giovedì 30 dicembre 2010

Risotto di zucca ai semi e ringraziamenti





Natale è passato, ma la tosse e la stanchezza sono rimaste. Per fortuna i miei "amici libri", sono sempre disponibili nel farmi compagnia, così, le mie giornate trascorrono tra una tazza di tè (in verità molte), la lettura dei libri e quella delle riviste di cucina.
Come sempre alterno la lettura di libri già letti a quella di libri nuovi. Dove per nuovi intendo sempre classici che ancora non ho letto e letteratura contemporanea, solitamente americana.
Lo sapete, ho una grande passione per P. Roth, J. Franzen e Paul Auster.

Tra l'altro Paul Auster ha da poco pubblicato il suo ultimo libro "Sunset Park", e in questi giorni lo sto leggendo. Bello e intenso come tutti i suoi libri.




Ringrazio tutti gli amici, blogger e lettori del mio blog, che mi hanno lasciato un messaggio sul blog, o scritto e-mail sulla mia casella personale.
Grazie davvero, siete stati tutti molto gentili e carini.

Ringrazio anche Maria, mia compagnia di swap per il pacco che mi ha mandato.
Non appena sto meglio, scarico le foto sul pc, e le pubblico. Maria mi ha inviato dei dolci tipici natalizi, home made.

Il risotto fotografato, l'ho preparato qualche giorno prima di Natale.
E' un risottino semplice e leggero: non è stato sfumato col vino e non l'ho mantecato col burro.
Potrei quasi definirlo un piatto fusion, infatti, oltre al pecorino di Pienza, l'ho arricchito con semi di girasole e zucca.
Idea felice. I semi di zucca e girasole, oltre ad insaporire il risotto, sono ricchi di proprietà benefiche per il nostro organismo.
Inoltre la loro croccantezza, ha creato un contrasto interessante con la cremosità del risotto.

Come sempre ho abbinato il tè. E' ridondante scriverlo, ma pasteggiare col tè mi piace molto.
Mi permette di esplorare nuovi mondi, di scoprire nuovi abbinamenti, di trovare gusti nuovi nei cibi.

In questo caso ho abbinato un tè nero cinese, un pregiato
Yunnan d'Or. Un tè proveniente dalla regione dello Yunnan.

Il suo gusto corposo ben si abbinava alla zucca e ai semi.

Questo piatto e il relativo abbinamento col tè, è stata proprio una commistione tra mondi diversi, il risotto, piatto tipico della nostra tradizione gastronomica, i semi, tipici di cucine etniche e il tè.
Considerandolo un piatto unico, ho abbondato col riso.

Risotto di zucca ai semi

ingredienti per due persone:

200 g. di riso,
650 g. di zucca,
40 g. di pecorino di Pienza,
parmigiano reggiano,
brodo vegetale,
olio extravergine di oliva,
1 scalogno,
semi di zucca,
semi di girasole,
sale,
pepe.

Tritate lo scalogno e fatelo soffriggere in due cucchiai di olio extravergine d'oliva, unite la zucca lavata e tagliata a tocchetti, aggiungete un mestolo di brodo bollente e cuocete fino a quando il brodo sarà evaporato e la zucca risulterà morbida, ma non sfatta.
Unite il riso, fatelo tostare, salate, e portate a cottura aggiungendo mano a mano brodo caldo.
A metà cottura unite una manciata di semi di zucca e di girasole.
A fine cottura mantecate con due cucchiai di parmigiano reggiano grattugiato e il pecorino di Pienza tagliato a dadini, eventualmente aggiungete un altro po' di brodo, pepate, mescolate bene per amalgamere i formaggi, fate riposare per un paio di minuti e servitelo.




Ho abbinato il tè nero Yunnan d'Or

venerdì 24 dicembre 2010

Natale "raffreddato"

"Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi"....

....e la febbre? E' arrivata, ovviamente, inattesa ed imprevista.
Così da qualche giorno sono a letto con febbre, tosse e raffeddore.
Invece di prepare primi piatti e sfornare dolci, sono alle prese con termometro, antipiretici e antibiotici.
Una noia. Alleviata dalla lettura.

Che altro se po' fà a letto, con la febbre????

Per questo motivo, in questi giorni, non sono riuscita ad aggiornare il blog e passare a salutarvi.

Però volevo, comunque, farvi gli auguri di buon Natale.

Poi, appena starò meglio, passerò da tutti voi e riprenderò a postare.

Buon Natale

Giovanna

lunedì 20 dicembre 2010

Tè Noel





Ogni anno che passa avverto sempre meno l'atmosfera del Natale. E parlo di una festività che mi piace molto. Ma la vita mi prende, sono assorbita da tante cose e mi accorgo del Natale quando è passato.
Ma in realtà cos'è lo spirito del Natale? E' una domanda alla quale si possono dare tante risposte: la festa cattolica, la condivisione con gli altri, il riunirsi delle famiglie, il ritornare bambini e rivivere quella magia, voler donare qualcosa agli altri, mangiare una pietanza che ci ricorda una persona, una situazione, una città, una tradizione.



Almeno per me, lo spirito del Natale è uno stato d'animo. E' sentirmi in sintonia con me stessa e gli altri.
E' cucinare delle pietanze, che hanno un significato per me e per le persone alle quali voglio bene.

Significato che può essere anche simbolico. Un esempio per tutti, la Vigilia di Natale.
Non mangio mai a pranzo, ma, come si fa a Napoli, ceno la sera.
Portate a base di pesce. Non necessariamente ricette napoletane, ma pesce si. E' un simbolismo al quale non rinuncio.
Ma non preparo mai i dolci tipici napoletani.



Non mi piacevano quando abitavo a Napoli, e per me non hanno alcun significato, mentre il tronchetto natalizio, dolce tipico della tradizione francese, mi è sempre piaciuto.
Da bambina mi incantava vederlo nelle vetrine delle pasticcerie, quelle poche che lo presentavano, in mezzo ad un trionfo di roccocò, struffoli, cassatine e dolci vari.

Che dire, quel dolce dalla forma di un tronco nodoso, ben decorato, mi ricordava un bosco in inverno, gli alberi spogli per la stagione, ma pronti a riempirsi di foglie la successiva primavera.

Quel dolce, per me era il simbolo dell'inverno, e le sue allegre e festose decorazioni simboleggiavano il Natale.

Da quando ho iniziato a cucinare, l'ho sempre preparato.

Stesso discorso per il .
Sicuramente non è la nostra bevanda nazionale. Ma io lo amo moltissimo. Lo bevo tutto l'anno. Caldo. In purezza.

Più entro nel mondo del , meno bevo miscele e tè aromatizzati.

Tra le varie degustazioni, letture e approfondimenti mi piacciono molto specifici.

Però....c'è un però!

Qualche anno fa, quando iniziai a bere il in modo "serio", quindi teiera, tè in foglie, temperatura di infusione diversa a seconda del tipo di tè e così via, comprai, agli inizi di novembre il tè nero arancia e cannella. Una miscela di tè, aromatizzati.

Giorno dopo giorno, tornando dal lavoro, mi piaceva prepararmi il tè. Ascoltavo un cd scelto con attenzione, a volte anche hard rock come i Deep Purple o i Led Zeppelin, spegnevo le luci, accendevo le candele, e mi concedevo una pausa piacevole, prima di iniziare a preparare la cena, riordinare e varie.

Ebbene il tè nero arancia e cannella, col tempo ha assunto la simbologia dell'autunno, del rientro a casa, dell'interiorità.

Dal tè nero arancia e cannella, al tè Noel, il tè di Natale il passo è stato breve.

Adesso a Natale preparo sempre un tè, partendo da un tè gia aromatizzato, al quale aggiungo io altre spezie, o da un tè nero puro, che aromatizzo.

Quando sento l'odore del tè aromatizzato, magari accompagnato da quello dei biscotti appena sfornati, avverto, dentro di me, lo spirito del Natale.

E ritrovo quella Magia, che gli anni, inevitabilmente, appannano.

Il tè di Natale è un tè nero, aromatizzato, principalmente, con scorzette d'arancia, vaniglia e mandorle. A questi ingredienti, si possono aggiungere altre spezie, quali il pepe, la cannella, l'anice stellato, i chiodi di garofano.

Quello preparato da me, presentato nel post, è stato realizzato partendo da un tè nero aromatizzato alla vaniglia, alla quale ho aggiunto scorzette d'arancia, anice stellato, pepe di
Sechuan, stecca di cannella e chiodi di garofano.

Una miscela profumatissima e corroborante. Deliziosa da abbinare a biscotti, panettoni, pandori, dolci tipici e...
tronchetto natalizio!

Tè Noel

per 1/2 litro di tè:

1/2 litro di acqua minerale,
5 g. di tè nero alla vaniglia,
un paio di chiodi di garofano,
un paio di semi di pepe di Sechuan,
un paio di frutti di anice stellato,
una stecca di cannella,
qualche scorzetta d'arancia.

In una teiera ponete i vari ingredienti, aggiungete l'acqua alla temperatura di 95°, ponete in infusione per 4 minuti, filtrate e bevete caldo.
Il tè dev'essere preparato con la teiera scoperta, in modo che possa ossigenarsi.

sabato 18 dicembre 2010

Pane ai semi




Era da qualche tempo, che avevo voglia di preparare un pane con i semi. Diverso dal solito, composto da farine integrali e farina di segale.

Non volevo il solito pane preparato con la farina 00, o col grano duro, ma qualcosa di particolare, versatile, che potesse accompagnare tutte le pietanze, dal salato al dolce, regalando un tocco in più.
Inoltre, mi piaceva che i semi fossero parte dell'impasto, non utilizzati soltanto come croccante copertura.



Poichè la farina di segale non è ricca di glutine, ne ho utilizzato una minima quantità. Avevo bisogno di regolarmi e capire come procedeva la lievitazione.
Preoccupazione inutile, dopo circa 2 ore l'impasto era lievitato benissimo.



Il risultato è stato un pane buonissimo, che mi ha ripagata della preparazione lunga e laboriosa.

Le pagnottine risultavano morbidi e fragranti, la mollica ben alveolata e compatta, la crosta croccante.

Ho preparato una
biga circa 14 ore prima. Come ho già scritto, in questo modo la lievitazione risulta migliore, il pane più leggero, più morbido e fragrante e dura anche diversi giorni.



Pur non essendomi convertita alla surgelazione, le mie idee in merito alla bontà dei prodotti consumati appena pronti, non sono cambiate, ho preparato circa 2 kg. di impasto, in questo modo ho potuto surgelare un buona parte del pane, e consumarlo quando necessario.
Una volta scongelate le pagnottine erano ottime, hanno riacquistato la fragranza e la morbidezza che avevano appena pronte.

Potrebbe essere simpatico, per il pranzo di Natale, preparare un cestino di pani di diverse fogge e diversi gusti, come questo ai semi, da offrire ai commensali.



In ogni caso, il pane non surgelato ha mantenuto al sua fragranza per diversi giorni.
Una volta, un maestro panificatore ha affermato che, il pane buono si riconosce a distanza di giorni. Appena sfornati tutti i pani sono gustosi.
Tutti no, a volte ne compro al supermercato alcuni....

Questo pane ha rallegrato le mie colazioni settimanali, quelle del fine settimana, senza lo stress di dover correre e uscire presto di casa, sono già di suo allegre.

Nella foto che vedete l'ho abbinato ad una marmellata di fragole, tè nero arancia e cannella e anche se non si sente, per dare una sferzata alla giornata, in sottofondo(?) c'erano le note della parte introduttiva della
nona sinfonia di Beethoven.
Quando si parla della nona sinfonia di Beethoven, si pensa subito all'Inno alla gioia. Indubbiamente un capolavoro, ma a me piace tantissimo la parte introduttiva, con quella sequenza di note che sembrano inseguirsi, in maniera caotica e disordinata.
E qui mi fermo, perchè sebbene ami molto la musica classica, mi piace andare a sentire concerti dal vivo, non ho le competenze per poterne parlare, se non in maniera dilettantesca.




Tornando al pane, dai 2 kg. di impasto ho ricavato dieci pagnottine di circa 200 g. Ovviamente si possono fare di pezzature diverse, l'importante è che siano, all'incirca, tutte delle stesse dimensioni, altrimenti potrebbero risultare cotte non in maniera uniforme.

Ho cotto al vapore, non avendo il forno con la funzione specifica, ho messo nel forno, un dieci minuti prima di infornare il pane, un tegamino, in questo modo si è creato un ambiente ricco di vapore, poi dopo circa 10 - 15 minuti di cottura del pane, quando non era più a "rischio" la lievitazione, ho tolto il tegamino, mi stavo ustionando, ma quella è un'altra storia, altrimenti il pane risultava troppo croccante.

Pani ai semi

ingredienti per dieci pagnottine di circa 200 g.

per la biga:

200 g. di farina 00,
100 g. di acqua,
5 g. di lievito,

per l'impasto:

585 g. di farina 00,
185 g. di farina 0,
150 g. di farina di segale,
150 g. di farina integrale,
20 g. di lievito,
1,5 cucchiai di malto,
30 g. di semi di lino,
30 g. di semi di girasole,
15 g. di semi di zucca,
10 g. di semi di sesamo,
10 g. di sesamo di papavero,
20 g. di sale,

per la copertura:

semi misti.

Per la biga, lavorate insieme acqua a temperatura ambiente, farina e lievito, ottenete un panetto, ponetelo in un contenitore, ricopritelo con un panno umido e lasciatelo lievitare per circa 14 ore.
Quindi setacciato le varie farine, miscelatele, unite il lievito, il sale, il malto, la biga e aggiungete acqua a temperatura ambiente.
Iniziate ad ammorbidire la biga, poi procedete ad impastare.
Quando otterrete un composto piuttosto omogeneo, aggiungete i semi e lavorate l'impasto, fino a quando i semi sono ben incorporati.
Poneteloin un contenitore capiente, ricopritelo con un un panno umido e fate lievitare, fino a quando l'impasto risulterà raddoppiato, nel mio caso circa 2 ore.
A questo punto lavorate brevemente l'impasto, pesatelo, pezzatelo, passate ogni pagnottina nel mix di semi, ponetele su una teglia ricoperta di carta forno.
Fate lievitare al riparo da correnti d'aria per circa 20 minuti e cuocete in forno preriscaldato a 220°, a vapore, per circa 25 minuti.


mercoledì 15 dicembre 2010

Gnocchi di ricotta al ragù di prosciutto e porri





La prima volta li ho mangiati a Salò, in una trattoria scelta accuratamente. Sala piccola e confortevole, prodotti del territorio, conduzione familiare.

Sebbene gli gnocchi di ricotta non siano una specialità del Garda, il sughetto di accompagnamento, pomodorini e funghi delle Valtenesi, era sicuramente legato alla territorialità e alla stagionalità.
Infatti erano i primi di giugno, aveva piovuto copiosamente per giorni, e sulle Valtenesi erano spuntati i funghi.

Ricordo un primo piatto molto gustoso, dove tutti i sapori erano equilibrati e bilanciati.
Il ristroratore, gentilissimo, appresa la mia passione per la cucina, mi presentò il cuoco e mi fece fare un giro in cucina.

Mi ero sempre ripromessa di prepararli, poi tra una ricetta e l'altra, ho sempre rimandato.




Un mesetto fa, avevo della ricotta piemontese, artigianale, molto consistente ed ho capito che era proprio il caso di preparare gli gnocchi.

Tra l'altro, rispetto a quelli di patate, o di zucca, sono veramente veloci da fare.
Tra la preparazione dell'impasto, quella degli gnocchi, la relativa lessatura e il sugo, ho impiegato molto meno di un'ora.

La ricetta l'ho presa in internet, purtroppo ho fatto il copia - incolla su un foglio di word e non ho segnato il nome del blog, ma da un rapido giro fra blog e siti, ho visto che le ricette grosso modo si equivalgono.

Cambia il sugo. Io ho deciso di preparare un rapido "ragù" con i porri, che come avrete capito mi piacciono tantissimo, il prosciutto crudo e aromatizzato il tutto da una manciata di nocciole tostate e tritate a mortaio.
Regolatevi col sale, tenendo cotto della sapidità del prosciutto.

Un paio di fette di prosciutto le ho tagliate a metà e "tostate" in padella, per creare un contrasto di consistenze, tra il morbido degli gnocchi e il croccante del prosciutto.

Gli gnocchi erano talmente buoni, che abbiamo fatto il bis. Infatti, li ho considerati piatto unico e ho fatto la dose per quattro persone.

A Salò, ma non poteva essere diversamente, li accompagnai da un vino bianco, sempre del territorio.

Ed io? Indovinate un po'???? Avete detto ? Giusto! Ho abbinato un raffinato e pregiato tè verde giapponese, il Gyokuro Kansai, già utilizzato per la preparazione di un
risotto.

In genere ai latticini abbino il
Grand Keemun, in questo caso, mi attirava l'idea di un tè verde, e il Gyokuro Kansai, col suo sapore morbido, accompagnava bene la sapidità del prosciutto, inoltre la sua persistenza reggeva il sapore delicato della ricotta.

Gnocchi e abbinamento da rifare. Intanto, ho già rifatto gli gnocchi seguendo il mio estro...., ovvero una nuova idea!!!

Gnocchi di ricotta al "ragù" di prosciutto e porri

ingredienti per 4 persone:

per gli gnocchi:

250 g. di ricotta piemontese,
180 g. di farina,
6 cucchiai di parmigiano reggiano,
1 uovo,
noce moscata,

per il sugo:

80 g. di prosciutto crudo di Parma,
1 porro,
1 manciata di nocciole,
1 cucchiaio di olio extravergine di oliva.

Per prima cosa preparate gli gnocchi: impastate la ricotta con la farina setacciata, il parmigiano reggiano, l'uovo e una grattugiatina di noce moscata, amalgamate bene.
Su un tagliere infarinato suddividete l'impasto, preparate dei cilindri, tagliateli con un coltelli e poneteli su un vassoio infarinato.
Intanto tagliate a rondelle il porro, stufatelo in una capace casseruola con l'olio e un paio di mestolini di acqua. A fine cottura aggiungete il prosciutto, meno un paio di fette, tritato grossolanamente a coltello.
Le restanti fette tostatele in una padella antiaderente e tenetele da parte in caldo.
Lessate in abbondante acqua salata gli gnocchi, mano a mano che affiorano in superficie tirateli su, poneteli in un colapasta, quindi versateli nel sugo, aggiungete le nocciole, precedentemente tostate e tritate, amalgamante a fiamma vivace il tutto.
Servite caldo, accompagnato dalle fette di prosciutto tostate.



Ho abbinato il tè verde giapponese Gyokuro Kansai

domenica 12 dicembre 2010

Tortini fondenti al cioccolato




Come vi avevo accennato nello scorso post, la giornata dell'Immacolata l'ho dedicata al relax.

Ho scongelato i
ravioli al radicchio, appositamente preparati in quantità maggiore e poi, inaugurazione della teiera di terracotta e lettura.

Anche se non sono un'amante dei dolci, ho una grande passione per il cioccolato. D'inverno mi piace prepare la
cioccolata calda, o mangiare cioccolato, assolutamente fondente, in purezza o con nocciole, mandorle o aromatizzato.

Così, relax e riposo a parte, ho pensato di preparare i tortini al cioccolato che vi posto oggi, adocchiati sul libro di
Donna Hay, Ricevere in un istante, ricevuto in regalo da alcune amiche.

Tortini semplicissimi, ma molto saporiti e caratterizzati da un cuore di cioccolato fondente.

La ricetta l'ho realizzata identica all'originale, mi sono limitata a sostituire i lamponi, che Donna Hay suggeriva come accompagnamento al tortino, con marmellata di fragole.
Il motivo è semplice: i lamponi non sono di stagione, e in casa nostra consumiamo rigorosamente frutta e verdura di stagione.

Inoltre, nel libro non viene indicato la percentuale di cacao del cioccolato, io ho utilizzato fondente all'85 %.

Inutile dire che li abbiamo gustati accompagnati da una tazza di un buon , caldo e fumante.
L'idea era di abbinarlo ad un particolare, poi sono andata sul classico: arancia, cioccolato e cannella, quindi ho preparato il tè arancia e cannella, abbinamento sicuramente ovvio e scontato, ma decisamente buono.

I tortini li ho preparati poco prima di mangiare.
Come è riportato nel libro, il cuore di cioccolato, rimane morbido per circa un'ora. Dopo è necessario scaldarli per qualche minuto.

Tortini fondenti al cioccolato

ingredienti per 4 persone:

30 g. di farina setacciata,
40 g. di zucchero a velo setacciato,
80 g. di farina di mandorle,
2 albumi montati a neve,
80 g. di burro fuso,
160 g. di cioccolato fondente fuso,
4 quadretti di cioccolato fndente da 10 g,
marmellata di fragole per servire.

Scaldate il forno a 150°. Mettete in una ciotola la farina, lo zucchero, la farina di mandorle, gli albumi, il burro e il cioccolato e mescolate bene. Versate metà del composto in 4 cocottine da 125 ml leggermente imburrate. Appoggiateci sopra i quadretti di cioccolato e versateci sopra il composto rimasto.
Infornate per 20 minuti, o finchè sono cotti, ma ancora fluidi all'interno. Fate riposare nelle cocottine per 5 minuti prima di sformarli.
Serviteli con un cucchiaino di marmellata di fragole.



Ho abbinato un tè nero arancia e cannella

mercoledì 8 dicembre 2010

Ravioli radicchio e taleggio





Quanto mi piacciono queste giornate festivi infrasettimanali! Riesco a dedicarmi con calma alle mie passioni, a non correre sempre, a tirare il fiato.
Ultimamente mi sembra di essere una trottola impazzita.

Stamattina, senza fretta ho preparato il , inaugurando la nuova teiera di terracotta.
Un rito nel rito. Perchè se per preparare il è necessario seguire un (piacevole) rituale, prima di utilizzare una teiera di terracotta, ci sono una serie di passaggi, fondamentali, da fare.
Passaggi che servono per la teiera e che mi sono piaciuti perchè l'ha resa più mia.
In un mondo dove tutto è standardizzato è bello utilizzare un oggetto creato a mano, non usa e getta, e che devi anche "preparare" prima di utilizzarla.
Ma vi parlerò più a lungo e dettagliatamente di questo "gioiellino".

Quindi, preparato con la teiera, colazione col pane preparato da me, un paio di settimane fa e surgelato, che quanto prima vi posterò, e marmellata.

Da poco ho finito di leggere Passaggio in India di E. M. Forster, oggi ho iniziato l'ennesima rilettura di Camere separate di P. V. Tondelli.

Come ho più volte scritto, leggo essenzialmente i classici, e fra gli autori contemporanei pochissimo gli italiani.

Ma Tondelli è un caso a parte. E' un grande scrittore, scomparso precocemente, di cui ho letto e riletto tutto.
Sono sempre alla ricerca di inediti ed altro, ma è stato, ormai, pubblicato tutto.

Proprio qualche giorno fa, il quotidiano
La Stampa, dedicava un articolo al primo libro scritto da Tondelli, Altri libertini.

Camere separate è, invece, il suo ultimo libro. Un romanzo bellissimo sul mestiere di scrittore, le difficoltà dell'amore, la vita di provincia, il viaggio.

Poi ho preparato i tortini al cioccolato, altra ricetta da postare.

E i ravioli di oggi?
E' necessaria una premessa. Sabato ho deciso di preparare come "pranzo" domenicale i ravioli con un ripieno di stagione.

Come sapete il radicchio, soprattutto quello tardivo, mi piace moltissimo e dopo averlo brasato l'ho abbinato al taleggio e alle nocciole tritate per il ripieno.

Ne ho preparato una dose doppia, la metà li ho surgelati e oggi mi sono limitata a preparare i tortini al cioccolato.



I ravioli, conditi in modo diverso domenica ed oggi, erano delizioso, gli ingredienti per il ripieno ben calibrati e la surgelazione non ha inficiato il gusto.

Domenica li ho conditi con una noce di burro fuso e nocciole tostate e tritate al mortaio.



Oggi sempre col burro fuso, ma invece delle nocciole, parmigiano reggiano grattugiato.

Entrambe le versioni sono state gustose.

Tra l'altro potrebbero rappresentare una valida idea per il pranzo di Natale.

Come sempre ho abbinato il , avevo ancora un po' del pregiatissimo First Flush del
Darjeeling, che ho centellinato in attesa dell'"occasione" particolare, ed oggi l'ho utilizzato, anche perchè se "il buon vino invecchiando migliora", un pregiato tè, invecchiando perde sapore e fragranza.
Le sue note fruttate e il suo gusto morbido, si abbinavano benissimo con i sapori decisi del radicchio e del taleggio.

Nota di servizio: avete notato, ho cambiato il modello del blog, anche se devo lavorarci ancora.
Vi piace? Cosa ne pensate?

Ravioli radicchio e taleggio

per 4 persone, 48 ravioli:

per l'impasto:

240 g. di farina 00,
60 g.di semola di grano duro,
3 uova,

per il ripieno:

450 g. di radicchio tardivo,
80 g. di taleggio,
1 scalogno,
25 g. di nocciole,
2 cucchiai di parmigiano reggiano grattugiati,
latte,
olio extravergine d'oliva,

per il condimento di metà dei ravioli:

50 g. di burro,
20 g. di nocciole tritate.

Per prima cosa preparate l'impasto, seguendo le istruzioni riportate
qui.
Mentre l'impasto riposa, preparate il ripieno: tritate finemente lo scalogno e soffriggetelo in una casseruola, con un cucchiaio di olio extravergine d'oliva; aggiungete il radicchio lavato e tagliato a listarelle, salate, coprite d'acqua e fatelo appassire molto bene, fino a quando tutta l'acqua si sarà consumata.
A fine cottura aggiungete il taleggio tagliato a dadini, un filo di latte e fate sciogliere, a fiamma bassa, il formaggio, fino ad ottenere un composto omogeneo.
Aggiungete le nocciole tritate nel mortaio e il parmigiano reggiano.
Amalgamate bene il tutto.
Stendete la pasta e aiutandovi con una sac a poche, o un paio di cucchiaini disponete il ripieno sulla sfoglia, ricoprite con un'altra sfoglia e con un coppapasta ricavate i ravioli.
Lessateli in abbondante acqua salate. Conditeli col burro fuso e cospargeteli con la granella di nocciole. O in alternativa, con burro fuso e parmigiano reggiano grattugiato.



Ho abbinato il tè nero indiano First Flush del Darjeeling

domenica 5 dicembre 2010

Degustazione di tè neri cinesi




La scorsa settimana ho partecipato ad una degustazione di tè.
Come sempre si è svolta presso la Scuola de La Cucina Italiana, relatrice la Sig.ra Barbara Sighieri de La Teiera Eclettica.

Questa volta l'argomento riguardava i tè neri cinesi.
Solitamente il tè nero viene associato all'India, mentre alla Cina si abbina il tè verde.
La Cina, invece, rappresenta un'importante realtà nell'ambito della produzione di tè neri.

Dal 2005 la Cina è ritornata al primo posto nell'ambito della produzione di tutti i tipi di tè.

E' interessante il confronto con la Turchia, che occupa il 4° - 5° posto come produttore di tè neri, che vengono utilizzati, però, solo per uso interno.

In Cina la produzione di tè inizia nell'epoca Ming e prosegui nell'epoca successiva, il 1644, l'epoca Qing.



Nella foto sono rappresentato i quattro tè oggetto della degustazione.

Il Pan Yong, lo Yunnan Imperial, lo Yunnan D'Or, il Grand Keemun.
Le parti chiare che si notano rappresentano la parte più pregiata del tè, la gemma.
Più un tè è ricco di gemme più è prezioso. Un tipico esempio di tè ricchi di gemme, sono i pregiatissimi tè bianchi.

Inoltre, maggiore è il numero di gemme presenti in un tè, minore è la temperatura d'infusione e maggiore è il sapore fruttato conferito al tè.



Nella teiera e nella foto sottostante è fotografato il Pan Yong, un tè ricco di gemme e dal sapore molto fruttato.
All'olfatto si avvertono note legnose di cacao, combinate con note fruttate.
E' un tè poco tannico, dal sapore dolce, di miele.
Il suo colore è ambrato, infatti i cinesi i tè neri li chiamano rossi.
Questo tè, rappresenta il capostipite dei tè neri mondiali e viene prodotto nella zona dei Monti Wuyi, fra il Fujian e lo Jiangxi.



I due successivi provengono entrambi dallo Yunnan, denominata zona "dell'eterna primavera".
E' la zona dove viene prodotto la maggior quantità di Camelie, a parte la Camelia Sinensis che è la pianta del tè.
Infatti sinensis in latino vuol dire cinese e da un punto di vista tassonomico la pianta del tè, la Camelia Sinensis appunto, appartiene al genere delle camelie.

Il tè fotografato nella tazza sottostante è lo Yunnan Imperial. Questo tè presenta un odore, un colore e un sapore più accentuato rispetto al Pan Yong.
Le note legnose sono più persistenti, si avverte una nota di affumicatura.



Il tè sottostante è lo Yunnan D'Or, tè ricchissimo di gemme.



Il tè nella foto sottostante è il Grand Keemun, un tè di cui parlo spesso nei miei post.
Proveniente dalla Contea di Qimen, dalla quale prende il nome, viene prodotto dal 1875.
Infuso dal sapore poco tannico, dalle note leggermente affumicate.



I biscotti presentati sono preparati col tè.



Nella "cartolina" sono fotografate le foglie di alcuni dei tè presentati, dopo l'infusione.



Questa degustazione ha rappresentato da un lato la possibilità di approfondire il discorso sul tè, e su una specifica ed importante famiglia di tè.
Dall'altro un'occasione di confronto con persone appassionate di tè.

Tra l'altro, noto con grande piacere, che i cultori di questa antica e nobile bevanda, aumentano sempre di più.

mercoledì 1 dicembre 2010

Strudel con radicchio, porri e formaggio





Sim Sala Bim, diceva così un famoso prestigiatore negli anni settanta, e lo strudel è sparito.

Letteralmente volatilizzato.

Ho avuto il tempo di scattare le foto, preparare il , che è ormai la mia bevanda di elezione, nonchè un rito piacevolissimo, apparecchiare la tavola, e mentre controllavo la temperatura dell'acqua, impostavo sul timer il tempo di infusione, mi giro e....una fetta(ona) dello strudel era sparita.

La Sherlock Holmes che è in me, subito si è destata: "chi è stato????", domanda pleonastica, in cucina eravamo io, mio marito e Fonci, il nostro gatto che se avesse potuto, anche lui avrebbe volentieri partecipato alla scorribanda.
Mio marito mi risponde: "che ci posso fare, è così buono questo strudel!".
E così, da cuoca eclettica divento la cuoca vanitosa, mi lascio lusingare e continuo a preparare il .

Un tè caldissimo, lo strudel l'ho preparato domenica e le temperature glaciali, richiedevano proprio cotture in forno, infatti ho preparato anche il pane, e tanto, tanto, tanto tè.



Lo strudel è nato da un'idea semplice, volevo una torta salata preparata con il radicchio, verdura che mi piace moltissimo.
Ho aggiunto i porri, altro ortaggio da me molto amato e perennemente presente nella mia dieta invernale.
Per ottenere una nota filante ho aggiunto due diversi tipi di formaggio, il provolone dolce, che contrastava col gusto deciso dei porri e del radicchio e un formaggio di malga gardesana.

Ho aggiunto anche i pinoli che si armonizzavano molto bene nel ripieno.

I semini hanno dato un piacevole sapore e regalato un po' di colore.
Questa volta il sesamo e il papavero li ho uniti, bianco e nero insieme.

Come radicchio ho utilizzato quello trevigiano precoce, poichè era molto amaro, ho preferito sbollentarlo per pochi minuti.
Il suo tipico sapore amarognolo è piacevolmente rimasto, senza essere eccessivamente predominante.

Come ho abbinato un tè nero cinese il Grand Keemun.
Il suo sapore affumicato e le sue note legnose, erano perfette per reggere la sapidità della pasta sfoglia e del suo ripieno.
Inoltre, il Grand Keemun è ottimo con i formaggi, ingrediente presente nello strudel.

Strudel con radicchio, porri e formaggio

250 g. di pasta sfoglia,
2 cespi di radicchio trevigiano,
4 porri,
parmigiano reggiano grattugiato,
80 g. di formaggio (provolone dolce e malga gardesano),
pinoli,
peperoncino,
1 uovo,
olio extravergine di oliva,
semi di sesamo,
semi di papavero,
sale.

Per prima cosa preparate il ripieno: tagliate il radicchio a listarelle, lavatelo ed eventualmente, se dovesse essere troppo amaro, sbollentatelo per qualche minuto.
Tagliate a rondelle i porri, lavateli e poneteli in una casseruola insieme al radicchio, il peperoncino sbriciolato, un cucchiaio di olio, il sale un paio di dita d'acqua e fatelo cucoere, a fiamma bassa, fino a quando il tutto diventerà molto morbido e l'acqua si sarà completamente consumata.
Fate raffreddare. Stendete delicatamente la pasta sfoglia, cospargetela con tre cucchiai di parmigiano reggiano, ricoprite col composto di porri e radicchio, unite un paio di cucchiai di pinoli e il formaggio tagliato a cubetti. Chiudete lo strudel rimboccando una metà sull'altra.
Battete l'uovo, spennellate i bordi in modo da saldarli. Spennellate bene anche la superficie dello strudel e cospargete con i semi di sesamo e papavero.
Cuocete in forno preriscaldato a 180° per circa 25 minuti, o fino a quando la superficie apparirà dorata.



Ho abbinato il tè nero cinese Grand Keemun