lunedì 29 novembre 2010

Pesce spada ai datterini




Parlando con gli amici e leggendo i blog, ho constatato che molti di noi, il sabato o la domenica sono soliti preparare una pietanza particolare.
Chi il pollo al forno, chi la pizza e così via.

Io il sabato sera preparo sempre il pesce.
Che sia un'
insalata di mare, una sogliola in bianco aromatizzata da un profumato court - bouillon, o qualcosa di più elaborato poco importa.

Il motivo è semplice, il pesce lo compro fresco, non amo neanche surgelarlo perchè mi piace il sapore di mare, di fresco che emana appena acquistato.

Poichè il sabato ho più tempi degli altri giorni, per dedicarmi alla spesa con calma, folla e caos a parte, mi piace scegliere, guardare, partire con un'idea e tornare a casa con una ricetta completamente diversa da quella di partenza, ispirata magari da un tipo o una qualità di pesce che mi ha colpito.

Tranne rari casi il pesce lo cucino in maniera molto semplice.
Credo che il suo sapore delicato e aromatico, non debba essere coperto da cotture lunghe o intingoli vari.

Questo discorso vale anche per il pesce spada, che solitamente preparo
grigliato.

E' un po' di tempo, invece, che lo sto cucinando in tegame con olive, capperi, origano, aglio e pomodorini datterini, in questo caso ho utilizzato quelli in scatola, novembre non è sicuramente il mese più indicato per mangiare pomodori "freschi".

Il pesce spada, cotto per pochi minuti, altrimenti diventa stopposo, preparato in questo modo è davvero buonissimo, e il sughino conferisce morbidezza e sapore.

Ancora una volta ho abbinato il , la tentazione di associarlo al pesce spada in tegame era irresistibile, la scelta è stata semplice, un pregiato tè giallo cinese, lo Huo Shan Huang Ya, che viene raccolto in primavera.
Le sue note fruttate e il suo gusto persistente si sono abbinate perfettamente col pesce spada.

Pesce spada ai datterini

ingredienti per due persone:

450 g. di tranci di pesce spada,
1/2 barattolo di pomodori datterini,
2 piccoli spicchi di aglio,
una manciata di olive nere di Gaeta,
una manciata di capperi di Pantelleria sotto sale,
origano secco,
olio extravergine d'oliva,
sale.

Lavate e asciugate i tranci di pesce spada, fate soffriggere gli spicchi di aglio in un cucchiaio di olio, unite i pomodorini, i tranci di pesce spada, le olive, i capperi precedentemente dissalati.
Regolate eventualmente di sale, tenendo conto che i capperi rilasciano un po' di sale.
Dopo circa 6 - 7 minuti girate delicatamente i tranci, unite l'origano, fate cuocere ancora per 5 - 6 minuti.
Il sughino risulterà denso e i tranci morbidi.



Ho abbinato il tè giallo cinese Huo Shan Huang Ya

domenica 28 novembre 2010

Dedica sul blog de la Scuola de La Cucina Italiana. Che gioia!

In un post recente, vi ho raccontato della bellissima cena a base di tè, alla quale ho partecipato presso la Scuola de La Cucina Italiana.

Oggi con enorme gioia e soddisfazione una mia amica, mi ha informata che il
blog de la Scuola de La Cucina Italiana, mi ha dedicato un post.

Da grande appassionata delle iniziative della Scuola, il loro riconoscimento, mi ha resa molto felice.

sabato 27 novembre 2010

Frittata con scamorza affumicata




Un'idea semplice per risolvere una cena veloce, o con l'aggiunta di una portata di verdure e un dessert, un pranzo leggero.

Nel mio caso, un pranzo rapido, preparato solo per me.

Una frittata realizzata aggiungendo alle uova, oltre il parmigiano reggiano grattugiato e il latte, che conferisce delicatezza e cremosità, anche i semi di papavero e di sesamo.

I semi hanno regalato una nota di colore, di sapore e creato un contrasto fra la loro "croccantezza" e la cremosità della frittata.

La scamorza affumicata, col suo sapore deciso, ha completato la preparazione.

Ho abbinato ancora una volta il tè, in questo caso un verde cinese il Chun Mee, che creava un interessante abbinamento con la sapidità della frittata.

Con questa frittata, partecipo alla raccolta della cara
Federica, un uovo per amico




Frittata con scamorza affumicata

ingredienti per una persona:

un uovo,
3 fette non troppo spesse di scamorza affumicata,
parmigiano reggiano grattugiato,
latte,
semi di sesamo,
semi di papavero,
olio extravergine d'oliva,
sale.

Battete un uovo, aggiungete un cucchiaio di parmigiano grattugiato, un filo di latte, una manciata di semi di sesamo e papavero, salate e mescolate.
In una padella riscaldate un filo d'olio, unite il composto di uovo, fate rapprendere la parte inferiore, quindi farcitela con le fettine di scamorza e "rimboccate" i lembi in modo da coprire la scamorza, formando una sorta di omelette, girate delicatamente, fate cuocere l'altro lato e servitela caldissima.

Ho abbinato il tè verde cinese Chun Mee

mercoledì 24 novembre 2010

Lasagne napoletane



Credo sia superfluo scrivere della ricchezza gastronomica del nostro paese.
Non c'è regione, città, perfino paese, che non offra un suo piatto caratteristico, un formaggio tipico, un vino ben strutturato nel territorio.

Di questo dobbiamo ringraziare chi, tenacemente, decide di voler preservare la memoria del suo paese, della sua gente, grazie ad un formaggio, un vino, un salume.

Perchè il cibo non è soltanto ciò che mangiamo e che allieta le nostre tavole, ma soprattutto cultura, tradizione.
Il cibo rappresenta le nostre radici.
Un esempio è il pranzo o il cenone della vigilia di Natale, io abito a Milano, una città ricca di eventi, di cose da fare, ma anche una città dove ogni giorno ci si confronta con persone provenienti da regioni diverse, città diverse e se, su tante cose, siamo uniti, quando si parla di cibo, soprattutto legato alle occasioni particolari, quali le festività, allora c'è una netta frammentazione, sia chiaro, positiva ed interessante.
Qualche settimana fa, eravamo ad una cena, io e mio marito entrambi napoletani, una signora milanese, un'altra romana e un ragazzo veneto.

Quando, ma proprio per caso, abbiamo parlato delle tradizioni gastronomiche legate alle nostre regioni, ognuno di noi aveva la sua.

Addirittura c'era chi sosteneva che nella sua tradizione la vigilia di Natale non si festeggia, perchè la festa importante è il Natale, mentre per noi napoletani la vigilia di Natale è importantissima e abbiamo tutta una serie di ricette, e per Natale ognuno fa un po' quello che vuole e gli piace.



Ma la ricchezza gastronomica, è anche nella fantasia di creare tante varianti regionali, per una stessa pietanza.

Classico esempio le lasagne. Noi a Napoli le farciamo con ricotta e mozzarella, sono i nostri prodotti territoriali per eccellenza.
A Bologna, le
lasagne, si preparano con un ricco ragù e la besciamella che sostituisce la ricotta e si prepara col burro, prodotto molto usato al nord, mentre noi al sud siamo produttori e utilizzatori di olii extravergine.
In
Abruzzo, invece si preparano con formaggi quali pecorini, scamorze e salumi.



Tranquilli, non ho intenzione di farvi fare il giro d'Italia attravrso le lasagne, ma, come sapete, la cucina regionale mi piace, studiare la nostra cultura gastronomica è una mia grande passione e mi piaceva parlarne.

Le lasagne napoletane è il piatto tipico del martedì grasso. Dopo, dovrebbe, cominciare la quaresima.
Io non sono mai stata un'amante del carnevale, e neanche in casa mia si festeggiava, ad eccezione di qualche sporadica festa organizzata quando eravamo bambini.
Mascherarmi non mi interessava, ma le lasagne le adoravo. Quelle le mangiavo sempre molto volentieri.
In teoria non si farebbero con la pasta all'uovo, ma con la pasta di semola, con sfoglie delle stesse dimensioni di quelle tipiche all'uovo, ma "decorate" da un bordino che forma una sorta di arricciatura, infatti si chiamano "lasagne ricce".
Inoltre, nel ripieno si usa mettere delle salsicette molto sottili e le polpettine fritte.
Ma, e adesso inizio con le mie variazioni.
Premetto che, come per tutte le ricette regionali, sono consentite delle varianti.
Che bello! un punto a favore delle mie modifiche.
Poi qui a Milano sebbene le abbia tanto cercato, non ho trovato le "lasagne ricce", quindi le ho preparate io. Mica potevo rinunciare a prepararle, e a mangiarle....
Poi ho preferito non aggiungere le polpettine, le salsicce, in questo caso le salamelle mantovane, andavano benissimo.
Come sempre ho preparato il sugo facendo stufare, in questo caso, lo scalogno, nell'olio e in due tre dita di acqua.
Lo scalogno cederà il suo aroma, si appassirà mano a mano e il sugo risulterà molto più leggero.

E poi, come dico spesso: "sono fedele a me stessa" nel senso che amo variare le ricette, ma non alle ricette, neanche alle mie...



E se mi piace cambiare e sperimentare, potevo ancora una volta non "giocare" col ?
In questo caso ho abbinato un nero cinese, il Grand Keemun. Le sue note affumicate ben si sposano con i latticini.
Ma essendo le lasagne un piatto tradizionale, che tradizione sia, e così ho abbinato anche un corposo Chianti.

Le lasagne erano deliziose, il ripieno ricco e profumato e sia il tè che il vino creavano un ottimo abbinamento.
Io, comunque, ho bevuto solo tè...

Lasagne napoletane:

Per l’impasto:
2 uova,
160 g. di farina 00,
40 g. di semola,

per il sugo:

700 g. di passata di pomodoro,
1 scalogno,
olio extravergine di oliva,
sale,
pepe,

per il ripieno:
2 salsicce,
300 g. di ricotta,
250 g. di treccia di mozzarella di bufala,
parmigiano e pecorino grattugiati,
pepe.

Per prima cosa preparate il sugo: tritate lo scalogno, aggiungete un cucchiaio di olio extravergine di oliva, 3 dita di acqua e fate stufare lo scalogno.
Quando l’acqua si sarà completamente consumata aggiungete la passata di pomodoro, salate, pepate e fate cuocere per un paio d’ore, fino a quando il sugo sarà denso.
Intanto preparate l’impasto, seguendo le istruzioni riportate
qui.
Una volta pronto l’impasto, preparate le sfoglie.
Cucinate le salsicce in una padella, con un paio di dita di acqua, quando apparirà in superficie il grasso, schiumate e ripetete l'operazione.
In questo modo le salsicce risulteranno meno grasse. Pungetele, così il grasso fuoriuscirà.
Eventualmente aggiungete un cucchiaio di olio e fatele rosolare.
In una capace terrina unite la ricotta, metà della treccia tagliata a dadini, 4 cucchiai di parmigiano e pecorino grattugiati, 2 salsicce tagliate a dadini, qualche mestolo di sugo in modo da ottenere un composto cremoso, pepate.
Lessate le sfoglie, asciugatele su un canovaccio.
Cospargete il fondo di una teglia di sugo, ricopritela con le sfoglie, farcitele col ripieno, aggiungete una parte della restante salsiccia tagliata a rondelle e poi a metà, un po' di mozzarella tagliata a dadini, una parte dei formaggi grattugiati, cospargete con qualche cucchiaiata di sugo e ripetete fino ad esaurimento degli ingredienti.
Ricoprite l'ultimo strato con tutti gli ingredienti e cuocete in forno preriscaldato a 200° per circa 25 minuti.
Servite calda.



Ho abbinato il tè nero Grand Keemun e un vino rosso del Chianti

lunedì 22 novembre 2010

Cena a base di tè presso la Scuola de La Cucina Italiana




La Scuola de La Cucina Italiana, oltre ad organizzare corsi e degustazioni di tè, spesso organizza le cosidette "Serate a tema".
Queste serate sono delle autentiche cene, guidate da un leit motiv.
Io ho partecipato a diverse di queste, memorabile quella sui formaggi spagnoli.

Recentemente la "Serata a tema" era dedicata ad una delle mie grandi passioni: il come ingrediente di alcune ricette classiche, appartenenti alla nostra cultura gastronomica.

La Sig.ra Barbara Sighieri, relatrice delle numerose degustazioni alle quali ho partecipato, ci ha, ancora una volta, accompagnati in questo mondo sconfinato e ricco di emozioni.

La foto che ho messo in apertura del post, è l'Hojicha, un tè verde giapponese tostato. Il colore bruno dell'infuso è conferito proprio dalla tostatura.
Per il suo basso contenuto di teina è ideale da degustare la sera.
Questo tè, dal sapore dolce, è quello che ci ha accolti e che ha accompagnato l'antipasto e il primo piatto.




Peccato che la foto non renda il sapore e il profumo di questo antipasto.
Degli sformatini di verdure, uno a base di peperoni, aromatizzato dal tè Hojicha, l'altro di zucchine, aromatizzato dal Pu - erh 2005, un tè sul quale mi soffermerò più avanti.
Gli sformatini erano accompagnati da patate tornite al vapore con Lapsang Souchong, un tè affumicato cinese, caratterizzato da foglie essicate su bracieri alimentati da abete rosso.
A legare il tutto una morbida crema di zucca alla curcuma.



Anche il pane era stato preparato col tè. In questo caso dal Matcha, un pregiatissimo tè verde giapponese. Il Matcha, protagonista del Cha No Yu, ovvero la Cerimonia del tè, è preparato con foglie dapprima cotte a vapore, poi essicate e quindi ridotte in polvere.



Anche il primo piatto, gnocchi di ricotta e tè affumicato con burro morbido alle noci, era accompagnato dal tè verde Hojicha.
Su questo piatto potrei soffermarmi a lungo. Era semplicemente perfetto, gli gnocchi aromatizzati dal Lapsang Souchong, si armonizzavano con la quenelle alle noci.
La fetta di bacon creava un interessante contrasto di sapori e consistenza.



Il secondo piatto era un tripudio di sapori. Medaglioni di filetto di maialino, col tè nero indiano, l'Earl Grey Imperial, proveniente dalle piantagioni del Darjeeling, accompagnato da radichietti misti e gelatina di Imperiale.
La gelatina accompagnava la carne, conferendo un senso di freschezza alla preparazione creando un piacevole contrasto con i radichietti.
E' stato abbinato al Maloon un tè nero nepalese.



Il dolce, fondente di mela al tè Pleine Lune con caramello leggero, e il biscotto al tè Noel, ci ha regalato una profusione di aromi dati dal tè Noel, un tè speziatissimo, aromatizzato da scorze d'arancia, vaniglia e mandorle, e dal tè Pleine Lune, una miscela di tè nero con petali di fiordaliso, cannella, mandorle e miele.
Gradevole il gioco di contrasti: la cremosità della mousse e la friabilità del biscotto.



E gran finale col tè Pu - erh 2005. Un tè della provincia di Yunnan, le cui foglie nel 2005 sono state invecchiate e fermentate, dal sapore molto dolce e persistente.

Un'esperienza bellissima. Un viaggio in un mondo di sapori e anche di colori, come il pane al Matcha, molto interessante.

sabato 20 novembre 2010

e ci risiamo!




Duplice ci risiamo: ho rifatto la frittata di porri, e ho cambiato la ricetta. Ma è più forte di me, non riesco ad attenermi alle ricette, parto piena di buone intenzioni, con l'idea di replicare proprio quel sapore, quell'aroma e poi lungo la strada si accende una luce e comincio con i miei: "...e se...?".

In questo caso, gli "...e se...?" sono stati diversi. Avevo un barattolo di pomodori secchi sott'olio, che da diversi giorni guardavo con golosità.
Quindi: "...e se diminuisco il quantitativo di porri e aggiungo i pomodori secchi?". Deciso, via con i pomodori secchi, che con il piccantino dato dal peperoncino, utilizzato per stufare i porri, ci stanno benissimo.
Poi: "...e se diminuisco il numero di uova e metto un po' di latte, chissà che buona...".
Aggiudicato anche questo punto; mio marito non aveva molta fame, e quindi una frittata di due uova era sufficiente.
L'ultima variazione riguardava i formaggi: "...e se invece del pecorino romano metto l'emmentaler, che è in frigo e mi sta diventando triste? Poi l'emmentaler con la sua dolcezza equilibra il piccantino di peperoncino e pomodori secchi...".

Insomma, ho stravolto la ricetta. Ma il risultato è stato molto buono.

Mio marito ha anche "brontolato", dicendo che era preferibile una frittata più grande, perchè l'appetito vien mangiando e la frittata era così buona che ne avrebbe mangiata ancora.

L'ho accompagnata a delle carote lesse, condite, per mio marito con olio, aceto, origano e aglio, per me solo col limone, ma io non faccio testo.
Le verdure mi piacciono talmente, che preferisco mangiarle cucinate in maniera molto semplice, per lo più lesse, condite solo con un po' di limone.

Anche in questo caso ho "giocato" ad abbinare il .

Per questa frittata ho scelto il tè nero cinese affumicato Grand Keemun, il suo sapore, da un lato enfatizzava quello dei formaggi presenti nella frittata, dall'altro, il suo gusto affumicato conteneva quello delle uova e dei pomodori secchi.

Anche con questa frittata partecipo alla raccolta di
Federica, un uovo per amico.



Frittata di porri e pomodori secchi

ingredienti per due persone:

2 uova,
2 porri,
40 g.di emmentaler,
parmigiano grattugiato,
4 - 5 pomodori secchi,
peperoncino secco,
olio extravergine di oliva,
un filo di latte,
sale,

per accompagnare:

carote lesse.

Per prima cosa stufate i porri. Per la preparazione cliccate
qui. Ai porri stufati unite un cucchiaio di parmigiano grattugiato, l'emmentaler tagliato a dadini, i pomodori secchi grossolanamente tritati e un filo di latte.
Ponete il tutto in una teglia ricoperta di carta forno e, cuocete in forno preriscaldato a 200° per circa 20 minuti.
Servitela calda, accompagnata dalle carote lesse
.



Ho abbinato il tè nero Grand Keemun

mercoledì 17 novembre 2010

Metti una sera a cena...





...di fine estate, in frigorifero ti aspettano i petti di pollo, hai lavorato tutta la giornata e desideri una doccia, bere il tè, caldo, of course!, leggere il libro in corso.

Invece devi fare ancora una serie di commissioni, mettere in ordine, insomma il diario di una qualunque e normale giornata settimanale.

Poi realizzi che vorresti tanto una cotoletta di pollo, ma la frittura non è sicuramente un toccasana, poi di sera, in estate e quindi....

Mentre sorseggio il tè e ascolto distrattamente la radio, ecco arrivare Peter Gabriel e con lui l'"ispirazione": voglio la cotoletta e cotoletta sia, ma...con un compromesso: al forno.
Anche se fa caldo, non mi scoraggio, adesso, a novembre, il problema neanche si porrebbe.
Così preparo delle minicotolettine, con una panure golosa: oltre al pan grattato, anche nocciole, erbe aromatiche del mio balcone e per dare sprint e colore, semi di sesamo, per impanare una parte delle cotolettine e semi di papavero, per la restante parte.
Cottura in forno, quindi cotolettine leggere e cena simpatica e sprintosa.

E' superfluo aggiungere che ho abbinato il tè, avevo l'Ambootia comprato da poco, e un tè nero del Darjeeling mi sembrava veramente ideale per accompagnare le mie cotolettine.

Un'insalatina fresca e colorata come contorno ha completato il piatto.

Il risultato: 450 g. di petti di pollo, avevo pensato di prepararli tutti, in modo da avere la cena pronta per il giorno dopo, spariti in un attimo...

Cotolettine di pollo in panure golosa

ingredienti per 2 - 4 persone

450 g. di petto di pollo a fette,
2 uova,
pan grattato,
erbe aromatiche (salvia, prezzemolo, rosmarino),
una manciata di nocciole,
semi di sesamo,
semi di papavero,
farina,
olio extravergine di oliva,
fleur de sal de Guerande,
pepe.

Per accompagnare

insalatina mista.

Tagliate i petti di pollo, in modo da ottenere da ogni fetta, due o tre parti di dimensioni simili. Ponetele tra due fogli di carta da forno e appiattitele col batticarne.
Intanto preparate la panure: unite al pangrattato, più o meno 4-5 cucchiai, le erbe aromatiche tritate finemente a coltello, le nocciole tritate, il pepe.
Suddividete la panure in due parti, ad una aggiungete i semi di sesamo, all'altra quelli di papavero
Passate le cotolettine nella farina, scuotete le fettine per eliminare quella in eccesso, poi nelle uova battute, quindi metà impanatele con la panure ai semi di sesamo e l'altra con quella ai semi di papavero.
Ricoprite una teglia con carta da forno, spennelatela con l'olio, adagiatevi le cotolettine, condite con un filo d'olio e cuocete in forno preriscaldato a 180° per 10 minuti, quindi giratele e continuate ancora la cottura per altri 10 minuti.
Servitele calde con un pizzico di fleur de sal de Guerande.



Ho abbinato il tè nero Ambootia

lunedì 15 novembre 2010

Cronache di una "cuoca" sbadata





I titoli per questo post potrebbero essere tanti: da quelli new age: "elogio della lentezza", "inno alla calma" a quelli delle parodie letterarie: "alla ricerca della panna perduta", parafrasando: "Alla ricerca del tempo perduto", oppure: "tanta fatica per nulla", da "Tanto rumore per nulla", o ancora: "la montagna franata" da "La montagna incantata".
O usare inni di riscossa: "non mi arrendo!", oppure rispolverare il solito e (trito) adagio: "in cucina non si butta mai nulla".
Tutto questo per dire che il dessert in questione non doveva essere la mousse che ho presentato, ma il più famoso Montebianco.

E' andata così: dopo tante domeniche passate in cucina, ho ancora tante ricette da postare, tante settimane di intenso lavoro, ieri avevo pensato di preparare delle semplici penne al pomodoro, del baccalà all'insalata e il Montebianco, tanto che ci vuole, ho pensato?
Una volta che i marroni sono lessi, in un attimo li lavoro, poi devo passarli allo schiacciapatate, montare la panna, decorare il tutto e finalmente potrò affondare il cucchiaino nel mio agognato dessert.
Ed in effetti, a parte il che ci vuole?, perchè la preparazione è lunga e laboriosa, è andata proprio così.
Mio marito, molto spontaneamente, si è offerto di sbucciare i marroni, poi li ho lessati, ho tolto a tutti la pellicina, li ho lavorato in pentola prima col latte e poi a metà cottura ho aggiunto lo zucchero, ho amalgamato i vari aromi, preso i piatti "belli", ho preparato la montagnetta, nel frattempo avevo fatto il sugo e stavo per lessare la pasta.
Quando, ad un tratto mi è venuta un'idea brillante. Ho pensato: monto la panna, preparo il tè, decoro il dolce, faccio le foto e intanto la pasta si cuoce.
Cosa credevo di lessare una pasta per un'ora? Così comincio a correre: metto la panna nel contenitore, aggiungo lo zucchero a velo, metto il minipimer per montarla e....zacchete in un attimo ho fatto il disastro.
Per misurare, col termometro, la temperatura dell'acqua per il tè, inciampo nel filo del minipimer, verso il contenitore, il minimiper e ORRORE! la panna con lo zucchero.
Di 25 cl, nel contenitore ne erano rimasti a malapena, li ho misurati, una decina di cl.
Dopo una serie di urli, che Tarzan avrebbe invidiato, e un'altra di imprecazioni mentre raccoglievo la panna che miseramente si espandeva sul tavolo, pensavo che la suddetta non era, a questo punto, sufficiente per il Montebianco.
Neanche per una porzione. Così dopo una serie di "cosa faccio?", "cosa non faccio?", ho pensato di trasformare tutto il composto, aggiungendovi la panna montata, in una mousse.
Il risultato è stato buonissimo. In fin dei conti il dolce era pronto, la panna serviva per decorare, però la soddisfazione di vedere il mio dolcetto, col cocuzzolo imbiancato non l'ho avuta.
La mousse l'ho decorata con i marrons glacè e gocce di cioccolato fondente.
Ho cambiato anche il tè verde che volevo abbinare, sostituendolo con un tè nero all'arancia e cannella.
Le note dell'arancia e della cannella si sono armonizzate molto bene, sia con i marroni che col cioccolato.

E da oggi, ma intanto ho già una lista di cose da cucinare, se ho deciso di dedicare la giornata al dolce far niente, che dolce far niente sia.
In effetti il dolce far niente quasi c'è stato: il dolce che volevo non l'ho fatto....

Mousse di marroni

ingredienti per 4 coppe:

600 g. di marroni,
1 bicchiere di latte,
50 g, di zucchero semolato,
10 cl di panna fresca da montare,
zucchero a velo,
2 cucchiaini di cacao amaro,
2 foglie di alloro,
semi di finocchio,
sale,

per decorare:

4 marrons glacè,
gocce di cioccolato fondente.

Sbucciate i marroni, ricopriteli di acqua, aggiungete un pizzico di sale, una manciata di semi di finocchio in una garza da cucina e le foglie di alloro lavate.
Lessate per circa 40 minuti, poi pelate i marroni uno ad uno, poneteli in una casseruola, unite il latte e a fiamma molto bassa fate addensarli, schiacciandoli mano a mano con un cucchiaio di legno e rimescolandoli continuamente, ci vorrano circa 20 minuti, a metà cottura unite lo zuchero semolato.
Una volta pronte, unite il cacao amaro, amalgamate il tutto. Passate il composto allo schiacciapatate.
Montate la panna con un pizzzico di zucchero a velo, aggiungetelo al composto e amalgamate bene.
Suddividete la mousse in 4 bicchieri o coppette, decorate con un marron glacè e delle gocce di cioccolato fondente.



Ho abbinato il tè nero arancia e cannella.

venerdì 12 novembre 2010

Pasta sfoglia, carciofini e ...fantasia!





Della bontà e della versatlità dei carciofi si potrebbe scrivere e parlare a lungo. Ottimi cotti in mille modi, perfetti nei risotti, con la pasta, nelle torte salate e via discorrendo.
Perfino M. Proust ne parlò nel suo capolavoro: "Alla ricerca del tempo perduto".
Tranquilli, già vi immagino sbuffare e pensare: "che noia!", "ancora con Proust!", "dopo che ne ha tanto scritto a proposito degli
asparagi e delle madeleines, adesso inizia con i carciofi..."

Invece, stasera niente letteratura, niente Proust, ma solo e soltanto carciofini sott'olio,
Se da bambina verso i carciofi avevo mille perplessità, non ne ho mai avute circa i carciofini sott'olio.
Mi sono sempre piaciuti moltissimo, al punto che aiutavo ben volentieri a prepararli già pregustando il momento in cui li avrei mangiati.



Li apprezzavo talmente tanto che mi piaceva mangiarli così, semplicemente con una fettina di pane.



Ma la vera ghiottoneria, era spalmare di burro un panino morbido e fragrante e farcirlo con prosciutto cotto e carciofini sott'olio.
Vi assicuro, una bontà!

Quando ho ricevuto il pacco della
OrtoCori, con somma gioia ho subito intravisto un barattolo di carciofini sott'olio.
Una delizia preparata con i carciofi romaneschi e la mentuccia.

Così, ho subito pensato come prepararli per gustare appieno il loro sapore.

Pensa e ripensa, ho realizzato che i carciofini sott'olio li ho sempre consumati così, in purezza, senza cuocerli per non alterare il loro sapore.
Non sono neanche una grande amante della pizza quattro stagioni e le torte salate le preparo con i carciofi freschi.

Quindi, perchè anche in questo caso, non gustarli al naturale?

Il panino farcito mi sembrava banale e così ho pensato ad un friabile guscio di pasta sfoglia, farcito con prosciutto cotto e carciofini.
Ovviamente niente burro, la pasta sfoglia ne è già ricca.

Come sempre, nel corso della preparazione ho "perfezionato" la ricetta, così ho spennellato la pasta sfoglia con l'uovo e metà l'ho ricoperta con i semi di sesamo e l'altra con quelli di papavero.



E con i ritagli? Semplice, senza reimpastare, si ricavano dei biscottini dalle forme più disparate da abbinare ai salumi, formaggi, o per arricchire uno spuntino. Possono essere conservati, in una scatola di latta. Se usate la pasta sfoglia surgelata consumateli entro 24 ore dalla cottura.



Il risultato è stato veramente molto buono. I carciofini erano buonissimi e la pasta sfoglia e il prosciutto ne esaltava ancora di più il sapore.
Io li ho presentatio come antipasto, ma sono ottimi anche come aperitivo o per un secondo piatto.

Anche in questo caso ho voluto abbinare un tè. Il mio pregiato e adorato Dajeerling first flush, un
tè nero himalayano, che ormai inizio a centellinare: sta finendo e fino al prossimo raccolto, cioè la prossima primavera, non ne avrò più.

Abbinamento felice e riuscito, in tre secondi è finito il tè e sono finiti i sandwich...

Sandwich con prosciutto e carciofini

1 rotolo di pasta sfoglia da 250 g.
carciofini sott'olio
OrtoCori,
50 g. di prosciutto cotto,
un uovo,
semi di sesamo,
semi di papavero.

Scongelate la pasta sfoglia, srotolatela delicatamente, spennellatela con l'uovo battuto e dividetela a metà.
Ricoprite la prima parte con i semi di sesamo e la seconda con quelli di papavero.
Con un coppapasta ricavate una serie di dischetti, poneteli in una teglia rivestita di carta forno e cuoceteli in forno preriscaldato a 180°, per circa 15 minuti o fino a quando saranno gonfi e dorati.
Procedete allo stesso modo per i ritagli.
Quando i sandwich saranno freddi, con un coltello seghettato, divideteli delicatamente a metà e farciteli col prosciutto cotto e i carciofini.



Ho abbinato il tè nero indiano Darjeeling.

mercoledì 10 novembre 2010

Metti un finocchio a cena e salmone affumicato con finocchi e crema allo yogurt





Lo ammetto, stasera intendevo postare un'altra ricetta.
Poi, facendo il solito giro nei vari blog, ho letto di questa importante iniziativa, promossa dal blog de La gaia celiaca, e non solo ho deciso di aderire, ma ho sentito il dovere morale di farlo.
Perchè? Semplice, sono contraria ad ogni forma di discriminazione, non mi piace l'emarginazione, non mi interessa sapere la provenienza geografica delle persone, e tantomeno verso chi è indirizzato l'amore delle persone.
Mi interessano le PERSONE, la loro umanità, la loro essenza, la loro interiorità.

E non mi piace che la dignità degli esseri umani debba essere calpestata con battutacce, offese, allusioni.

L'iniziativa, rivolta ai food blogger e non, consiste nell'esporre il banner e nel caso dei food blogger presentare una ricetta a base di finocchi.

Ortaggio che mangio moltissimo, mi piacciono e li trovo ideali negli spuntini di metà mattina in ufficio, ma stasera non ne avevo in casa e non avevo neanche ricette con questo ingrediente da postare.

Così ho riciclato una ricetta già presentata più o meno un anno fa: salmone affumicato con finocchi e crema allo yogurt.

Peraltro, ricordo bene che questa ricetta, molto veloce, la preparai per poter vedere con calma il programma di F. Fazio, Che tempo che fa, dedicato alla musica classica.
Proprio l'altra sera al nuovo programma di F. Fazio, stavolta insieme a R. Saviano, era presente Nichi Vendola che ha parlato dei termini offensivi con i quali vengono etichettati i gay....

Insomma, mi sembra che in un modo o in un altro questa ricetta sia sempre legata a qualcosa di importante.


lunedì 8 novembre 2010

Ho fatto la frittata!




La cena è pronta, il sugo per domani pure, il tè l'ho bevuto, e adesso eccomi qua pronta ad aggiornare il blog.

La ricetta di stasera è una frittata con i porri, preparata per cena alcune sere fa.

La preparazione è semplicissima: si stufano i porri, si aggiunge un po' di formaggio, le uova, of course!, si mette tutto in forno e si aspetta che sia pronta leggendo un libro, sfogliando una rivista, aggiornando il blog, parlando a telefono con un'amica.






Non una conversazione lunghissima, tempo quindici, venti minuti e in casa si sprigionerà un profumino talmente intenso e goloso, da farvi dimenticare le regole della buona educazione, la lettura del libro e tutto il resto, e fiondarvi a mangiare la vostra frittatina.

Ovviamente scherzo, ma la frittata è veramente gustosa, abbinata ad un'insalatina è veramente una cena simpatica e carina.

Con questa frittata partecipo alla raccolta di Federica, un uovo per amico.






Anche in questo caso ho abbinato il tè. Che devo fare, mi piace troppo pasteggiare accompagnando i vari cibi al , scegliendo quello giusto, preparare la teiera.

Poi in queste serate autunnali, non freddissime, ma sicuramente, almeno qui a Milano, molto umide, accompagnare i pasti con una teiera calda e fumante riscalda il cuore.

In questo caso ho scelto un tè nero, i bianchi e i verdi non avrebbero retto il sapore deciso delle uova e dei porri.
Un tè nero, invece, ha accompagnato egregiamente la pietanza.

Dunque, ho abbinato il tè nero indiano Ambootia, un pregiato first flush,ovvero un tè della prima raccolta.

Frittata con i porri

ingredienti per due persone:

3 uova,
3 porri,
parmigiano reggiano grattugiato,
pecorino romano grattugiato,
olio extravergine di oliva,
peperoncino,
sale,

per accompagnare:

lattuga.

Mondate, tagliate a rondelle i porri, lavateli, poneteli in una casseruola, condite con un cucchiaio d'olio extravergine d'oliva, il peperoncino sbriciolato, salate, agginungete un dito d'acqua fino a ricoprirli e cuoceteli a fiamma bassa fino a quando saranno molto morbidi, eventualmente aggiungete un po' d'acqua calda.
Quando saranno pronti aggiungete un cucchiaio di parmigiano e uno di pecorino, le uova battute e mescolate bene.
Non è necessario salare: i porri sono piuttosto sapidi, anche per la presenza del peperoncino, e i formaggi insaporiscono molto.
Ungete una teglia, versate il composto e cuocete per circa 20 minuti in forno preriscaldato a 180°.
Servite calda accompagnata dalla lattuga.



Ho abbinato il tè nero indiano Ambootia

venerdì 5 novembre 2010

Indovina indovinello....





....cosa c'è nel risotto bello? Spinaci? No!!!! Bietole???? Nooooo!!!!
E allora?

Partiamo dall'inizio. Come sapete la cucina regionale è una mia grande passione, l'ho scritto e riscritto, mi interessa la storia che c'è dietro una ricetta, la nascita di un piatto, il legame col territorio, in una sola parola le nostre radici e la territorialità.




Allo stesso modo mi piace sperimentare, e se da un lato cucino fedelmente i piatti della nostra tradizione, dall'altro invento, creo, elaboro.



L'altra mia grande passione, legata alla cucina è il , anche in questo caso non inteso solo come bevanda, ma anche come ingrediente per varie ricette, nonchè storie e tradizioni legate a questo mondo vasto, interessante ed emozionante.

Qualche settimana fa, avevo voglia di un tè verde giapponese particolare, così ho acquistato il Gyokuro Kansai, il più raffinato e pregiato dei tè giapponesi.

Avevo già avuto modo di berlo durante la degustazione dei tè verdi giapponesi, e ne ero rimasta conquistata.
Semplicemente fantastico. Avevo già scritto del suo sapore fresco e dolce.
Il Gyokuro è un tè che infusione dopo infusione, sempre con le stesse foglie, mantiene la sua fragranza e la sua aromaticità, regalando nuove sensazioni; inoltre le foglie dopo l'infusione assumono un'interessante consistenza corposa.
Così ho pensato, che, dopo le madeleines, la ciambella, il cake e l'orata, tutte ricette preparate utilizzando il tè come ingrediente, era arrivato il momento del risotto.

Preparato utilizzando il tè invece del brodo, e le foglie dopo l'infusione come ingrediente principale.

Con Philip Glass in sottofondo, ho preparato questo risotto al tè verde.

Ovviamente niente formaggi per la mantecatura, gli orientali non li utilizzano, mentre sono grandi consumatori di uova.

Dunque, ho deciso di arricchire il risotto con una frittatina semplicissima: uova, semi di sesamo e di papavero, e di aromatizzarlo col pepe di Sechuan.

Sono sincera, ero curiosissima di saggiarlo per assaporare l'effetto finale.
Anche perchè era il mio pranzo della domenica....

Il risultato è stato entusiasmante. Veramente buono e particolare. Ho già pensato ad una nuova versione....

Inutile aggiungere che l'ho abbinato al Gyokuro Kansai. Una teiera calda e fumante ha accompagnato tutto il pasto, dall'antipasto alla frutta.

Questo piatto, per me ha rappresentato una fusion tra il più tradizionale delle nostre ricette e la più importante bevanda orientale.




Risotto al tè verde Gyokuro Kansai

ingredienti per due persone

160 g. di riso vialone nano,
1 uovo,
1 scalogno,
5 g. di tè verde giapponese Gyokuro Kansai,
semi di sesamo,
semi di papavero,
olio extravergine di oliva,
pepe di Sechuan,
sale.

Battete leggermente un uovo, unite una manciata di semi di sesamo e di pavero e friggetela in un filo d'olio.
Preparate il tè con 1/2 litro di acqua, dopo l'infusione filtratelo e conservate le foglie.
Tritate lo scalogno finemente, in una casseruola fatelo soffriggere in un cucchiaio d'olio extravergine d'oliva, unite il riso, tostatelo, salate e aggiungete un mestolino di tè.
Cucinatelo aggiungendo mano a mano il tè. A metà cottura unite le foglie di tè tenute da parte e mescolate bene.
A fine cottura unite la frittatina tagliata a quadratini e una macinata di pepe di Sechuan.
Fate riposare un paio di minuti e servite.



Ho abbinato il tè verde giapponese Gyokuro Kansai

mercoledì 3 novembre 2010

Gramigna con gorgonzola e nocciole




Ricetta, semplice e sprint a condizione che piacciano i formaggi e nello specifico il gorgonzola.
A me i formaggi piacciono tutti. Tantissimo, e se non fossero ricchi di grasso e ipercalorici, ne mangerei quantità industriali.

Per il gorgonzola, poi, ho sempre avuto una grande passione.
Immaginate i bambini che storcono il naso di fronte al suo odore penetrante, e al suo aspetto verdognolo?
Ebbene io non appartenevo alla categoria, fin da piccola, mentre mia sorella mi guardava con sommo disgusto, io golosamente ne mangiavo pezzettoni.



Incredibile, ma vero, neanche quando mi fu spiegato l'esatto significato di erborinato, e quindi che il colore verdognolo era dato dalla presenza di muffe, mi fece desistere dalla mia grande passione.

Certo, fu un brutto colpo, mi fece un certo effetto, ma imperterrita, ad onta dello sguardo disgustato di mia sorella, continuai a mangiarlo.



Con gli anni ho messo a punto una serie di ricettine, dopo aver debitamente convertito mio marito ad apprezzare la bontà di questo formaggio.

La gramigna l'ho preparata sabato per pranzo, dopo i vari giri alla posta, supermercato e tutto quanto si accumula da fare in una settimana.

Il sughetto si prepara veramente velocemente, mentre si lessa la pasta.
La ricetta l'ho preparata in progress, nel senso che sapevo che volevo condire la gramigna col gorgonzola e le nocciole.
Poi mentre cucinavo, ho dato uno sguardo al contenitore delle spezie e ho deciso di aggiungere i semi di sesamo, e di papavero.
Mi piace il sapore e anche il colore dei semi di papavero.

E mentre rimestavo il sughetto, sentivo il bisogno di una tazza di .
Ne avevo degustato solo una a colazione e il sabato, se sono a casa, nell'arco della mattinata, ne bevo almeno un paio.
Mentre armeggiavo con bilancina e timer, ho deciso di accompagnarlo alla pasta, e così ho optato per un tè nero indiano, l'Ambootia, e ho detto a mio marito di mettere da parte la bottiglia di vino, che stava aprendo, per un'altra occasione.

La pasta era semplicemente deliziosa, e l'Ambootia l'ha accompagnata egregiamente.

Gramigna con gorgonzola e nocciole

ingredienti per due persone:

160 g. di gramigna,
100 g. di gorgonzola,
10 cucchiai di latte,
una manciata di nocciole,
semi di sesamo,
semi di papavero.

Mentre la pasta cuoce, ponete in una casseruola in grado di contenere la pasta, il gorgonzola tagliato a dadini e il latte, a fiamma molto lenta e con un cucchiaio di legno, girate fino a quando si formerà una cremina, non troppo densa, versateci la pasta, unite le nocciole precedentemente tritate col mortaio e i semi di sesamo e papavero.
Mescolate bene e servite caldissima.



Ho abbinato il tè nero Ambootia

lunedì 1 novembre 2010

L'autunno in tavola!




Stamattina mi sono alzata presto per cucinare. Il ticchettio della pioggia sui vetri, il grigiore che penetrava dalle imposte, mi hanno invogliata ad alzarmi e iniziare una nuova giornata.

Già pregustavo il che avrei bevuto, accompagnata da una fetta del pane tirolese che ho comprato qui a Milano.

In un attimo la cucina si è animata, da una parte il bollitore che fischiava, segno che l'acqua per il tè era pronta, poco dopo il timer, col suo ticchettio mi avvisava che il tempo di infusione era terminato.

Fonci, il mio gatto, dopo aver "fatto colazione", mi faceva le fusa, voleva giocare e mi seguiva dappertutto. Ma i gatti non passano tanto tempo a dormire?

Ed io che mi organizzavo: il ragù da cucinare, la pasta all'uovo da preparare, per le lasagne, il pranzo di oggi, le castagne da lessare.

In tutto questo avevo bisogno di ascoltare qualcosa che mi desse ritmo e armonia, così ho scelto
Le quattro stagioni di Vivaldi.

Così, tra un allegro e un adagio, un sorso di tè e lo scalogno da tritare, ho iniziato a cucinare.

Che dire? Mi piace molto stare in cucina, tra i vapori, gli odori che i cibi mano a mano sprigionano e il borbottio delle pietanze sul fuoco.
Mi rilassa. Chiacchiero con mio marito, parlo a telefono con un'amica e intanto controllo che tutto proceda.

Ma cucinare è anche un'occasione per pensare alle cose da fare. Ai libri da leggere e rileggere. Ai libri già letti.

E se i tempi di cottura sono lunghi, come ho già scritto, attendo leggendo, prendendo appunti sul mio taccuino.

E il pollo della ricetta? L'ho preparato domenica scorsa. Solitamente prediligo il pesce, la carne la mangio poco, e raramente la carne rossa.
Decisamente preferisco il pollo, e data la stagione, volevo prepararlo con l'uva. Inoltre mi era venuta in mente l'idea di una purea di mele.
Poi ho ricevuto l'invito dalla Amadori a partecipare al concorso "
Cucina a cuor leggero" ed ho deciso di aderire, partecipando con questo piatto.

La ricetta della purea di mele l'ho costruita mentre la realizzavo, volevo un contorno agrodolce, che contrastasse col sapore lievemente dolce dato dall'uva.
Lo zucchero di canna e la sfumatura finale con l'aceto di mele hanno dato l'agrodolce, le spezie, quali cannella, chiodi di garofano e bacche di ginepro hano conferito personalità alla ricetta.
Molto buona abbinata anche a formaggi dal sapore deciso come i gorgonzola o i pecorini.

Anche in questo caso ho voluto sperimentare l'abbinamento tra il pollo e l'agrodolce, pietanza e modalità di cotture molto diffuse in Oriente, e il .
Stavolta non ho esitato, ho abbinato un pregiatissimo tè verde giapponese, appena comprato, il Gyokuro Kansai.
Il suo sapore delicato, ha accompagnato piacevolmente le varie pietanze.

Quindi autunno in tavola e fusion di sapori.

Pollo al forno con l'uva e purea di mele

ingredienti pr due persone:

2 fusi di pollo,
300 g. di uva bianca,
1 scalogno,
olio extravergine di oliva,

per la purea di mele:

2 mele,
1 scalogno,
cannella,
bacche di ginepro,
chiodi di garofano,
zucchero di canna,
olio extravergine di oliva,
aceto di mele,
sale.

Per prima cosa preparate il pollo: tritate finemente lo scalogno e soffrigetelo leggermente in un filo d'olio, fate rosolare i fusi di pollo, poi poneteli in una teglia col sughetto, unite un filo d'olio e cuocete in forno preriscaldato a 180° per circa 40 minuti, unite l'uva, pelata e privata dei semi e fate cuocere ancora qualche minuti.
Intanto preparate la purea di mele, tritate finemente uno scalogno, soffriggetelo in un filo d'olio, unite le mele tagliate a pezzettoni, e fatele rosolare, aggiungete un pizzico di cannella, un paio di chiodi di garofano, un paio di bacche di ginepro, un pizzico di zucchero di canna, salate, coprite con l'acqua e fate cuocere a fiamma molto bassa, fino a quando le mele saranno molto morbide.
Passatele al setaccio, rimettete le mele nella casseruola e sfumate con l'aceto di mele.
Servitela come accompagnamento al pollo.



Ho abbinato il tè verde giapponese Gyokuro Kansai.