venerdì 28 maggio 2010
Relax e vacanze!
mercoledì 26 maggio 2010
Muffin agli asparagi
Come ho più volte scritto, gli asparagi è una verdura che mi piace moltissimo. Questa ricetta, però, non nasce da un'improvvisa ispirazione, ma semplicemente dall'esigenza di consumare del burro che avevo in frigorifero.
Mi rendo conto che spesso devo "inventare" qualcosa per consumare questo meraviglioso ingrediente.
La necessità è dettata, sempicemente da motivi salutari, nel senso che lo acquisto per preparare una ricetta, dove è un ingrediente necessario, poi ne avanza un pò e così scatta l'esigenza di preparare qualcosa.
In questo caso, ho subito escluso le torte salate, il quantitativo non era tale da preparare una pasta brisè decente, e non avevo voglia di appesantire la preparazione con latticini, salumi e panne.
Così sfogliando giornali e libri, ho trovato questa ricetta, su uno speciale de La Cucina Italiana, dedicato alle preparazioni al forno.
La ricetta originale prevedeva i piselli, ma io avevo comprato gli asparagi, e così li ho sostituiti, utilizzando lo stesso quantitativo indicato per i piselli.
Non li ho provati con i piselli, ma con gli asparagi erano veramente molto buoni.
La delicatezza di questa verdura, si è sprigionata appieno.
I miei commensali, nonchè i miei amici, hanno detto che erano molto buoni.
Sono sincera, lo so che un buon vino bianco sarebbe stato un ottimo abbinamento, ma io non ho resistito alla tentazione di provarli con lo "Zhu Ye Qing", un pregiatissimo tè verde cinese, dal piacevole retrogusto di asparago.
Abbinamento, secondo me, perfetto. Il tè, col suo retrogusto, enfatizzava il sapore del muffin, lasciando un piacevole senso di freschezza.
Muffin agli asparagi
Ingredienti per 12 muffin
250 g. di farina, più un pò,
200 g. di latte,
150 g. di asparagi sbollentati,
60 g. di burro, più un pò,
40 g. di parmigiano reggiano grattugiato,
2 uova,
una bustina di lievito in polvere,
sale.
Raccogliete in una ciotola la farina e mescolatela con le uova; stemperate il tutto con il latte, poi incorporate nella pastella il burro fuso freddo, gli asparagi tagliati a tocchetti, il formaggio grattugiato, 2 cucchiaini di lievito in polvere e un pizzichino di sale.
Amalgamate bene il composto, poi distribuitelo in 12 stampini ben imburrati e infarinati.
Cuocete in forno preriscaldato a 180° per circa 30 minuti.
Sfornate i muffin, sformateli e serviteli tiepidi.
Ho abbinato il tè verde cinese Zhu Ye Qing.
domenica 23 maggio 2010
Frittata al forno con gli asparagi
Frittata.
Quante ricette, pensieri, ricordi, pranzi, merende, si celano dietro questa parola.
La frittata era la colazione, ebbene si, proprio la colazione, golosa, di quando mi svegliavo con una gran fame, e io e mia sorella, disdegnando i vari, e normali, prodotti per la colazione quali biscotti, fette biscottate, marmellate e varie, ci preparavamo una frittata, semplice ma gustosa: uova, parmigiano grattugiato e prezzemolo tritato. Una goduria!
E poi il panino con la frittata ha accompagnato molti dei miei anni universitari.
Disdegnando, con giusta ragione, la mensa universitaria, un pò come tutti gli studenti, vivevo di panini, frutta e acqua minerale.
E quindi, mettendo in moto la fantasia, ai panini classici con salumi/formaggi/latticini, alternavo panini con la frittata.
Ancora ricordo il profumo che si sprigionava quando aprivo lo zaino per prendere un libro, un quaderno, o il mio fedele compagno di studi, il registratore.
E poi le gite con gli amici e le frittatone con zucchine, patate, spinaci, erbette, cipolla, e potrei continuare a lungo.
Ancora ricordo, beati vent'anni!, uno spuntino a base di frittata, preparata con una salsiccia avanzata.
Poi con gli anni, per non appesantire i pasti con uova fritte, ho cominciato a prepararne sempre meno.
Ultimamente, ho ricominciato a cucinarla. A rivalutarla da un punto di vista nutrizionale.
A dargli un significato che va al di là di una semplice pietanza, ma un significato simbolico, di cibo della mia gioventù, della convivialità, dei panini mangiati con gli amici.
E sul filo della memoria, ho preparato questa frittata, fatta al forno, con gli asparagi.
In primavera vivrei di asparagi, mi piacciono moltissimo e ne consumo in gran quantità.
Oltre che i classici risotti, e tante altre ricette gustose, mi piace mangiarli lessati e con un filo di un buon olio extravergine d'oliva.
Quando al mercato ho visto questi pregiati asparagi viola d'Albenga non ho resistito e li ho comprati.
Senza avere alcuna idea in testa.
Tranne, e qui entra in gioco il filo della memoria, il mio amore per questa verdura, che oltre che buona trovo anche bella, e il grandioso romanzo di Proust "Alla ricerca del tempo perduto".
Immancabilmente, in primavera, nel periodo degli asparagi, penso a questo brano, tratto dal primo volume, Un amore di Swann:
"Erano i giorni più belli della primavera. Quel che gli stava senza tregua davanti agli occhi era un parco ch'egli possedeva nei pressi di Combray, dove, dalle quattro in poi, prima di arrivare alla piantagione di asparagi, grazie al vento che soffia dai campi di Méséglise, si gustava sotto una pergola altrettanta frescura che sulle rive dello stagno."
Swann, preferiva rimanere nella calda Parigi, invece che andare a Combray, come era solito fare, perchè non voleva lasciare Odette, la donna della quale si era invaghito.
Trovo queste poche righe, molto evocative e liriche.
Ma è inutile che sto qui a parlare di questa meravigliosa opera, l'ho letta e riletta, e più volte ne ho parlato, sia pure fugacemente, nei miei post.
Tornando agli asparagi, scartato un bel pò di idee, fra le quali il risotto, ho pensato di fare una frittata al forno.
L'asparago di Albenga, un presidio slow food, è caratterizzato dal suo inconfondibile colore violetto, il suo colore non è legato a particolari tecniche di coltivazioni, ma al suo patrimonio genetico: possiede 40 cromosomi, invece dei soliti 20, e quindi non può legarsi ad altre specie.
Il suo sapore delicato, non ama preparazioni troppo pasticciate, è perfetto con un buon olio d'oliva, e la Liguria, si sa, è una terra generosa con gli olii extravergine, ma io, volevo preparare qualcosa di leggermente più elaborato di un asparago lesso, e ho deciso di farne una frittata, cotta al forno, e insaporita da qualche fettina di dolce emmentaler.
L'idea è stata felice, la frittata era buonissima, e il meraviglioso sapore dell'asparago era, comunque, ben definito.
Con questa frittata, partecipo al contest de La Cucina Italiana di questo mese, dedicato alla frittata.
Frittata al forno con gli asparagi
Ingredienti per due persone:
300 g. di asparagi viola di Albenga,
3 uova,
2 cucchiai di parmigiano e pecorino grattugiati,
5 fettine sottilissime di emmentaler,
qualche cucchiaio di latte,
olio extravergine d'oliva,
sale.
Mondate gli asparagi, lavateli e lessateli in acqua leggermente salata, per circa 10 minuti. Devono rimanere croccanti.
Tagliateli a rondelle, battete tre uova, unite il sale, qualche cucchiaio di latte, una fettina di emmentaler tagliata a dadini, i due formaggi grattugiati e gli asparagi.
Ungete una teglia, ricopritela con la carta forno, ungete anche questa e unite il composto di uova e asparagi.
Cuocete, in forno preriscaldato a 200°, preferibilmente con la funzione ventilata, per circa 15 minuti, o quando la frittata si sarà rappresa e dorata, ricopritela con le restanti fettine di emmentaler.
Lasciatele sciogliere nel forno spento.
Servitelo caldo.
Come vino sono rimasta in terra Ligure, abbinando un Pigato.
mercoledì 19 maggio 2010
Pizza con la salsiccia
Questa pizza l'ho preparata qualche giorno fa, in un giorno umido, freddo e piovoso. Una di quelle giornate che sembrano un preludio d'autunno, e così ho pensato che era ancora tempo di mangiare salsicce.
Ad ispirarmi è stato anche il libro di P. Roth, Pastorale Americana, che ho letto qualche anno fa.
Solitamente i libri li rileggo, e spesso tra una lettura e l'altra, mi piace leggere qualche capitolo, del libro.
Pastorale non ha fatto eccezioni, ed ho letto della cena al ristorante, fra N. Zuckermann, l'alter ego di Roth, e lo Svedese, il protagonista del libro.
La cena si svolgeva in un ristorante italiano di New York, descritto con dovizia di particolari, e anche se le pietanze scelte dai protagonisti non erano propriamente la pizza, ho pensato agli emblemi della nostra cucina, e così l'ho prepararata.
In realtà è una classica margherita, alla quale ho aggiunto due luganeghe.
L'abbinamento inutile dirlo, è stato meraviglioso.
Per dare un pò di "pepe" alla pizza, ho aggiunto al sugo un pizzico di peperoncino.
Pizza con la salsiccia
ingredienti per 4 persone
per l'impasto:
250 g. di farina 00,
10 g. di lievito,
olio extravergine d'oliva,
1/2 cucchiaino di zucchero,
1/2 cucchiano di sale.
Per la farcitura:
1/2 scatola di pomodori pelati,
200 g. di mozzarella di bufala,
parmigiano reggiano grattugiato,
1 salsiccia
1 aglio,
peperoncino,
olio extravergine d'oliva,
sale.
Per prima cosa preparate l'impasto: disponete la farina setacciata a fontana, al centro aggiungete il lievito, un cucchiaio di olio, lo zucchero, il sale ed impastate aggiungendo mano a mano acqua.
Lavorate l'impasto fino ad ottenere un panetto elastico e liscio. Quindi copritelo e fatelo lievitare in un luogo tiepido, senza correnti d'aria.
Intanto che l'impasto lieviti preparate il sugo: fate soffriggere l'aglio in un cucchiaio d'olio extravergine, unite i pomodori, un pizzico di peperoncino, salate e portate a cottura.
Cucinate le salsicce in una padella, con un paio di dita di acqua, quando apparirà in superficie il grasso, schiumate e ripetete l'operazione.
In questo modo le salsicce risulteranno meno grasse. Pungetele, così il grasso fuoriuscirà.
Tagliate grossolanamente la mozzarella e fatela sgocciolare.
Quando l'impasto sarà lievitato, lavoratelo brevemente, stendetelo con le mani in una teglia, conditelo col sugo, la salsiccia tagliata a tocchetti, il parmigiano, un filo d'olio extravergine, fatela lievitare per una decina di minuti, e cuocetela in forno preriscaldato a 200° per circa 15 - 20 minuti
Sul filo dell'ispirazione del libro, ho abbinato un vino simbolo dell'Italia all'estero, il Chianti, che tra l'altro, ben accompagnava la sapidità della salsiccia.
lunedì 17 maggio 2010
Spaghetti con le zucchinette
Questo fine settimana, sono andata a visitare la mostra di G. Marchesi, al Castello Sforzesco di Milano.
Credo che, per chi ami la cucina, sia una mostra da vedere. Indipendentemente se si è amanti della cucina e delle sperimentazioni gastronomiche di Marchesi.
Infatti, vi è un'ampia panoramica delle foto dei suoi piatti, delle sue creazioni, oltre che una vasta sezione dedicata alle pentole ed attrezzi da cucina.
Molto interessante anche un video, nel quale spiega come la sua passione per l'arte, pittura e scultura in particolare, siano state convogliate in cucina.
Celebre è il suo omaggio a Pollock col suo dripping di pesce.
L'unica nota negativa è l'orario della mostra, infatti è possibile visitarla fino alle 17:30, e sarà che io sono andata a vederla con una amica amante della cucina quanto me, sarà che abbiamo commentato a lungo ogni foto, dopo quasi 3 ore di visita, è arrivato l'orario di chiusura e non siamo riuscite, ahimè, a visitare altre sale.
Questi spaghetti con le zucchinette, non hanno nulla di sperimentale, ma hanno il vantaggio di essere leggere, dal gusto delicato, rinforzato da una grattugiatina di pecorino e parmigiano reggiano, ed inoltre, sono preparate con verdure di stagione, le zucchinette col fiore.
Aggiungo che si preparano velocemente, e abbinate ad un dolcetto e ad un buon vino sono rappresentano un pranzo equilibrato.
L'unica nota sperimentale è che, mentre mio marito le ha accompagnate da un vino bianco, io le ho abbinate ad un tè indiano, un Darjeeling first flush.
Abbinamento riuscitissimo. Le note vegetali del tè esaltavano la pasta.
Lasciando una sensazione di freschezzza.
Spaghetti con le zucchine
Ingredienti per due persone
180 g. di spaghetti,
200 g. di zucchine col fiore,
1 porro,
parmigiano e pecorino grattugiati,
olio extravergine d'oliva,
sale.
Mentre lessate gli spaghetti, tagliate a rondelle il porro, lavatelo, asciugatelo e fatelo soffriggere in 3 cucchiai d'olio extravergine d'oliva.
Aggiungete le zucchinette lavate, asciugate e tagliate a rondelle, e i fiori di zucchina lavati, privati del pistillo e tagliati grossolanamente.
Unite un filo d'acqua, salate e cuocete rapidamente, in modo che le zucchine mantengano la loro croccantezza.
Unite al sugo di verdure gli spaghetti, aggiungete un cucchiaio di parmigiano e pecorino, fate saltare a fiamma vivace.
Servite subito, insaporendo con parmigiano e pecorino.
Ho abbinato un tè nero indiano Darjeeling first flush, le sue note vegetali ben si abbinavano al sugo di verdure.
sabato 15 maggio 2010
Degustazione di tè neri himalayani
La scorsa settimana, la degustazione di tè, diventata ormai un appuntamento fisso ed irrinunciabile, era dedicata interamente ai tè neri himalayani.
Come sempre, si è svolta presso la Scuola di Cucina de La Cucina Italiana, relatrice la Sig.ra Barbara Sighieri, de La Teiera eclettica.
Nell'ambito della degustazione, abbiamo assaporato quattro meravigliosi tè: il Sikkim Temi, il Puttabong, l'Arya Rose, tutti provenienti dall'India, e il Maloom, proveniente dal Nepal.
I tè neri himalayani raccolti in questo periodo, sono pregiatissimi, al punto da essere considerati gli champagne dei tè.
Vengono tutti prodotti alle pendici dell'Himalaya, il primo proviene dal Sikkim, uno stato federato dell'India, mentre l'Arya Rose e il Puttabong provengono dalla zona del Darjeeling.
In questa zona, le piantagioni di tè, all'inizio del '900 erano un centinaio, oggi ne sono rimaste 87.
Proprio grazie alle piantagioni di tè, le popolazioni che vivono nella zona del Darjeeling, godono di molti privilegi, rispetto ad altre zone dell'India.
Il primo raccolto, first flush, ha un sapore vegetale, fresco.
Il secondo, second flush, presenta note più simili alla frutta matura, mentre il sapore di quello autunnale guadagna in corposità.
In questi tè, il processo di ossidazione è più basso rispetto agli altri tè neri.
Nella fotografia, ho messo a confronto le foglie dei vari tè degustati.
Nelle fotografie, un dettaglio di tutti e quattro i tè neri presentati.
Il tè Sikkim Temi durante l'infusione.
Le foglie dopo l'infusione.
Il Sikkim Temi presenta un piacevole retrogusto di pesca e albicocca.
La temperatura d'infusione dev'essere di circa 90° e il tempo d'infusione di 3 - 4 minuti.
Tutti i tè neri himalayani, dopo l'infusione, vanno lasciati decantare per circa 2 minuti.
Il tè fotografato è il Maloon, proveniente dal Nepal, un mercato, per quanto riguarda il mondo del tè, in espansione.
La prima piantagione risale al 1863.
Il Maloon è un tè leggermente più tannico del precedente, più dolce, dagli aromi più vegetali.
Nella foto sottostante le foglie del Maloon, dopo l'infusione.
Il Puttambong, fra tutti quelli degustati è il meno aromatico, il meno fruttato, ha un gusto più corposo, che ben si abbina con pesce al vapore, carciofi saltati in padella e formaggi poco stagionati.
Le foglie del Puttabong dopo l'infusione.
Nella teiera il tè Arya durante l'infusione. In questa piantagione, la prima risale al 1885, vengono prodotti tè verdi, neri, bianchi, oolong, Ambootia.
L'Arya Rose, presenta un inconfondibile sentore di rosa, profumazione assunta dagli effluvi dei roseti circostanti.
Le foglie dell'Arya Rose dopo l'infusione.
Le foglie, dopo l'infusione, di tutti i tè degustati.
La degustazione è terminata, nell'aria ci sono ancora gli aromi e gli effluvi di tutti i tè.
Il profumo più forte è sicuramente quello delle rose, emanato dall'Arya Rose.
Anche questa degustazione è stata importante e significativa. Ho potuto conoscere e apprezzare meglio molti tè.
Ed anche se i miei preferiti restano i tè verdi cinesi, questi neri dell'Himalaya, sono veramente eccezionali e particolari.
mercoledì 12 maggio 2010
Insalata primavera
In questo periodo devo conciliare mille cose: le mie passioni, il lavoro, la casa, la cucina e potrei continuare a lungo.
Proprio per questo sto aggiornando con meno frequenza il blog, e vengo a trovarvi meno assiduamente.
Tra l'altro, non so se è l'effetto di questo tempo grigio e umido, che ormai da un pò di settimane ci accompagna, ma mi sento poco creativa, ho voglia di leggere, bere il tè, guardarmi dentro.
Ciò nonostante, domenica sono andata a vedere la mostra a Palazzo Reale I due imperi, dove sono stati messi a confronto due grandi imperi, quello romano, e quello cinese.
La mostra è stata molto interessante, anche se la maggior parte delle opere riguardanti l'Impero romano le conoscevo abbastanza bene.
Molte provengono dal Museo archeologico di Napoli, museo, che, conosco benissimo.
Senza contare le volte che sono stata a visitare gli scavi di Pompei ed Ercolano.
Discorso diversissimo per quanto riguarda l'Impero cinese. Tutto quello che sapevo l'avevo visto sui libri, o in qualche documentario.
Invece, in quest'occasione ho avuto modo di vedere da vicino, reperti, manufatti e statue di questa grande civiltà.
Quello che mi ha veramente colpito è stato il colpo d'occhio offerto dall'esercito dei guerrieri di terracotta.
Statue rinvenute nella tomba del primo imperatore cinese Qin Shi Huang.
Questo "esercito" è composto da circa ottomila statue, alla mostra ne erano presenti una decina, ma vederle da vicino è stata un'emozione forte.
Al ritorno dalla mostra, ho preparato un pranzo veloce, ma saporito e colorato.
In effetti quest'insalata la vedo molto adatta ad un frugale pranzo estivo.
Io, vuoi per il periodo, freddo a parte, vuoi per i colori, l'ho chiamata insalata primavera.
Insalata primavera
ingredienti per due persone
Insalata lattughino,
due uova sode,
200 g. di ventresca di tonno sott'olio,
150 g. di mais,
una decina di olive verdi,
olio extravergine di oliva,
fleur de sal de Guerande.
Lavate e asciugate bene le foglie di lattughino, tagliate a spicchi le uova sode, sgocciolate bene il tonno e il mais.
Preparate l'insalata, ponendo il lattughino come base, poi il mais, al centro il tonno e decorate con le olive verdi e gli spicchi d'uovo sodo.
Condite con un buon olio extravergine d'oliva, e un pizzico di fleur de sal.
Come vino ho abbinato un Verdicchio
sabato 8 maggio 2010
Focaccia ai tre gusti
Così, abbiamo pensato di organizzare un incontro per parlare di letteratura in generale, e di quella francese in particolare, infatti il libro al quale mi riferisco è Papà Goriot.
Decidiamo di organizzarlo a casa sua, invitiamo un pò di amici, scartiamo l'idea di comprare delle pizze di asporto e facendo un piccolo sforzo, ognuno di noi porta qualcosa che non necessiti di ulteriori cotture.
Io, incerta fra mille opzioni, decido di rimanere in ambito letterario/francese per il dolce, portando le madeleines e di preparare una focaccia.
Così, consulto i miei libri di ricette, quaderni, appunti, e decido di preparne una di tre gusti diversi, abbinabile sia ai salumi che ai formaggi.
La focaccia con la cipolla mi piace molto, sapevo che un'amico avrebbe portato le alici marinate e decido che un pezzo l'avrei farcito proprio con le cipolle.
E gli altri due?
Semplice, uno con scamorza affumicata e salvia, un abbinamento inconsueto, ma delizioso.
Ottimo con i salumi più delicati, l'altro con pochissima scamorza bianca, crescenza, noci e nocciole, molto buono abbinato con i salumi dal gusto più deciso.
L'idea è piaciuta a tutti, e fra una valutazione di Balzac, Parigi, Proust e le madeleines, l'Italia ha "trionfato" con questa focaccia.

La parte farcita con la crescenza e la scamorza bianca, l'ho aromatizzata con il rosmarino, che unitamente alle noci, le nocciole e la salvia le ho aggiunte pochi minuti prima della fine della cottura.

E' buona anche fredda, ma calda sprigiona tutta la sua aromaticità e fragranza.
Con questa focaccia partecipo al contest La Focaccia, organizzato da La Cucina Italiana.
Focaccia ai tre gusti
Ingredienti per 6 persone
500 g. di farina,
25 g. di lievito di birra,
1 cucchiaino di zucchero,
1 cucchiaino di sale,
3 cucchiai di olio,
per la farcitura alle cipolle:
2 cipolle dorate,
olio extravergine d'oliva,
peperoncino,
sale,
per la farcitura alla scamorza:
50 g. di scamorza affumicata,
olio extravergine d'oliva,
salvia,
per la farcitura ai due formaggi:
2 fette sottili di scamorza bianca,
100 g. di crescenza,
2 noci,
2 nocciole,
rosmarino,
olio extravergine d'oliva.
Per prima cosa preparate l'impasto:
Per la preparazione dell’impasto fate con la farina la fontana, aggiungete al centro 3 cucchiai di olio, il lievito, lo zucchero e iniziate a lavorarlo, aggiungendo mano a mano acqua tiepida nella quale avrete sciolto il sale. Lavorate energicamente l'impasto, fino a quando diventa liscio e non più appiccicoso; formate un panetto e ponetelo in un recipiente, copritelo con un panno umido e mettete il tutto in un luogo tiepido e privo di correnti d'aria a lievitare.
Intanto preparate le tre farciture: sbucciate le cipolle, tagliatele grossolanamente ponetele in una casseruola, aggiungete un filo d'olio extravergine d'oliva, un dito d'acqua, un pizzico di peperoncino, uno di sale e cuocetele a fiamma bassa, fino a quando risulteranno morbide e abbastanza asciutte.
Tagliate a striscioline la scamorza affumicata, spezzettate la salvia, tagliate la scamorza bianca, sgusciate la frutta secca.
Quando l'impasto sarà lievitato, lavoratelo brevemente per sgonfiarlo, tenetene da parte una piccola quantità per preparare le striscette divisorie, e stendetelo, con le mani unte, su una teglia ricoperta di carta forno.
Ponete le striscette divisorie, farcite la prima parte con le cipolle, la seconda con la scamorza, e la terza con la scamorza bianca e la crescenza.
Condite con un filo d'olio extravergine, e cuocete a 200° per circa 20 minuti, unite la frutta secca, le erbe aromatiche, fate cuocere per un altro paio di minuti.
Come vino ho abbinato un Pigato ligure.
mercoledì 5 maggio 2010
Giornata mondiale del tè Wu Wo
Nel primo fine settimana di maggio si celebra la giornata mondiale del tè - Tea Appreciation Day.
In Italia, tra sabato e lunedì, in varie località, si è festeggiata questa ricorrenza.
La giornata mondiale del tè, non è solo un inno a questa meravigliosa bevanda, ma è anche un'autentica celebrazione dell'amicizia, un modo per incontrarsi con gli amici, ma anche per conoscere nuove persone, amanti del tè e della convivialità.
Di solito, in tutto, o quasi, il mondo, viene organizzata nei parchi cittadini.
I partecipanti si dispongono in circolo, per non creare angoli e quindi punti di discontinuità.
Ogni partecipante porta l'occorrente per preparare il tè per se e per le prime tre persone alla sua destra.
Può offrire qualunque tipo di tè, bianco, verde, oolong, nero e così via. Servito nelle tazze che più ama, o che in quell'occasione ha deciso di portare.
Un rito bellissimo e festoso, un modo per condividere con altre persone il tè che più ami, o che per quella volta vuoi provare, nelle tazze che ritieni più adatte, al tè, o all'umore del momento...
Un rito di generosità, ma anche di fiducia, infatti, al partecipante viene offerto il tè, dalla persona alla tua sinistra. E "rischiare" di bere un tè che non ti piace.
In Italia, parlo per Milano, non è stato possibile organizzare tutto questo nei parchi cittadini, e pensare che alcuni sono bellissimi, e quindi la Sig.ra Barbara Sighieri, esperta di tè e proprietaria de La Teiera eclettica, ha organizzato una degustazione lunedì, nel suo negozio.
Come sempre è stato un viaggio appassionante, che ha coinvolto tutti i sensi, in questo mondo, vasto, sconfinato, e, almeno per un tè, più vicino di quanto si possa immaginare.
Il primo tè degustato è stato un rarissimo tè verde cinese "Zhu Ye Qing" raccolto e prodotto prima della festa di Qing Ming, dal sapore dolce e delicato, e dal piacevole retrogusto di asparago.
Nella foto è possibile osservare le foglie di questo tè, peccato che non si possa sentirne l'aroma e il profumo...
Un momento della degustazione.

Il tè fotografato è un'autentica chicca. Infatti è stato prodotto in Italia, in Lucchesia. Ed è a questo che mi riferivo, quando parlavo di mondi vicini.
Sarà che amo il tè, ma l'idea che in Italia vi sia una produzione di tè, per quanto piccola, mi rende felice.
Il tè in questione è tè oolong "Opale" della piantagione di Pieve di Compito, produzione 2009.
Un tè molto buono, ricco di sfaccettature.
In fotografia le foglie dopo l'infusione.


Le foglie del tè sottostante, appartengono ad un pregiatissimo Darjeeling, un First Flush, ovvero i tè della prima raccolta, uno dei più pregiati.

Questo Darjeeling offre delle sensazioni olfattive molto persistenti. E degli aromi leggermente piccantini.
Io che sono un'amante dei tè verdi, questo tè lo adoro.

Le foglie del tè dopo l'infusione.
Altri momenti di allegra e piacevole conviavialità.


Il Darjeeling pronto per essere degustato.
Nella foto, tutti i tè degustati dopo l'infusione.
Come sempre, quando partecipo alle degustazioni, provo una serenità e un piacere difficile da descrivere.
Mi piace molto l'atmosfera che si crea, mi piace incontrarmi con amiche, e sono sempre contenta di fare nuove conoscenze.
La degustazione di lunedì è stata magica, e nonostante imperversasse un forte temporale, gli amanti del tè non si sono lasciati scoraggiare, ed eravamo veramente in tanti.












