sabato 21 novembre 2009

Risotto al Castelmagno


Giornata uggiosa, in sintonia col mio umore...
Una nota di allegria è data da questo risotto, preparato qualche giorno fa.
Il risotto col Castelmagno è una preparazione semplicissima, reso delizioso dall'abbinamento col Castelmagno.
Il Castelmagno è un formaggio doc piemontese, preparato essenzialmente con latte vaccino, prodotto di eccellenza del nostro territorio.
Maturato in grotte, se stagionato presenta un sapore forte, piccante, che insaporisce e impreziosisce il risotto.
Viene aggiunto a scaglie sul risotto già mantecato ed impiattato.
Proprio per questo motivo ho utilizzato il burro per la mantecatura, per insaporire il semplice risotto, prima di aggiungervi il Castelmagno e il pepe.



Risotto al Castelmagno
ingredienti per due persone
180 g. di riso Carnaroli,
70 g. di Castelmagno,
1/2 cipolla dorata,
olio extravergine di oliva,
1 noce di burro,
brodo vegetale,
sale,
pepe.
Tritate la cipolla a coltello e rosolatela per 4 - 5 minuti in 3 cucchiai di olio extravergine di oliva; unite il riso, mescolate bene, e quando sarà traslucido salate e unite un mestolo di brodo bollente.
Portate a cottura, aggiungendo mano a mano brodo bollente. Mantecate con una noce di burro, e impiattatelo.
Unite il Castelmagno a scaglie e pepe nero macinato al momento.


Ho abbinato uno spumante Franciacorta Doc.

mercoledì 18 novembre 2009

Orecchiette con broccoli e patate

Qualche mese fa, ho letto un libro, "Il viaggio di un cuoco", scritto da Anthony Bourdain, uno chef diventato famoso negli Stati Uniti, per avere realizzato diversi programmi televisivi dedicati alla cucina.
Il viaggio del titolo del libro, non era metaforico, ma era il reportage di un autentico viaggio, intorno al mondo, alla ricerca della ricetta perfetta.
E così per molti capitoli, e quasi trecento pagine, Bourdain ci porta alla scoperta di posti e cibi, e di situazioni particolari e in alcuni casi decisamente insolite.
E con lui andiamo in Francia, Giappone, Messico, Russia, Portogallo, Stati Uniti, Vietnam e in tanti altri posti, per stabilire che ogni regione del mondo offre, da un punto di vista gastronomico, molte attrattive e sorprese, ma la ricetta perfetta non esiste.
La "ricetta perfetta", sarà una costoletta mangiata su una spiaggia di un'isola tropicale, in compagnia della moglie, e in uno stato d'animo tale da fargli sembrare tutto ottimo ed accettabile.
E che la "perfezione" sta in noi, in come noi viviamo ed affrontiamo le cose, che da quello che il mondo ci offre.

Questo libro, comprato più per curiosità che per altro, mi è piaciuto molto, e mi ha insegnato tante cose sulla filosofia del cibo, più che sulla cucina intesa come tecniche, ricette, ingredienti e via discorrendo.
Ed era chiaro fin dall'inizio del libro che la ricetta perfetta non l'avrebbe mai trovata, vuoi perchè, anche se è una banalità, lo so, la perfezione non esiste, ma anche perchè se avesse decretato che una pietanza, rappresentava la ricetta perfetta, avrebbe sicuramente offeso gli altri chef, e con loro la cultura e tradizioni che la loro cucina rappresenta.

Detto ciò, le orecchiette con le patate e i broccoli lo trovo un piatto, ovviamente non perfetto, ma completo da un punto di vista nutrizionale: i sali minerali e le vitamine dei broccoli, i carboidrati della pasta, l'amido delle patate e le proteine del pecorino.
E' il piatto che in inverno preparo di frequente, per la sua velocità di esecuzione: mentre l'acqua si riscalda, taglio le patate e lavo i broccoli e poi cucino tutto insieme, patate, broccoli e pasta.
Il condimento lo preparo mentre lesso la pasta; inoltre, se si ha poco tempo, le orecchiette possono essere sostituite da un'altro tipo di pasta, io spesso uso i rigatoni; e comunque per preparare le orecchiette ci vogliono circa 20 minuti.
E, poi è buonissimo. Sarà che i broccoli mi piacciono tantissimo, ma la pasta preparata così mi piace veramente tanto.
Non sarà una ricetta perfetta, ma è veloce e buona.
E tra l'olio, il pecorino, il peperoncino, l'aglio, la pasta e i broccoli la dieta mediterranea ringrazia.

Puoi leggere questa ricetta anche su Report on Line.


Orecchiette con broccoli e patate

Ingredienti per 4 persone

Per le orecchiette:

200 g. di semola di grano dura,
acqua tiepida,
sale fino.

Per il sugo:
450 g. di broccoli,
150 g. di patate a pasta gialla,
olio extravergine di oliva,
1 aglio, peperoncino,
sale.

Condimento:

pecorino romano grattugiato
olio extravergine di oliva..

Per la preparazione delle orecchiette clicca
qui.
Per il sugo, lavate, pelate le patate e tagliatele a cubetti; mondate, suddividete a cimette i broccoli, tagliate a dadini la parte apicale dei gambi e lavate bene il tutto.
Intanto, in una casseruola, fate soffriggere un aglio tagliato a fettine, un pezzettino di peperoncino, in tre cucchiai di olio extravergine.
Quando l’acqua per cuocere le orecchiette bollirà, salatela, unite le patate a cubetti, i broccoli, le orecchiette e portate a cottura, mescolando di tanto in tanto.
Una volta pronto, ponete le orecchiette, i broccoli e le patate nel soffritto precedentemente preparato, unite un cucchiaio circa di pecorino romano, e fate saltare per un paio di minuti.
Servite caldo, condendo con un filo di olio e pecorino romano grattugiato.





Come vino ho abbinato un bianco di Custoza.

lunedì 16 novembre 2009

Treccia con sorpresa



Stasera sono stanchissima, sono tornata da poco, ho preparato la cena, per modo di dire, mi sono limitata a lessare i broccoli, e ho una gran voglia di leggere un pò il nuovo libro: Una buona scuola di R. Yates.
I suoi libri sono molto forti e laceranti.
Ho letto Easter Parade, e Revolutionary Road, ed entrambi descrivono senza mezzi termini, senza appigli, cosa c'è dietro la facciata perbenista americana.
Cosa si annida in quelle belle villette, che nei film degli anni cinquanta sembravano abitate da persone felici e serene, bionde come Doris Day e belli come Rock Hudson.
Invece, quello che alberga è la violenza, la frustrazione, la rabbia, la noia, la voglia di cambiare vita, senza, però, avere la forza di farlo.
E comunque i libri di R. Yates sono molto autobiografici, e la sua vita è stata molto dura e difficile. Anche la sua vita di scrittore non è stata facile, i suoi libri ricevevano sempre ottime recensioni, ma non erano molto letti.
Una delle sue frasi preferite era che voleva lettori e non congratulazioni ed elogi.
Forse sarà una cosa sciocca, ma ritengo, quasi, un dovere morale leggere i suoi libri.
Mi sembra, infatti, profondamente ingiusto, che un autore di grande spessore e profondità, per molti anni sia stato completamente dimenticato.

La ricetta di oggi che non c'entra niente col libro, nasce da una semplice idea.



Avevo acquistato dell'emmental bavarese, che è molto diverso da quello svizzero, l'emmentaler, e un prosciutto crudo della Valtellina, e mi è venuta voglia di provarli in una torta salata preparata con un impasto lievitato; e così ho aggiunto un pò di pecorino romano, di scamorza e di olive verdi trapanesi, in pratica ho fatto il giro d'Italia, e ho pensato di non dargli la solita forma a ciambella, volevo qualcosa di diverso; poichè qualche giorno prima avevo fatto la treccia dolce ho pensato di dargli una forma di treccia, sperando che i "salsicciotti" non si aprissero.
E l'ho chiamata treccia con sorpresa, perchè solitamente le trecce vengono associate a preparazioni dolci,e comunque non ripiene.


Il risultato è stato decisamente buono, la treccia era molto morbida e gustosa, e i vari ingredienti si sono amalgamati tra di loro molto bene.

Puoi leggere questa ricetta anche su Report on Line.

Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Betty, Basta un poco di lievito!




Treccia con sorpresa

ingredienti per 6

per l'impasto:

400 g. di farina 00,
2 cucchiaini scarsi di malto,
20 g. di lievito di birra,
olio extravergine di oliva,
1,5 cucchiaini di sale.

Per la farcitura:

60 g. di emmental bavarese,
70 g. di prosciutto crudo di Valtellina,
60 g. di scamorza,
45 g. di pecorino romano,
10 olive verdi,
pepe nero.

Per la preparazione dell’impasto fate con la farina la fontana, aggiungete al centro 4 cucchiai di olio, il lievito, il malto e iniziate ad amalgamare il tutto, aggiungendo mano a mano acqua tiepida nella quale avrete sciolto il sale. Lavorate energicamente l'impasto, fino a quando diventa liscio e non più appiccicoso; formate un panetto e ponetelo in un recipiente, copritelo con un panno umido e mettete il tutto in un luogo tiepido e privo di correnti d'aria a lievitare.
Intanto snocciolate le olive e tagliatele grossolanamente, tagliate a cubetti i formaggi e tagliate sottilmente il prosciutto.
Quando l'impasto sarà lievitato, lavoratelo brevemente per sgonfiarlo, poi ricavate tre palline del peso di circa 220 g. l'una, stendetele in strisce della stessa lunghezza, aromatizzatele con una macinata di pepe nero, ricoprite ognuna con 1/3 del ripieno, insaporitele con un'altra macinatina di pepe, e richiudete ogni striscia, fino ad ottenere tre bastoncini; intrecciateli, poneteli su una teglia ricoperta di carta forno, e fatela lievitare fino a quando sarà raddoppiata, quindi cuocetela in forno preriscaldato a 180° - 200°, per circa 25 - 30 minuti, o fino a quando risulterà gonfia e dorata.



Come vino ho abbinato un Greco di Tufo.

sabato 14 novembre 2009

Treccia lievitata



Week end tipicamente autunnale, grigio, freddo, forse neanche tanto, ma quel giusto che invoglia a stare a casa, e coccolarsi col tè, un buon libro e un dolcetto.
Questo nel mondo della fantasia, nella realtà, da stamattina non ho fatto altro che pulizie, e cucinare.
Il tè l'ho bevuto tra una faccenda e l'altra, il libro, l'ho finito, ma giusto perchè mi mancavano poche pagine e proprio non volevo rimandarne la lettura.
E il dolce? La treccia lievitata, in bella mostra nella foto? L'ho preparata qualche sabato fa, ma sarà la magia della foto, ancora mi sembra di sentirne l'odore e il sapore....

Per dirla tutta, questo è il primo momento di relax...

La treccia del post di oggi, è una ricetta di Giallo Zafferano, arrivata tramite e-mail, nella newsletter quotidiana. La ricetta, anche per il basso contenuto di burro, mi ha subito conquistata, e detto fatto l'ho preparata.
Risultato? Un dolce buonissimo, soffice, fragrante, profumato e molto leggero.
Divorato in un attimo, ma quello che è rimasto, il giorno dopo era ancora soffice e fragrante.
Una treccia che sicuramente rifarò, aggiungendo all'impasto frutta candita, o cioccolato.
Rispetto alle indicazioni di GZ, il tempo di cottura è stato di circa 20 - 25 minuti,rispetto ai 40, riportati nel sito.

Treccia lievitata

ingredienti per 6 persone

Ingredienti per l'impasto

300 g. di farina,
40 g. di burro,
80 ml di latte,
25 g. di lievito di birra,
la scorza di mezzo limone,
1 pizzico di sale,
2 uova piccole,
1 bustina di vanillina,
50 g. zucchero,

per la ricopertura:
1 uovo,
40 g. di zucchero in granella,

Fate intiepidire il latte quindi versatelo in una ciotolina, unite lo zucchero, aggiungete il lievito di birra sbriciolato, quindi mescolate il tutto con un cucchiaino.
Lasciate riposare il composto in un luogo tiepido (per circa 10 minuti) fino a quando vedrete comparire della schiuma in superficie . Versate la farina setacciata in una ciotola, fate una conca nel centro e unite il composto di latte e lievito; fate fondere il burro e aggiungetelo alla farina.
Sbattete le due uova e unitele agli ingredienti nella ciotola assieme alla scorza grattugiata di mezzo limone, alla vanillina e al sale. Per mezzo di un mestolo cominciate ad amalgamare gli ingredienti , poi trasferite il composto su di una spianatoia e impastate bene fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo che lascerete lievitare in una ciotola infarinata e coperta da un canovaccio pulito in un ambiente tiepido e privo di correnti d’aria per almeno un’ora. Quando l’impasto avrà raddoppiato il suo volume disponetelo su di una spianatoia lavoratelo qualche minuto per farlo rinvenire e poi dividetelo in tre parti di uguale peso (circa 200 gr l’uno).
Con ognuna di queste parti formate un bastoncino della lunghezza di circa 35 cm, che intersecherete formando una treccia saldata alle estremità .
Disponete la treccia sopra una teglia foderata con carta forno, copritela con un canovaccio pulito e lasciatela lievitare per mezz’ora, dopodiché spennellatela con l’uovo sbattuto, cospargetela con la granella di zucchero e infornatela in forno già caldo a 170° per 25 minuti circa (comunque fino a che la superficie sarà ben colorita).

Ho abbinato un tè nero, al gusto di gelsomino, rosa e mandarino

giovedì 12 novembre 2009

Degustazione di tè verdi giapponesi


Come ho più volte scritto, il tè è una mia grande passione.
Che coltivo leggendo e approfondendo l'argomento, utilizzando esclusivamente tè in foglie, preparandolo seguendo tutte le regole, ovvero valutare la temperatura dell'acqua, il tempo di infusione, la scelta della teiera giusta, che consenta alle foglie di galleggiare ed espandersi liberamente.
E poi bevo tutti i tipi di tè, indiani, cinesi, giapponesi, birmani, e di qualunque tipo, verdi, neri, oolong, bianchi, affumicati.
E in base all'umore o alla pietanza abbino il tè.

Ieri, sono riuscita a ritagliarmi un paio d'ore, e ho partecipato ad una degustazione di tè verdi giapponesi, presso la Scuola di cucina della Cucina Italiana.

Sono sincera, mai tempo è stato speso meglio.

La relatrice, esperta di tè, la Sig.ra Barbara Sighieri, della Teiera eclettica, ha spiegato la storia del tè verde giapponese, e soprattutto ho assistito alla Cha No Yu, ovvero la cerimonia del tè giapponese.
E comunque ho degustato una serie di tè verdi, accompagnati da una chiffon cake, preparata aggiungendo agli ingredienti tè verde matcha; biscotti e cioccolattini al tè verde.
Non appena realizzo la torta, posto la ricetta.

Come al solito, la macchina fotografica, nonchè penna e taccuino erano con me.

Una premessa velocissima: tutti i tè verdi giapponesi hanno un sapore fresco, come di erba appena tagliata, di mare di alghe, in quanto, la tecnica per impedire l'ossidazione del tè è la vaporizzazione.

Il tè della fotografia iniziale è il Kokeicha, un tè, dapprima polverizzato, quindi mischiato con l’amido di riso, che lo trasforma in una pasta, e poi tagliato a forma di aghi di pino.
Il suo sapore è molto pieno, e ideale da bere la sera per il basso contenuto di caffeina.



E il suo contenuto di amido lo rende ideale per la preparazione dei dolci.

Ho fotografato anche come si presentavano i vari tipi di tè dopo l'infusione.

Il tè verde Genmaicha è molto particolare, in quanto si prepara unendo al tè sencha, il riso e i chicchi di mais.



Il tè Gyokuro, molto raffinato, ha un sapore dolce, fresco che ricorda molto il mare, le alghe.
Le foglie dopo l'infusione sembrano spinaci.

Nella foto sottostante ci sono diverse qualità di tè verde Matcha, un tè in polvere utilizzato nella "cerimonia del tè"

Cha No Yu, ovvero la Cerimonia del tè, veniva officiata dai monaci buddisti, ai quali spetta il merito di aver portato dalla Cina, i semi della pianta del tè, la Camelia Sinensis.
Quindi, inizialmente, il tè, per il basso contenuto di caffeina, si beveva nei monasteri in quanto favoriva la meditazione.
La cerimonia del tè era, anche, preparatoria alle battaglie, quindi aveva la valenza di preparazione, riflessione e meditazione.
Questa cerimonia avveniva nella casa del tè, un luogo simbolico, con un arredamento essenziale, il tatami, un fiore tipico della stagione, e il pensiero del giorno, che era correlato, talvolta, con la battaglia.
Questa casa, aveva come accesso una porta alta appena 90 cm, quindi per entrare bisognava chinarsi; questo rituale eliminava le gerarchie, infatti anche l’imperatore, come gli altri, era costretto ad inchinarsi.
Inoltre gli shogun, dovevano entrare senza armi, quindi erano “nudi”, senza protezione
.

Ieri, invece, la cerimonia è stata "celebrata" da una ragazzza giapponese, che con molta eleganza, e agilità, ha preparato il tè, realizzando la schiuma, come si vede in foto, e posando con molta perizia la bacchetta, non mi ricordo più il nome corretto, sulla scatola di lacca.
Vi assicuro che non è affatto semplice.

Il tè, per non disperdere l'aroma, va conservato in scatole di latta ermetiche.
Ne so qualcosa, visto che a casa ne ho tante.
Però, durante la cerimonia del tè, il tè veniva posto in una scatola di lacca.

Sarà che mi piace il tè, e soprattutto la ritualità, ma la scatola la trovo deliziosa.

La chiffon cake, sofficissima e dal sapore molto particolare.





E, anche se sembra incredibile, ho incontrato una mia ex alunna.
Infatti per molti anni ho insegnato materie scientifiche, per poi cambiare completamente campo.
Ieri, all'inizio della degustazione, una ragazza si avvicina e mi saluta con molta familiarità.
Io ho una memoria di ferro, ricordo con molta facilità, tutta una serie di cose, ma lo ammetto, ho un problema, non sono per niente fisionomista.
Dunque, se solitamente cerco di ricordare velocemente chi ho di fronte, e talvolta non mi riesce subito e faccio delle figuracce incredibili, ieri sono stata diretta, e le ho chiesto chi fosse.
Così lei si è presentata e i ricordi hanno iniziato a fluire.
Sono sincera, in un'epoca di social network, di rapporti riallacciati tramite mezzi informatici, è stato bellissimo, incontrarci così, per caso, e scoprire che una ragazzina, che era stata una mia alunna, e con la quale parlavo tanto, crescendo è diventata una fotografa, con una grande passione per il tè e il Giappone.

mercoledì 11 novembre 2009

Risotto gorgonzola e nocciole

I risotti mi piacciono, anche se non fanno parte della mia tradizione gastronomica.
Da quando vivo a Milano, e quindi cucino io, ho iniziato a preparare un risotto dietro l'altro, prima seguendo fedelmente la ricetta, se per fedelmente si intende l'omissione della sfumatura col vino, e talvolta della mantecatura col burro.
Da un bel pò di anni, invece, ho iniziato a creare vari abbinamenti e i risultati sono stati sempre molto buoni.
L'"investitura" ufficiale, che i risotti li so fare, l'ho avuta qualche anno fa, da un amico milanese, al quale avevo prepararato una cena un pò fusion: antipasto di tartellette brisè, risotto con i carciofi, arrosto al forno e scarole saltate in padella con uva passa e pinoli, quindi un mix, di cucina internazionale per quanto riguarda l'antipasto, di cucina napoletana per le scarole, e di cucina settentrionale per l'arrosto al forno e il risotto.
Ancora ricordo, quando feci presente che il primo piatto era un risotto, la risposta fu che per una napoletana, cimentarsi in un risotto era una bella sfida, ma a me le sfide piacciono....
Dunque, non solo, letteralmente, divorò la sua porzione, ma nonostante la non grande confidenza, e con mia grande soddisfazione, prese la casseruola, e finì quello che era avanzato.
Confesso che in quel caso feci sia la sfumatura col vino, che la mantecatura col burro. Come dire? quando ci vuole, ci vuole!
Il grande amore per i risotti, comunque, deriva anche dalla sua modalità di preparazione.
E' un piatto che si prepara in poco tempo, ma per una buona riuscita è necessario seguire un rituale: tritare bene la cipolla, farla soffriggere a puntino, valutare quando il riso è traslucido e quindi aggiungere il brodo, e così via.
E poi bisogna seguirlo come un bambino, mescolarlo, aggiungere pian piano il brodo, mantecarlo, insomma, 15 minuti, nei quali devi dedicarti solo a lui; e a me questo tipo di ricette, da seguire, preparare secondo un rito piacciono molto.

E a voi?

Questo risotto, nasce dalla mia passione per i formaggi stagionati, possibilmente erborinati, uniti alla frutta secca, in particolare alle nocciole.
E così ho utilizzatò un gorgonzola di media stagionatura e nocciole originarie del piemonte.
Come brodo, ho preparato un brodo di pollo, il suo sapore delicato mi piace molto nei risotti, e poi ho preparato il risotto, e ho utilizzato il petto di pollo, carote e patate per un'insalata gustosa e veloce.

Puoi leggere questa ricetta anche su Report on Line.




Risotto gorgonzola e nocciole
ricetta per 2 persone
200 g. di riso Carnaroli,
80 g. di gorgonzola,
50 g. di nocciole,
40 g. di cipolla,
olio extravergine di oliva,
sale,
pepe.
Per il brodo:
400 g. di petto di pollo,
1 patata,
1 carota,
1 cipolla,
1 gambo di sedano,
1 foglia di alloro,
sale.
Per prima cosa preparate il brodo di pollo, eliminando, mano a mano, il grasso che affiora in superficie.
Quindi tritate a coltello la cipolla, e fatela soffriggere in 3 cucchiai di olio extravergine per circa 3 minuti; quindi unire il riso, e quando sarà traslucido, unire il brodo, salare, e portare a cottura, aggiungendo mano a mano brodo bollente.
Un paio di minuti prima della fine della cottura mantecare con il gorgonzola tagliato precedentemente a dadini e le nocciole, grossolanamente triturate.
Ho abbinato un vino bianco Riesling.

lunedì 9 novembre 2009

Filoncini alle olive



Quest'estate, nel corso delle vacanze, girando pigramente tra le viuzze di un paesino che io e mio marito, stavamo visitando, ho intravisto una libreria.
E per un attimo, che è durato una buona mezz'ora, ho completamente dimenticato le bellezze della natura, la ricchezza del paesaggio, la chiesa in stile romanico che di lì a poco avremo visitato e mi sono completamente persa nei libri.
E così, come una bambina in un negozio di giocattoli, ho iniziato a girare, fra i vari reparti.
Quindi, decisa, sono andata nel reparto adibito alla letteratura.
Ahimè, c'era poca roba, sono riuscita a rimediare Gli indifferenti di Moravia, che da tanto volevo rileggere, e un libro di P. Roth Il complotto contro l'America, che non mi è piaciuto, e, appellandomi al diritto del lettore, di non leggere un libro che proprio non piace, ho sospeso.
Il reparto cucina, invece, era ben fornito, e fra tante proposte, sono stata attratta da un libro sulla panificazione, poteva essere diversamente?, il libro si chiama Voglia di pane, scritto da Anna Prandoni e Sara Giannotti.
E così dopo averlo letto interamente, ma tutti i libri di cucina li leggo completamente, ho trovato tantissime ricette stuzzicanti ed allettanti.
La prima che ho scelto è quella che vi presento oggi, filoncini alle olive.
E' vero che già in altre occasioni ho preparato pane con le olive, ma questa ricetta mi incuriosiva.
L'ho seguita alla lettera, ho soltanto aumentato le quantità di farina e olio.
Il pane è stato cotto, come suggerivano le autrici, con il vapore, ovvero, per chi non ha la fortuna di avere un forno al vapore, con l'ausilio dei cubetti di ghiaccio.
I filoncini erano veramente molto buoni, esternamente croccanti e molto profumati.



Filoncini alle olive
650 g. di farina 0,
300 g. di acqua,
20 g. di lievito di birra,
5 g. di zucchero,
12 g. di sale,
50 g. di olio extravergine di oliva,
250 g. di olive verdi snocciolate.

Create con la farina una fontana e scioglietevi nel centro il lievito con l’acqua.
Unite tutti gli ingredienti tranne le olive.
Impastate fino ad ottenere un impasto omogeneo, poi unite le olive e lavorate l’impasto per due minuti.
Ponete a lievitare per 60 minuti in una ciotola leggermente unta.
Spezzate l’impasto e formate dei filoncini.
Ponete i filoncini su una teglia e lasciateli lievitare per 50 minuti.
Infornate in forno preriscaldato a 200° per circa 25 minuti, con vapore.
Se i filoncini diventassero troppo scuri, abbassate la temperatura a 180°.

“Per una buona cottura del pane occorre umidità. Quindi, subito prima di infornare il pane, gettate nel forno 6 – 7 cubetti di ghiaccio: si formerà l’umidità sufficiente, all’inizio della cottura, per garantire alle vostre pagnotte la caratteristica morbidezza.”