorata la farina con il lievito, il latte, 100 g. di acqua, l'olio extravergine di oliva, il malto, e 6 g. di sale. Stendete la pasta, cospargetela con la marmellata, poi aggiungete l'uva passa precedentemente strizzata e asciugata, i pinoli e le gocce di cioccolato fondente. Arrotolatela, tagliatela in otto pezzi, ruotatele dolcemente.
Ponetele su una teglia ricoperta di carta da forno, fatele lievitare, in un luogo tiepido, per circa un'ora. Spolverizzatele con lo zucchero a velo e cuocetele, in forno preriscaldato a 200°, per circa 20 minuti.



Ho abbinato il tè nero cinese Grand Keemun

martedì 22 febbraio 2011

Colpo di fulmine!




Colpo di fulmine! Lo so, adesso starete pensando, che intendo raccontarvi la trama di un film, o di un libro che mi è particolarmente piaciuto. O una storia d'amore particolarmente intrigante.

No, il colpo di fulmine è per le cocottine fotografate. Vado nel solito negozio di casalinghi, per acquistare uno stampo troncoconico, ed altri attrezzi da cucina, quando mi imbatto nello spazio dedicato alle terracotte di
Emile Henry, vederle e "innamorarmene" è stato un attimo.

Ho subito adocchiato le cocottine che vedete in foto, e sono subito diventate indispensabili. Come se la mia cucina fosse sprovvista di teglie, cocottine da forno e pirofili monoporzioni.

Tra l'altro i prodotti di Emile Henry, sono realizzati con un materiale che consente la cottura sulla piastra e sul gas.
Quindi, l'acquisto era necessario!!!!




Nelle cocotte si può cucinare ogni pietanza, io nelle altre, preparo di tutto, dagli gnocchi, alla pasta.



In questo caso, avevo programmato di preparare il gattò di patate, una ricetta tradizionale napoletana, e ho pensato di fare delle monoporzioni, utilizzando queste cocottine.
Il gattò di patate, l'avevo già
postato, diverso tempo fa.
Ripropongo la ricetta, in quanto ho leggermente variato le dosi del latte, e stavolta, invece della noce moscata, che era una mia "rivisitazione", ho utilizzato il pepe nero.
Inoltre, ho abbondantemente spolverizzato la superificie con parmigiano reggiano grattugiato e pecorino romano, mischiato col pan grattato, in tal modo si è formata una crosticina molto gustosa.
Aggiungo che, a seconda della quantità di latte, il gattò può essere più o meno denso.
C'è chi lo ama piuttosto solido, come mio marito, chi, come me, molto più morbido.
In questo caso, ho deciso di accontentare il marito e l'ho preparato più denso.
Lui ha gradito moltissimo, anch'io, ma mi sarebbe piaciuto un pò più morbido.

Preciso, che anche questa è una variante. Il "vero" gattò si prepara con lo strutto, o al massimo il burro, ma, lo sapete, io sono una salutista e quando posso, come grassi, utilizzo l'olio extravergine d'oliva.
Altra variante, sempre salutista, è la sostituzione del salame, col prosciutto cotto.
Certo, se sostituire lo strutto con l'olio, non comporta una gran differenza, il salame, rispetto al prosciutto rende il gattò più saporito e gustoso.
Ma ho optato per la leggerezza....

Anche in questo caso....tè. Tanto tè, un tè nero cinese, il Grand Lapsang Souchong, che con le sue note affumicate, si abbinava molto bene alla mozzarella e al prosciutto cotto.



Gattò in cocotte

ingredienti per 6 cocotte

1,5 kg di patate,
160 g. di parmigiano reggiano e pecorino romano, grattugiati,
260 g. di fiordilatte,
160 g. di prosciutto cotto,
2 uova,
1,5 dl di latte,
4 cucchiai di olio extravergine,
pangrattato,
1 cucchiaino di sale,
pepe.

Lavate, lessate e schiacciate le patate utilizzando lo schiacciapatate; fatele intiepidire e aggiungete le uova, 1/3 dei formaggi grattugiati, 50 g. di prosciutto tagliato grossolanamente e 50 g. di fiordilatte tagliato a dadini, l'olio extravergine, il latte, il sale e un'abbondante grattugiata di pepe nero; amalgamate tutti gli ingredienti.
Ungete le cocotte, spolverizzatela col pan grattato, aggiungete la metà del composto, appiattendolo col dorso di un cucchiaio, meglio se leggermente inumidito, unite la restante mozzarella tagliata a dadini, il prosciutto cotto, 1/3 dei due formaggi grattugiati; coprite con il restante impasto. Spolverizzate col pan grattato misto ai due formaggi grattugiati, fate un abbondante giro di olio e cuocete in forno già caldo a 200° per circa 35 - 40 minuti.



Ho abbinato il tè nero cinese Grand Lapsang Souchong

domenica 20 febbraio 2011

Pani al prosciutto e formaggio



Ieri mattina, ho iniziato a fare colazione, come se dovessi fare un pic nic. Ho preparato il tè, tagliato una fetta di torta di mele home made, ho messo su il cd de "Le quattro stagioni" di Vivaldi, e ho iniziato a sfogliare le riviste di cucina, per passare alla lettura de I Buddenbrook.
Poi, la musica di Vivaldi mi ha completamente rapita e tra le note musicali che si diffondevano, l'aria primaverile che già si percepiva e il mio tè, un Earl Gray Blu, un tè nero al bergamotto, con petali di fiordaliso, mi sono completamente estraniata.
E' stato bellissimo, mi sembrava di essere completamente concentrata, sulle sensazioni regalate dalla musica e quelle olfattive conferite dal tè.
Ero completamente immersa in me stessa, e nelle emozioni offerte dalla musica, dal tè e dalle note primaverili.

Terminato il tè e l'ascolto del cd, nonostante avessi una miriade di cose da fare, mi sentivo carica, e con la voglia di mettere le "mani in pasta".

Sulla rivista di febbraio de La Cucina del Corriere, che questo mese si è rivelata
molto feconda,
mi aveva colpito la ricetta del pane al roquefort.

A "naso", l'impasto mi sembrava saporito, e mi aveva attratto l'idea di utilizzare tanti stampi, dalle forme diverse.

Poichè avevo del prosciutto cotto, delle scamorzine ed emmentaler da smaltire, ho deciso di preparare i "miei pani" con questi ingredienti.
La ricetta originale indicava 1oo g. di roquefort, nel mio caso, tra i formaggi e prosciutto, avevo 230 g. di ingredienti, quindi ho aumentato di 10 g. la dose di lievito indicata e raddoppiato il quantitativo di latte.

Il mio fiuto non mi ha ingannata, i pani erano buonissimi, ne abbiamo mangiato qualcuno poco dopo la cottura ed erano ottimi.
Qualche ora dopo, quando tutti gli ingredienti si sono amalgamati erano davvero una delizia.
I panini, morbidi all'interno, fragranti all'esterno, erano delicatamente insaporiti dai formaggi e dal prosciutto cotto.



Ho abbinato un tè di Formosa, il Grand Oolong Fancy, il suo sapore aromatico e persistente, reggeva la sapidità del prosciutto e dei formaggi.

Pani al prosciutto e formaggio

320 g. di farina del
Molino Chiavazza,
120 g. di prosciutto cotto,
120 g. tra scamorza ed emmentaler,
25 g. di lievito,
zucchero,
10 cucchiai di latte,
olio extravergine di oliva,
sale.

Tagliate a dadini i formaggi e grossolanamente il prosciutto cotto. Riunite in un recipiente 300 g. di farina, il latte, una presa di zucchero, un dl di acqua e il lievito, quindi i formaggi, il prosciutto, 2 cucchiai di olio extravergine e in ultimo 6 g. di sale; impastate prima con la forchetta, poi con le mani, infine lasciate riposare, coperto, il composto per 20 minuti.
Lavorate ancora l'impasto sul piano di lavoro infarinato, poi distribuitelo in piccoli stampi unti d'olio, in modo da riempirli solo parzialmente.
Lasciate lievitare per almento un'ora, sino a quando l'impasto avrà raggiunto l'orlo degli stampi, poi passate la preparazione in forno preriscaldato a 220° e cuocete fino a quando saranno dorati in superficie.
Sfornateli, fateli intiepidire poi sformateli.



Ho abbinato il tè Grand Oolong Fancy

giovedì 17 febbraio 2011

Vorrei, vorrei una bella cenetta...




Massì, dai! Diciamolo pure, chi di noi, non vorrebbe un piatto saporito, semplice, veloce, che magari ci consenta di consumare o riciclare qualche ingrediente e ci faccia fare bella figura?

Io la mano l'ho alzata, mi sento quasi una capolista. E' vero, cucinare pietanze elaborate soddisfa, tirare la sfoglia, impastare il pane, preparare succulenti ripieni è divertente, ma suvvia, ogni tanto un po' di relax ci vuole.

Però relax non significa ordinare una pizza d'asporto, che comunque va sempre bene, oppure pigrare tutta la giornata e poi mettere in tavola una cena rabberciata alla meglio.

No, almeno per me, al relax, deve seguire un piatto stuzzicante, altrimenti che relax è?
Quindi, dopo aver ascoltato musica, possibilmente classica, oppure letto un buon libro, entrambe le attività accompagnate da tè, o anche tisane, vado in cucina, metto su un cd, nel caso specifico una raccolta di brani di Philip Glass, la sua musica, così evocativa, mi concentra, e metto le mani in pasta.
In pasta si fa per dire, per la ricetta in questione ho utilizzato carciofi con le spine, e quindi la concentrazione ci vuole, eccome.

Dunque, carciofi, ma ripieni. Li ho già
postati, questa volta ho aggiunto scamorza ed emmentaler, buonissimi!
I carciofi ripieni, sono un piatto tradizionale della Campania, come sempre, per le ricette regionali, ci sono infinite varianti.
Io stessa cambio il ripieno, anche basandomi su quello che ho in casa, e che voglio eventualmente consumare.
Non rinuncio, però, ad aggiungere uva passa, pinoli e aglio, il loro apporto, conferisce un gusto straordinario.

Qualche amica, trova la preparazione un po' complicata, invece, con qualche piccolo accorgimento, quale, pulire bene i carciofi dal fieno interno, tagliare il gambo in modo tale che stiano belli ritti, passarli in padella dal lato del ripieno, in un filo d'olio caldo, così si forma la classica crosticina et voilà, il gioco è fatto!

Inoltre, il ripieno ci consente di consumare il pane raffermo. E se dovesse essere troppo per i carciofi? Meglio, così otteniamo delle buonissime polpettine.

Vino, acqua, tè? Che domande, tè! Tè nero cinese,
Yunnan d'Or, mi piace moltissimo e le sue note, si abbinano benissimo ai carciofi e al ripieno.

Carciofi ripieni con emmentaler e scamorza

ingredienti per 4 carciofi

4 carciofi con le spine,
100 g. di pane raffermo senza la crosta,
2 uova,
latte,
45 g. di emmentaler,
30 g. di scamorza fresca,
parmigiano reggiano,
pecorino grattugiato,
2 cucchiai di pinoli,
uva passa,
3 agli,
olio extravergine di oliva,
sale,
pepe.

Tagliate a cubetti il pane e ponetelo in una terrina nella quale avete sgusciato, battuto le uova e aggiunto un dito di latte.
Intanto che il pane si ammorbidisce pulite i carciofi, lasciandoli interi. Apriteli con molta delicatezza e aiutandovi con uno scavino togliete la parte interna.
Tagliate il gambo, in modo che possano rimanere ritti nella pentola durante la cottura.
Lavateli e asciugateli. Pulite i gambi, lavateli e tagliateli in due parti.
Amalgamate bene il pane, unite l'uva passa ammollata in acqua e strizzata, i pinoli, un cucchiaio di parmigiano e uno di pecorino grattugiato, 20 g. di emmentaler grattugiato, il restante emmentaler tagliato a dadini, la scamorza tagliata a dadini, due agli tritati, sale e pepe.
Amalgamate bene il tutto e con questo composto farcite i carciofi, facendo attenzione a non romperli.
In una padella antiaderente riscaldate un filo d'olio extravergine, ponete i carciofi dal lato della farcitura e fatela addensare.
Quando si sarà formata una crosticina dorata, poneteli in una pentola, unite il restante aglio, 2 cucchiai di olio extravergine d'oliva, i gambi, due dita d'acqua, salate, incoperchiate e portate a cottura.
Ci vorranno circa 15 minuti.

Se avanza del pane, formate delle polpettine e friggetele in olio caldo.
Serviteli caldi, accompagnati dai gambi e dal sughetto.



Ho abbinato il tè nero cinese Yunnan d'Or

martedì 15 febbraio 2011

Pasta e patate



Spesso, quando parlo della pasta e patate, molte persone "arricciano" il naso. Chissà, forse lo ritengono un piatto povero, o poco interessante.

A me, invece, piace moltissimo, la preparo spesso, variando di volta in volta gli ingredienti, ed ottenendo sempre una pietanza molto gradita, sia a me che a mio marito.

Qualche domenica fa, avevo voglia di dedicarmi ad altro. Volevo fare un giro al parco, preparare la torta di mele, leggere, senza considerare, tutte le cose che nell'ambito della settimana, per mancanza di tempo, si tende a rimandare, e che durante il week end, bene o male, a volte più male che bene, si devono sbrigare.

Così, ho deciso di preparare pasta e patate. Veloce, sbrigativa, ma buona.

Come per molte ricette della nostra tradizione, non esiste una versione canonica, ognuno la prepara secondo il proprio estro, il tempo a disposizione, il proprio gusto.

Come ho già detto, anch'io non ho una versione canonica, a volte la gratino in forno, altre, se ho tempo, la preparo con la pasta all'uovo fatta in casa.

La pasta della ricetta è stata realizzata con prosciutto crudo, croste di parmigiano e insaporita con rosmarino. Dopo la cottura ho aggiunto il parmigiano e il pecorino grattugiati, e l'ho lasciata "riposare" per qualche minuto, in questo modo, tutti gli ingredienti si amalgamano e si addensano; ottenendo una pasta dalla consistenza piacevolmente cremosa.

Come tè ho abbinato il Grand Lapsang Souchong, un tè nero cinese, dalle caratteristiche note affumicate, ottenute essicando le foglie del tè su bracieri, alimentati da abete rosso.

Le sue note, accompagnavano molto bene la pasta e patate, conferendo una gradevole nota affumicata.

Pasta e patate

ingredienti per 4 persone

320 g. di pasta mista,
850 g. di patate,
1/2 cipolla dorata,
1/2 barattolo di pomodori pelati,
1 gambo di sedano,
80 g. di prosciutto crudo,
100 g. di croste di parmigiano,
parmigiano reggiano,
pecorino romano,
olio extravergine di oliva,
rosmarino,
sale,
pepe.

Lavate le patate, pelatele e tagliatele a tocchettoni, ponetele in una capace casseruola, unite il gambo di sedano lavato e tagliato a dadini, il ciuffo tritato. Aggiungete la cipolla tritata e i pomodori pelati, condite con due cucchiai di olio extravergine di oliva, salate, tenendo presente che i formaggi e il prosciutto sono molto sapidi. Coprite con l'acqua e cuocete a fiamma media per circa venti minuti. Le patate devono risultare morbide, ma non sfatte, unite le croste di parmigiano pulite e tagliate a pezzi, il prosciutto tagliato a dadini, il rosmarino e cuocete per altri 10 minuti, aggiungendo poca acqua calda, se la preparazione dovesse risultare asciutta, unite la pasta, portate a cottura. Insaporite con un paio di cucchiai di parmigiano e pecorino grattugiati, pepate, mescolate bene, fate riposare per un paio di minuti e servite.



Ho abbinato il tè nero cinese Grand Lapsang Souchong

lunedì 14 febbraio 2011

Chi va al Molino Chiavazza....



....trova prodotti buonissimi, adatti per tutte le esigenze. Fra la pasta, il pane, le pizze e i dolci, di farina ne faccio un grande uso, e la marca che solitamente utilizzo è Molino Chiavazza.
Per questo motivo, ho accettato con grande entusiasmo la collaborazione con questa storica ditta, che da oltre 50 anni produce diversi tipi di farine, preparati per dolci, specialità regionali.

Molti prodotti non li ho mai provati, adesso avrò la possibilità di sbizzarirmi.

Ho già in mente molte idee, devo solo mettere le mani pasta....

venerdì 11 febbraio 2011

Pesce spada all'arancia



Come ho scritto spesso, il pesce mi piace moltissimo. E' adatto a qualunque tipo di regime dietetico, può essere cucinato in mille modi, in molti casi si prepara velocemente.

Spesso, un trancio di tonno o di pesce spada, risolvono brillantemente una cena. Non devono essere puliti, si cucinano in pochissimi minuti, sono ottimi sia per preparare un sugo, col quale condire una pasta, sia come secondo, accompagnato da verdure di stagione.

Proprio come il pesce spada della ricetta. Preparato veramente in un attimo. Il tempo di far soffriggere l'aglio, aggiungere il succo di arancia e in un attimo, ho ottenuto due tranci morbidissimi e profumatissimi.

Li ho salati, leggermente, a fine cottura, per non disperdere i succhi dei tranci.

Il pesce spada, l'ho preparato per cena, dopo aver trascorso tutto il pomeriggio a leggere e bere tè. Un raffinato tè verde giapponese, lo Gyokuro Kansai, un tè che amo molto, dal sapore fresco, di alghe.
L'ho utilizzato anche per preparare un
risotto.

Deciderlo di abbinarlo al pesce spada è stato un attimo. I tè verdi e bianchi possono essere utilizzati per diverse infusioni, in Giappone il consumo di pesce e riso è predominante, quindi, il Gyokuro, mi sembrava adattissimo a questo piatto fresco e profumato.

Anche con questa ricetta, partecipo al contest di Valerio, "Il mare nel piatto".



Pesce spada all'arancia

2 tranci di pesce spada,
il succo di un'arancia,
olio extravergine di oliva,
1 aglio,
erba cipollina,
sale.

Fate soffriggere lo spicchio d'aglio in un cucchiaio di olio extravergine d'oliva, unite i tranci di pesce spada lavati e asciugati. Fate cuocere un paio di minuti per parte, facendo molta attenzione a girare i tranci senza bucarli.
Aggiungete il succo di arancia e fate cuocere ancora per qualche minuto, aggiungete l'erba cipollina tagliata grossolanamente e le zeste, ottenuta dall'arancia.
Salate e servite subito, accompagnandolo col sughino di cottura.

Ho abbinato il tè verde giapponese Gyokuro Kansai

mercoledì 9 febbraio 2011

I soliti ignoti




Ho scritto frequentemente della mia grande passione per la letteratura, per la musica classica, per l'arte in tutte le sue forme.

Non ho mai parlato, invece, del grande amore che ho per la cinematografia italiana, del periodo che va dalla metà degli anni '50 agli anni '70.

Mi piacciono moltissimo i registi "impegnati", quali Scola, Visconti, Monicelli, Fellini, Risi, ma amo moltissimo anche la cosiddetta commedia all'italiana.

Poveri ma belli, Il mattatore, Lo sceicco bianco, I vitelloni, I soliti Ignoti, solo per citarne alcuni, rappresentano, per me, degli autentici cult.

Film che ho visto e rivisto, talmente tante volte, che quasi li conosco a memoria.

Scegliere il preferito è difficilissimo.

In generale non mi piacciono le categorie, e neanche i confronti.

Come si fa a dire se piace di più Anna Karenina o Guerra e Pace, Le quattro stagioni di Vivaldi, o la Sinfonia dal Nuovo Mondo di Dvorak?

Analogo discorso vale per la cinematografia.

Però, fra tanti, I soliti ignoti, ha un posto speciale nella mia "non classifica".

Il cast eccezionale, Mastroianni, Gassman, Renato Salvatori, Totò e Tiberio Murgia, la trama ben congegnata, fanno di questo film, un autentico capolavoro.

La storia è nota; una "banda" di amici, decide di rubare la cassaforte del banco dei pegni.
Nessuno di loro, però, appartiene all'ambiente della malavita, quindi, quella che sembrerebbe un'impresa semplice, si rivela un insuccesso completo, e l'unica cosa che riusciranno a "rubare", è un piatto di pasta e ceci.

L'insensatezza dell'operazione, l'umanità dei protagonisti, gli imprevisti, i colpi di scena, rendono questo film semplicemente geniale.

Tutti, in teoria, vogliono tentare il furto, e tutti danno il loro apporto.
Nei fatti, però, ognuno è restio, alle prese con la sua coscienza, certo di commettere un'azione che avrà ripercussioni, non solo su se stesso, ma anche sulle persone che fanno parte del loro mondo affettivo.

Il film è un efficace spaccato sull'Italia degli anni del dopoguerra, della città in espansione.

Alla fine del film, i protagonisti, dopo essere riusciti ad entrare nell'appartamente, dal quale potranno poi accedere al banco dei pegni, dopo aver passato metà della notte a sfondare il muro divisorio, tra l'appartamento e il banco dei pegni, si troveranno nella cucina dello stesso appartamento.
Rendendosi conto che, ricominciare di nuovo porterebbe via troppo tempo, e realizzando che in realtà nessuno di loro, aveva veramente intenzione di compiere il furto, si accontenteranno della cena preparata dalle padrone di casa, due sorelle momentaneamente fuori città.

La cena, un semplice piatto di pasta e ceci, diventa il momento focale del film, quello nel quale i protagonisti, ammettono di essere più portati a lavorare che a rubare.

La pentola di pasta e ceci, adocchiata da Capanelle, nel film l'eterno affamato, distrattamente, passa di mano in mano, fino a diventare il punto di attrazione e focalizzazione: "non male!", "ovvio, l'ha preparata Nicoletta", la cameriera della quale Gassman si innamora, "ci vorrebbe un filo di olio in più", fino ad arrivare alla battuta, diventata celebre, detta da Tiberio Murgia: "femmina piccante, prendila per amante, femmina cucinera, prendila per mugliera".

Ed è proprio questa scena, esilarante e tenera allo stesso tempo, che segna e compendia l'intero film.

Il giorno successivo al tentato e fallito colpo, i giornali, beffardamente, riporteranno, pressappoco, il titolo: I soliti ignoti hanno rubato una pentola di pasta e ceci.

La pasta e ceci è un classico della nostra cucina, un piatto unico completo. L'ho preparata insaporendola con erbe aromatiche. Come pasta ho utilizzato le fettuce, un tipo di pasta lunga.
In questo caso, l'ho abbinata ad un semplice bicchiere d'acqua.
Nell'Italia degli anni cinquanta, al massimo si trovava un vinello senza pretese, e non credo che il tè in foglie fosse molto diffuso...

Pasta e ceci

ingredienti per quattro persone:

200 g. di ceci secchi,
320 g.di fettucce,
2 spicchi di aglio,
erbe aromatiche, (alloro, salvia e rosmarino),
olio extravergine di oliva,
sale,
pepe.

Almeno 12 ore prima, mettete a bagno i ceci. Quindi sciacquateli e poneteli in una pentola con un paio di foglie di alloro, ricopriteli di acqua e fateli cuocere per un paio d'ore. Eventualmente, aggiungete acqua calda.
Unite i 2 spicchi di aglio, le erbe aromatiche tritate grossolanamente, due cucchiai di olio extravergine, salate e fate cuocere per una ventina di minuti a fiamma media. A questo punto aggiungete le fettucce precedentemente spezzate. Portate a cottura, aggiungendo, se fosse necessario, acqua calda.
Pepate e servite subito.

lunedì 7 febbraio 2011

Letta, fatta!




Come tutte le persone amanti della cucina, ho una vasta collezione di libri, riviste, appunti, e fogli volanti, tutti dedicati a questo argomento.
I libri e le riviste, li sfoglio con attenzione, li leggo dall'inizio alla fine, compilo una lista di ricette da fare, e poi...

Poi, trovo una ricetta che mi interessa di più, ne penso una e "devo farla", preparo un piatto della nostra tradizione, rielaboro una ricetta.

Qualche giorno fa, ho acquistato il numero di febbraio de La Cucina, la rivista mensile del Corriere della Sera, lo sfoglio e mano a mano che leggo le varie ricette, inizio a compilare una lista mentale, niente di scritto, ero in metropolitana, di tutte le ricette che mi interessavano.

Le liste erano più di una. Le ricette da fare così come riportate sulla rivista, e quelle da modificare.



Diciamo che era un modo per ingannare il tempo della corsa.

Ed invece...Sarà che le torte salate sono una delle mie passioni, oppure che ho nel freezer due rotoli di pasta sfoglia, che devono essere consumati, aggiungiamo che l'ingrediente principale era il radicchio, che come sapete lo utilizzo in mille versioni, senza indugio, sabato per cena ho preparato la torta salata ricotta e radicchio, proposta dalla rivista.

Incredibile, l'ho preparata senza apportare alcuna variazione. Ma per me, non erano necessarie.
La ricetta prevede ricotta, emmentalere e radicchio.
Mi intrigava molto l'abbinamento radicchi e ricotta, di conseguenza, non avrebbe avuto senso variare i due ingredienti.
L'emmentaler è un formaggio dolce, che non avrebbe coperto il sapore delicato della ricotta, quindi, perchè cambiare?

Eppoi, diciamocela tutta, il divertimento, la creatività, l'avrei espresso nell'abbinamento col tè.

Che cosa abbinare ad una torta salata, preparata con pasta sfoglia, quindi una pasta dal sapore deciso, farcita con radicchio e ricotta?
Volevo evitare i soliti abbinamenti, provare qualcosa di nuovo, di diverso.

Dopo aver aperto più di un barattolo, annusato, immaginato, ho optato per un tè floreale.
Ebbene si, ho abbinato alla torta salata, il tè verde cinese al gelsomino.

In gioco sono entrati diversi fattori, anche l'idea di una staffetta ideale fra una verdura tipicamente invernale, e un fiore profumatissimo, che per me è sempre il simbolo della primavera.

L'accostamento mi è piaciuto molto. La torta era deliziosa, e tra una fetta e l'altra ho preparato più di una teiera di tè, caldo e profumato.

Torta di radicchio rosso di Treviso

ingredienti per 1 torta

250 g. di pasta sfoglia,
300 g. di radicchio rosso di Treviso,
200 g. di ricotta,
50 g. di emmentaler affettato sottilmente,
40 g. di parmigiano grattugiato,
1/2 cipolla,
1 uovo,
olio extravergine di oliva,
sale.

Mondate il radicchio, lavatelo, asciugatelo e tagliatelo grossolanamente. Sbucciate la cipolla e tritatela, poi fatela appassire a fiamma bassa in un tegame con un cucchiaio di olio per 5 minuti, mescolandola spesso.
Unitevi il radicchio, salate leggermente, mescolate, incoperchiate e lasciate cuocere per 8-10 minuti.
Raccogliete in una terrina la ricotta, il parmigiano, unitevi l'uovo e mescolate.
Bagnate un foglio di carta da forno, strizzatelo e utilizzatelo per foderare una teglia.
Stendete la pasta sfoglia in un disco sottile e disponetelo nella teglia; distribuitevi sopra il radicchio, copritelo con il composto alla ricotta, completate disponendovi sopra l'emmentaler affettato e infornate a 180° per circa 30 minuti.
Servitela calda.



Ho abbinato il tè verde cinese al gelsomino.

mercoledì 2 febbraio 2011

Identità golose. Diario di una food blogger nel mondo dell'alta cucina





E' molto difficile riassumere in un post, le emozioni, le sensazioni, provate in questi giorni ad Identità Golose, il congresso italiano di alta cucina.

E' stato molto bello parteciparvi in qualità di food blogger.
Quando, qualche settimana fa, ho ricevuto la e-mail di invito al congresso, non ho esitato un solo istante ad accettare.

Dopo aver letto il programma, ho realizzato che sarebbe stato bello avere il dono dell'ubiquità.
Consapevole di non averlo, e considerato che, quest'anno, Identità Golose, si svolgeva nella stessa sede di Winelove, altro appuntamento interessante, ho deciso che mi sarei lasciata guidare dall'istinto, avendo come punto di riferimento alcuni incontri che proprio non volevo perdere.

Domenica, munita di taccuino, macchina fotografica e penna, sotto una leggera nevicata, è iniziata l'avventura.



La regione ospite di quest'anno, il Piemonte, ha presentato una serie di prodotti di alto livello.

Ad affiancare il Piemonte, vi erano le eccellenze di molte regioni italiane.



Il programma fittissimo di appuntamenti, si snodava tra il tema portante del "lusso della semplicità", e le varie identità della nostra cucina, la pasta, il riso, il miele.
La semplicità, parola per me magica, è davvero un lusso, in cucina come in altri ambiti.

Mi è piaciuto molto, che in un contesto gastronomico, fosse presente il binomio cibo letteratura.
Quest'anno, si celebra il cinquantesimo anniversario della scomparsa di Ernest Hemingway.
Nel corso del congresso, lo chef Moreno Cedroni, ha presentato un menù dedicato allo scrittore.

Il menù, a base di pesce, ricordava le passioni gastronomiche di Hemingway.





Il dessert è stato preparato con crema ai lamponi, ribes, croccante e gelato alla violetta.





Baccalà cotto in olio a 80°, accompagnato da cardamomo e pesce spada.



Trota grigliata, accompagnata dal Pata Negra, su letto di crema di lenticchie.







Ostriche, granita di ostriche, scalogno, e panna acida. Burro alla nocciola. Pesce spada scottato, dadini di ananas, filetti di peperoncino verde e daikon. In un menù dedicato ad Hemingway, poteva mancare il mojito?



Tatsuya Iwasaki, ha presentato due dessert. Il primo era semplice e raffinatissimo.
Lo strudel destrutturato. Un classico della nostra cucina, presentato in una veste completamente diversa, dove ogni ingrediente era riconoscibile.
A prima vista sembrava una zuppetta di mele, accompagnata da gelato e croccante.
Poi al primo assaggio, tutto si ricomponeva, lo strudel, con i suoi profumi e aromi era percepibile, ma accompagnato da una nota di freschezza, conferito dalla zuppetta e dal gelato alla grappa.
La sfoglia, regalava la croccantezza tipica dello strudel.



Altra rivisitazione. Il canederlo, presentato dallo chef Alfio Ghezzi. Invece del pane la fregola.
Molto interessante l'utilizzo della fregola, un tipo di pasta tipico della Sardegna, per preparare un piatto tipico trentino.



Massimo Bottura eletto chef internazionale dell'anno.





Gennaro Esposito, premiato chef dell'anno.
Lo chef napoletano ha presentato alcuni piatti, preparati con le verdure tipiche dell'orto campano e con materie prime del sud.
Anche in questo caso piatti rivisitati, e nei quali la semplicità è un autentico lusso.
La minestra maritata, uno dei piatti, a base di verdura, più importanti della cucina campana, solitamente preparata per il pranzo di Natale, presentata col pesce.
In questo caso, matrimonio tra orto e mare.

Il risotto, piatto tipico del nord, preparato con un brodo di limoni, ingrediente importante nella costiera sorrentina ed amalfitana, e mantecato con triglia e la parte esterna della burrata, presentato su un letto di crema di broccoli.



Yoshihiro Narisawa, il grande chef giapponese, mi ha aperto un mondo.
Ha presentato alcune portate semplicissime, tutte ottenute con prodotti del bosco e del sottobosco, ma molto particolari e oggettivamente geniali.
Il suo discorso si è snodato attraverso tre temi portanti:

1) Coesistenza di sostenibilità e gastronomia,
2) Il progresso della tecnica tradizionale.
3) Creare dal nulla.

E' stato emozionante, vedere questo chef all'opera, e affrontare con molta naturalezza argomenti, che partendo dalla gastronomia arrivano alla salvaguardia dell'ambiente e viceversa.
Argomenti che dovrebbero essere, alla base del nostro vivere quotidiano.
Ha presentato anche un piatto chiamato "preghiera", preparato col radicchio di Gorizia, ispirato da una storia di guerra, che gli è stata raccontata lo scorso inverno.




Ho conosciuto anche molti blogger, con alcuni dei quali sono entrata subito in sintonia.
E' stato bello il confronto sul modo di vivere il blog, su cosa significa fare blog.